Volwo - Fnac - Milano Live report, 14/04/2002

22/04/2002 di Ale-Kaike Lucioli



Milano, cinque del pomeriggio: dopo la pioggia incessante degli ultimi giorni finalmente torna il sereno… che sia un segno premonitore?

Il secondo piano della Fnac ospita uno show-case dei Volwo, vengo a saperlo per caso la sera prima, già da qualche tempo ascolto entusiasta il loro disco ("Viva Vittoria") e non ho alcuna intenzione di perdermeli!

L'ambiente è perfetto, piccolo, intimo, accogliente, il pubblico esiguo ma caloroso… insomma, niente di meglio per godersi a pieno questo assaggio live di " Viva Vittoria ".

Comincia tutto in modo naturale, come se fosse una cosa tra amici (e un po' lo è), "Nepal" serve per creare l'atmosfera giusta e introdurre il primo pezzo vero e proprio, "Versus". Bellissima l'apertura: suoni accattivanti e personalissimi e poi…"Wake up Emily, balla e stringimi a te…" quelle parole sussurrate arrivano al cuore… Defina modella le melodie senza attenersi a quelle del disco (lo farà splendidamente anche con gli altri pezzi )… ed è bellissimo perdersi ( "…in questo incantesimo…", tanto per dirla con Battiato!) in nuove sorprese a metà tra quello che conosci e quello che senti.

Piccoli particolari che rendono le canzoni vive e in continua evoluzione, una cosa piuttosto strana per un gruppo rock (?), molto più vicina alle attitudini di grandi cantautori, quel gusto squisito di ricostruire e far vivere il nuovo all'interno del già sentito, una cosa che spiazza e incuriosisce, che sorprende anche chi crede di conoscere bene quello che andrà a sentire e che difficilmente lascia delusi. Il sax di Romano riesce a creare grandi atmosfere anche dal vivo, colori liquidi e rarefatti e quel senso di spazio sconfinato che lascia la mente a vagare, ad aprirsi in modo incredibile. E applausi anche al giovane Seba che gioca morbidissimo sulla batteria tra spazzole e ritmi accennati e dolcemente scomposti (mi sfiorano la testa i Dirty Three… ma è solo un flash personale e passeggero. Quello che sto vivendo supera decisamente le aspettative, ma non è solo un caso estemporaneo, perché i pezzi che seguono sono davvero uno migliore dell'altro.

"L'odontoiatria musicale", scelta azzardata, perché nel disco suona veramente assurda e non è facile ricreare quel gioco perfetto di ferraglie e chitarre magistralmente scordate, eppure anche in questo caso resto incredibilmente colpito dagli arrangiamenti adottati, che suonano inevitabilmente diversi, ma risultano altrettanto intensi e stralunati. Ma ancora non è finita, (e giuro non l'avrei mai detto ma…) il pezzo che in assoluto mi colpisce di più è "Lungo viaggio": non c'è il minimo accenno di elettronica ma la chitarra riesce ugualmente a creare un ritmo incessante e nervoso e quello che ne esce fuori è un brano completamente rinnovato e di gran lunga superiore a quello che avevo in mente.

Nota di merito, infine, va al basso di Andrea Viti(Afterhours ora, Karma prima) e ai bellissimi fraseggi di tromba di Pepe Ragonesi. L'ultimo pezzo è "Lo Scorpione" e poi tutto si spegne…ed è davvero un peccato che sia durato così poco.

Che dire? Ero venuto a Milano per vedere e ascoltare tutt'altro ( ed è stato così ) ma torno a casa con uno splendido quanto inaspettato ricordo domenicale... più vivo, più breve e più intenso degli altri…
Resta il ricordo di "Viva Vittoria"… il ricordo dei Volwo.



Scaletta:
- Nepal
- Versus
- Beautiful Day
- L'odontoiatria musicale
- Lungo viaggio
- Scorpione

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