La fine grottesca della generazione talent

10 anni fa non sarebbe stato possibile scambiare Valerio Scanu per Marco Carta
23/07/2019 09:55

"Vergogna, hai rubato alla Rinascente, dovrebbero metterti in galera e buttare via la chiave, la giustizia non è uguale per tutti!", queste a grandi linee le parole con cui Valerio Scanu è stato insultato su Instagram pochi giorni fa, palesemente scambiato per Marco Carta, il vero presunto autore del furto di cui sopra. Una notizia di quelle che ci ridi mentre le vedi passare in bacheca, nel mezzo a tutta la violenza tipica dei social, ma che apre una riflessione più profonda: che fine ha fatto la generazione talent che solo 10 anni fa sembrava dovesse salvare la musica? Di certo non se la passa bene.

 

Qualche numero: 18 edizioni di Amici, in onda dal 2002, 13 edizioni di X Factor (2008), 6 edizioni di The Voice of Italy (2013), giusto per parlare dei talent musicali più famosi e già siamo a 37 ipotetici eroi da classifica. Contando i secondi e terzi classificati si parla di un centinaio di personaggi che hanno avuto un'esposizione mediatica intensa e si sono trovati a fare un iter consolidato: concerti in arene medie subito dopo la tv per poi retrocedere a piccole location,  feste di piazza, comparsate nelle radio locali, supermercati, trovare altri modi per far parlare di sé. Mica tutti, non generalizziamo; per un po' di tempo alcuni di loro hanno dominato le classifiche, hanno venduto un sacco di dischi, poi sono venuti quelli successivi e nei talent vale l'effetto Sanremo: durante la trasmissione tutti ne parlano, il giorno dopo come in preda a un'amnesia collettiva, è tutto dimenticato. Un sacco di nozioni, fatti, psicodrammi immagazzinati in testa vengono scaricati per fare posto ad altri, senza soluzione di continuità. 

10 anni fa la musica era divisa in compartimenti che non comunicavano tra di loro neanche in maniera carbonara. Se facevi un talent eri pop, avevi un contratto con una label mainstream, avevi autori e arrangiatori obbligatori, donati dalla produzione e dovevi apparire perfetto/a. L'altra musica, quella sotterranea, non arrivava al mainstream e quindi il pop rimaneva sempre uguale a se stesso. Una formula che ha funzionato così tanto che alla fine è esplosa, annoiando anche i più indefessi fan del nuovo fenomeno televisivo. Canzoncine innocue tutte uguali, quando ti diceva culo te la scriveva Kekko dei Modà, altrimenti una serie di onesti mestieranti da metà classifica a Sanremo Giovani e se funzionavi, bene, altrimenti l'anno dopo avrebbero avuto altra carne su cui puntare. Com'è andata lo sappiamo tutti: il sotterraneo è diventato mainstream, le migliori cose sono uscite da autori che vengono dalla strada e le canzoni preconfezionate da talent hanno avuto la peggio, la discografia che per anni ha puntato sui talent, ha cambiato rotta iniziando a investire (a volte alla cieca) su indie e trap, ma per chi è rimasto impantanato  in tv non è stato facile per niente

Pensate a Francesca Michielin o a Marco Mengoni,  a quanto lavoro in più hanno dovuto fare per scrollarsi di dosso l'etichetta di vincitori di talent. A Elodie e ai The Kolors che stanno tentando di sdoganarsi in tutti i modi da quella trappola che ha consumato Alessandra Amoroso ed Emma, imprigionate in canzoni sempre uguali e quando tentano di uscire dal binario vengono pure insultate. A Giusy Ferreri le ha detto bene ed è diventata la voce del reggaeton estivo, ma Matteo Becucci è tornato nell'anonimato e con lui Nathalie, Chiara Galiazzo, Lorenzo Licitra e un sacco di cantanti che al tempo ci sembravano già star: Nevruz, Giosada, Eva Pevarello, I Moderni e via andare. Artisti che una volta usciti dall'amplificazione cronica del mezzo tv e dalla narrazione casumanistica che spesso viene adottata, sono stati lasciati a sé stessi e per trovare una vera strada ce ne vuole. 

X Factor è un caso a parte perché negli ultimi anni ha corretto il tiro per venire sempre più incontro ai gusti del pubblico fuori e ha fatto uscire Anastasio, Maneskin, Nigiotti, BowLand e Luna che stanno tentando la scalata, ma la sua media piuttosto buona viene assassinata da quella di The Voice, il talent maledetto di mamma Rai che non ha tirato fuori una carriera neanche per sbaglio. Ok, c'è stata Suor Cristina, ma vediamo di non scherzare. Chi si ricorda di Elhaida Dani, Fabio Curto, Alice Paba, Maryam Tancredi, Carmen Pierri? Sono tutti vincitori di The Voice. È incredibile la percentuale di fallimento che il programma porta con sé. Quelli di Amici, poi, sembrano avere una data di scadenza dietro la nuca e riescono a fare numeri folli tra i ragazzini, per poi sparire nell'ombra. Oggi funzionano Einar, Irama, Briga e Federica Carta, ma già ci stiamo dimenticando di Dear Jack, Moreno, Virginio o Loredana Errore, per non parlare di Antonino.

Torniamo a noi, qualche anno fa sarebbe stato impossibile confondere Valerio Scanu con Marco Carta: entrambi avevano fan pronte a stapparsi le vesti di dosso per un autografo, entrambi hanno vinto Sanremo e, incredibilmente, entrambi non hanno mai cantato una canzone gradevole alle nostre orecchie, ma questo è un altro discorso. Oggi la sovraesposizione si paga con un turno nel dimenticatoio e, se non c'è un progetto soldio di qualche tipo alla base, difficilmente si riesce a entrare in pianta stabile nel mercato discografico una volta fuori dal talent. Tutto ok, va così anche nella vita vera con le band che ci provano senza avere qualcosa da dire: si chiama selezione naturale

---
L'articolo La fine grottesca della generazione talent di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 23/07/2019 09:55

Tag: Questo nostro grande Instagram - opinioni - talent show

Commenti (18)
Carica commenti più vecchi
Aggiungi un commento:

ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati