24 Grana - Fillmore - Cortemaggiore (PC) Live report, 16/04/2004

26/04/2004 di



Ecco che finalmente i 24 grana arrivano al locale piacentino! La voglia di risentirli è tanta dal momento che ormai sono passati anni dal loro ultimo tour. “Underpop” poi è un album molto solare che sa ben rappresentare il caratteristico aspetto melodico/musicale dei quattro napoletani. Chissà che in questa grigia e piovosa giornata d’aprile ci possano arrivare un po’ di quelle piacevoli atmosfere della Napoli più autentica…
Il live inizia preannunciato da una lunga intro durante la quale attendiamo i musicisti sommersi dai fumi che provengono dal palco. Finalmente si inizia! I primi brani ad essere eseguiti sono proprio quelli della quarta fatica dei 24 grana, ma la luminosità e la giocosità che mi aspettavo non ci sono. Un particolare mood di fondo si è impossessato del palco ed al pubblico arrivavano dei pezzi, senz’altro ben eseguiti e piacevoli, ma che non sanno totalmente convincere e catturare le anime dei presenti. Perplessa rimango in paziente ascolto finché non viene chiamato in causa il primo pezzo estratto da “Metaversus”. L’atmosfera improvvisamente diventa confidenziale e la barriera tra musicisti e platea si rompe inesorabilmente. Da “La costanza” in poi un coinvolgimento in crescendo si impadronisce dei presenti percorrendo il lungo cammino del live@fillmore’04.

Confesso di aver dimenticato carta e penna per riportarvi l’esatta scaletta (perdonatemi la grave mancanza), ma una cosa è certa: anche loro non l’hanno scritta prima dell’inizio concerto! La successione dei brani viene decisa man mano che i 24 grana sentono come reagisce il pubblico e cosa detta il Grande Spirito che governa il palco. L’alchimia è ormai subentrata alla fisiologia… d’ora in poi le anime, conquistate, sono in grado di vivere solo sogni!

Tutti si muovono ondeggiando a tempo delle battute dell’evocativo sound dub/indie di Francesco & Co. che ripercorre la carriera dei quattro dal 1997 ad oggi. Tra le tante altre ed in ordine sparso: “Rappresento”, “Canto pè nun suffrì”, “Vivo in un furgone”, “Vesto sempre uguale”, “‘A cascia”, “Giornata psicologicamente impossibile”, “Il gattone”.

Ad un tratto si inserisce nell’atmosfera un timido “facciamo un momento di pausa” pronunciato dal leader della band.

Nessun rito di richiamo con applausi che preghino per la ricomparsa dei musicisti, solo naturale attesa per lo spontaneo ritorno della magia che nessuno voleva interrompere.

Gli ultimi brani preparano il dolce distacco tra gli artisti e gli incantati: “Lu cardillo” viene interpretato in una versione free, lontana dall’esecuzione proposta in “Loop”, e mi permetterei di definirne il nuovo stile come progressive dub.

“Ed ora la canzone della buona notte”: Giuseppe, Renato, Armando e Francesco ci regalano una particolare versione di “Stai-mai-ccà” in due fasi: la prima parte della canzone è veramente adatta a conciliare atmosfere piacevolmente oniriche e ci culla per diversi minuti coi suoni dolci e allegri fino ad esplodere in un furioso concentrato di chitarre aggressive che stimolano al pogo i sottostanti al palco.

Sono sicura che ogni momento del loro tour sia unico ed irripetibile così come avviene per ogni gruppo che non vuole costretta la propria creatività dalla sequenza di illuminazione del palco o dalla progettazione a tavolino della sequenza di brani che “possono funzionare”. Ogni data così, come ogni gioiello creato a mano, è unica ed irripetibile.



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