Sapore di Mare: Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti racconta i film dell'estate italiana

Katherine Huff e Massimo Ciavarro in Sapore di saleKatherine Huff e Massimo Ciavarro in "Sapore di sale"
22/07/2015 di Tommaso Paradiso

Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti è una di quelle persone che sembrano letteralmente uscite da uno di quei film italiani sulle vacanze estive, quelli con i ragazzi con i pantaloni bianchi e la polo blu che guidano tutta la notte per la costa del Tirreno per correre dietro a ragazze "dorate e mai cafonamente ustionate", con una leggera peluria bionda sulle braccia e sulle cosce. Gli abbiamo chiesto di parlarci dei suoi film estivi preferiti, e lui ce li ha raccontati a modo suo. 

 

Poiché non sono un giornalista devo trattare qualsiasi tema come fosse una canzone, cioè come se stessi scrivendo una canzone. La poesia si può mettere in tutto, bisogna sempre esagerare quando si scrive, ma anche quando si vive. Oh, a me il piattume proprio non piace, è impossibile fare qualche cosa di buono per mestiere quando non si è ispirati, quando non si è emozionati. Siamo nel vento caldo, nella tempesta di sudore, siamo tutti in partenza. Macchina? Aereo? Nave? Treno? Si rimane a casetta con il ventilatore a palla?
Come mi dice sempre l'amico Francesco: "Tommi che film ti stai girando adesso?". Sì, è tutto un film, l'estate è un film, non ce la faccio a non innamorarmi, non ce la faccio a non essere innamorato dell'estate. Abbattete quelle montagne e fatemi vedere il mare! Tutto l'anno voglio vedere il mare, voglio vedere lei, ma poi lei chi? Lei cambia sempre poi ritorna, poi sparisce; e poi c'è quel mio amico, quello lì. Anche lui si è innamorato di lei, e ora come si fa?
Nel 1988 quando andammo in Costa Azzurra ingaggiammo una sfida a colpi di bottiglie, di cene, di sguardi, di parole, solo per lei; se accendeva la sigaretta dal mio accendino era chiaro che voleva me, sembrava chiaro che avessi vinto io e se la sera lui l'avesse riportata in camera dopo cena il punto andava a lui. È vero: eravamo sempre pari, siamo sempre stati pari. Anche quando lo rifaremo, io e lui saremo sempre pari; e se in un'estate lontana, da vecchi, stanchi e impacciati, soli e mezzi rincoglioniti, dovessimo tornare in Costa Azzurra su quella vecchia Lancia Aurelia per noi sarà sempre "Una Botta di Vita".

Ogni anno mi ripeti che questa è l'estate giusta per fare quel viaggio in macchina, e che se avessimo il Mercedes d'epoca sarebbe ancora meglio. Ma io è un anno che sono con il culo su una macchina e non ho nemmeno finito, mancano ancora un pezzetto di luglio e tutto agosto. Hai presente che suono, che sono in tour? Quest'anno proprio non ce la faccio. Fai una cosa, vacci con tuo padre, almeno ci parli, state un attimo insieme, comunicate, vi aprite. Poi una volta che hai raggiunto gli amici lo molli. Come nel 1982 ti ricordi? Diceva sempre che lui non poteva stare con te perché aveva degli impegni d'affari con un ingegnere. Stava sempre al telefono con questo ingegnere, si mandavano pure i bacetti in quella diavolo di cornetta del telefono.
Insomma alla fine questo ingegnere era un "pezzo di fica" molto più giovane di lui, la figlia del suo migliore amico! Ti ricordi! E fosse stata solo lei… era ossessionato da quella cosa lì, parlava solo di quella; una volta mi hai raccontato che mentre eravate in Argentario incontrò per caso quella sua amica di vecchia data, anche lei in vacanza lì con la figlia, e niente, dopo cena erano già chiusi in camera a "firmare il contratto"… e un'altra volta sulla nave con la straniera, e ovunque andava per lui esisteva solo quella. Tu invece il contrario, un ragazzone ingenuotto, che andava in giro a salvare i gabbiani e a fare i versi degli uccelli. Avevi anche creduto che tuo padre ti abbandonasse sull'aurelia quel giorno. Ci torneresti "In Viaggio con Papà?".

