Finita la Settimana della Moda torniamo a parlare di musica?

Le foto delle passerelle milanesi e le notizie dal fronte ucraino che procedono di pari passo, le canzoni tolte dalle passerelle per solidarietà. E invece la vera solidarietà sta proprio nella musica, mentre delle passerelle dei nostri artisti-modelli un domani non rimarrà nulla

Una passerella e la guerra
Una passerella e la guerra

Di certo avrete fatto caso quanto sia difficile pensare a qualcosa di sensato che non sia il panico indotto dalla guerra e dalla minaccia nucleare in questi giorni terribili. Un nodo alla gola costante, un pensiero che non dà tregua, nonostante la vita debba andare avanti. Arriva la primavera coi suoi pollini e le sue promesse, ci si vede affrancati dal covid e dalle restrizioni, si inizia a pensare a una qualsiasi nuova normalità ed ecco che torna la guerra in Europa a ghiacciare gli entusiasmi, a farci sprofondare nel terrore. Intro melodrammatica per arrivare a un punto: beh, mica tutti.

Dal 22 al 28 febbraio 2022 nel capoluogo lombardo si è tenuta la Milano Fashion Week dedicata alla moda femminile autunno/inverno 2022/2023, la prima in presenza dopo gli anni del covid, una kermesse fatta di 190 appuntamenti. Ogni settore ha diritto alla propria ripartenza per dare ossigeno all'economia e a tutte le persone che ci lavorano, abbiamo "tifato" perché la musica ripartisse per due anni e ora di certo non invochiamo lo stop di altri per nessun motivo al mondo. La moda, poi, è un'eccellenza italiana, che dà posti di lavoro e non è di certo dal suo andare avanti o meno che si risolve un conflitto, seppur passeggiando a Milano in questi giorni si avvertisse la disforia dell'apparire in contrapposizione con le immagini devastanti che provenivano dall'Ucraina.

 
 
 
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Giorgio Armani per solidarizzare con la questione ucraina ha fatto una sfilata senza la musica. Gesto simbolico che però nasconde un controsenso: la musica da sempre dà sollievo, lenisce, dà coraggio, aiuta le persone in difficoltà. Casomai il gesto eclatante sarebbe stato non sfilare ma questo non è il nostro campo di competenza. La musica invece sì e da quando Instagram è il territorio in cui si giocano tutte le partite, tanti artisti sono diventati – spesso gioco forza e per "stare sul mercato" modelli. Lo dimostra l'engagement che hanno i post coi tag dei brand, in cui i musicisti si divertono a indossare capi firmati, in cui diventano veri e propri testimonial delle case di moda, si pensi allo spottone per Gucci firmato Achille Lauro durante il Sanremo del 2021. 

L'inizio del 2022 ha visto prima il nuovo Sanremo, in cui 25 big sono stati vestiti da stilisti e hanno fatto bella mostra dei capi, ma quella non è certo una novità, poi abbiamo assistito alle vere e proprie sfilate dei musicisti sulle passerelle milanesi: Ariete, California dei Coma_Cose, Noemi, Elodie, Blanco, Veronica e Dario de La Rappresentante Di Lista, Sangiovanni, Lauro e diversi altri. Non è la prima volta e neanche uno scandalo ma faceva davvero strano vedere gli artisti diventare manichini mentre Gianni Morandi armato di chitarra cantava C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones in piazza a Bologna durante la manifestazione per la pace. 

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Durante questi anni abbiamo visto sempre di più accentuato il connubio tra musica e moda, ma se da una parte alcuni dei nostri artisti preferiti hanno sempre suonato in jeans e maglietta, altri hanno percorso la via della moda fin dagli anni '70 e non è certo un problema, tentando però una via di originalità che con l'artista brandizzato si è un po' persa. Quando qualcunə tenta un percorso proprio viene presto preso sotto l'ala di qualche brand di moda che ne addobba la forma primitiva, quella reale che faceva parte del messaggio artistico e ne banalizza la proposta. 

Due esempi su tutti: Ariete e Blanco, A e B, due successi clamorosi venuti dal basso e subito riconoscibili anche per il loro stile poco ortodosso nel vestire: Arianna urban con il berretto sempre calcato in testa e Blanco con le mutande del nonno e l'estetica estrema, che in un anno troviamo eleganti e abbastanza spersonalizzati. Avremmo preferito di gran lunga continuare a vederli "come as you are", senza troppe interferenze esterne, godersi la loro gioventù anche per come si mostrano. Urban is not a crime, scegliere da soli il proprio stile neanche, per non rischiare un'omologazione che non fa bene a nessuno e obbliga i giovani fan a sogni piuttosto costosi.

 
 
 
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Se la moda deve per forza inglobare la musica, che perlomeno la faccia suonare, com'è avvenuto in occasione della sfilata di Capasa Milano che ha fatto suonare live gli Starcontrol, band dream/wave capitanata da Davide Di Sciascio, di professione modello. Per il resto, chiusa la parentesi della sovraesposizione sanremese con gli hashtag dei vestiti e quella della settimana della moda, meglio tornare a parlare di musica e che i musicisti descrivano l'attualità, che è il fine ultimo dell'arte, per evitare che il mondo della musica diventi come quelle pubblicità della famiglia felice e sorridente che si appresta a vivere la giornata più bella della propria vita grazie ai biscotti, mentre fuori non esistono pandemie, guerre e crisi climatiche.

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L'articolo Finita la Settimana della Moda torniamo a parlare di musica? di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2022-02-28 09:50:00

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