Ti dirò, dimmi quello che ti pare ma a me l'idea di avere un luogo di villeggiatura tipo porto protetto dove ogni anno vedi le stesse facce, fai le stesse cose, ti bruci con le stesse ragazze e si passa da una generazione all'altra come si passa il testimone alla quattro per cento non mi è mai dispiaciuta.
Cazzarola ci ho pure scritto una canzone su queste storie morbosissime alla Vanzina. Ma secondo te è possibile incontrare oggi un'altra Adriana, un'altra Selavaggia così come erano quando le abbiamo conosciute negli anni 60' a Forte dei Marmi? Alcuni ho sentito che le chiamano aristo-chic, pelli levigate, dorate mai cafonamente ustionate, golfoni di cotone a treccia, senza un filo di trucco, capelli fatti di mare, di sale, labbra rosa praticamente perfette, e le gambe serene, dolci, armoniche, piccoline, con quelle ginocchia a punta. Si camminava scalzi, altro che infradito, le brasiliane, ma va a cagare! E poi le baciavi e sentivi il "Sapore di Mare".



Sempre con questa nostalgia, sempre con questi ricordi, ma come faccio a staccarmi, come!
E a proposito, se c'è una cosa che mi manca disperatamente sono le vacanze con la scuola. Sì, prendimi in giro ma le vacanze con la classe sotto il profilo del divertimento sono state le migliori. Oddio, qui non è che abbiamo proprio a che fare con l'estate, però mi ricordo che il periodo sarà stato comunque giugno-luglio.
Quelle "Vacanze in America" rimarranno per sempre un mito. I Romani in vacanza, le solite cose. Il modus operandi del romano in vacanza su suolo straniero è una retta parallela che viaggia nel tempo senza cambiare mai traiettoria. Andiamo lontano e ci manca lo spaghetto al sugo, il Corriere dello sport, il calcio, la Lazio e la Roma, inglese zero, si fortifica il dialetto, ci si prova con la straniera ma appena ci parli scopri che vive a Monteverde vecchio, si perdono soldi, si entra in qualche sexy shop, calcetto nella Valle della Morte, cilecca nei locali a luci rosse, e don Buro, sì lui, unico vero mattatore di quella vacanza con il suo talento ciociaro. Ne ha passate più lui da prete che noi studentelli; con la signora De Romanis che gli saltò addosso, con lo spinellone che gli passò il nero in discoteca, stese pure un texano con un diretto destro. Diceva sempre "ma beata l'agnoranza si stai bene de mente de core e de panza".

Ti devo raccontare una storia, l'ultima, quella che ha mi ha fatto soffrire. Era il 1974, mi trovavo nel mar Mediterraneo, a quel tempo lavoravo come marinaio presso una barca a vela di ricchi milanesi. E ho imparato che neanche l'amore più selvaggio, primitivo, profondo, crudo, passionale ed estremo può cambiare le condizioni sociali tra uomo e uomo, o tra uomo e donna come nel mio caso.
Naufragai su di un'isola deserta in seguito alle richieste viziose e prive di senso di questa signora, Raffaella Pavone Lanzetti. La storia la conosocono in tanti, divenne famosa, è inutile che sto qui a raccontartela ora che ci penso. Però permettimi, dopo anni in cui ho covato questo malessere distruttivo nei confronti di questa donna, di farti partecipe del mio dolore che ancora oggi mi tiene insonne, mi produce panico e mi leva il fiato ogni volta che ci penso. Capisci, non mi sono ancora ripreso e sono passati secoli! Io non ho mai amato nessuna così tanto, non ho mai fatto l'amore con un tale trasporto dopo Raffaella, non ho mai scopato nessuna così bene in vita mia se non lei. Ti rendi conto che lei mi chiese di sodomizzarla quella notte?! E io non sapevo neanche cosa diavolo volesse dire "sodomizzare". Ha rinunciato a me, all'isola, all'amore, al mare per quella maledetta vita borghese milanese, per un elicottero che se l'è portata via, per un marito che forse non si è mai scopato.
Ti dirò, forse la mia vita si è fermata su quel pontile dove feci un'inutile rincorsa, piansi, la vidi volare via, dove bestemmiai ogni cosa potessi trovare in quel cielo. È lì che sono morto la prima volta. Ma quante volte si può morire "Travolti da un Insolito Destino nell'Azzurro Mare d'Agosto"?

Tag: storie

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