Franco Battiato

Antony & The Johnsons + Franco Battiato Live report, 31/08/2013

Foto di Marco De Angelis - Foto di Marco De Angelis -
13/09/2013

Tre ore di emozioni ininterrotte, di successi e di applausi scroscianti, durante i quali ci siamo resi conto che la classe media non esiste più. Due autori d'eccezione, due voci diverse e meravigliose per un concerto strepitoso. Simone Stefanini racconta.

Double bill di assoluto prestigio per l'ultima notte dell'agosto fiorentino. Giunto al Mandelaforum mi assale il deja vu dell'anno e realizzo in un secondo che nel 1992, quel parcheggio era pieno di Dylan Dog sparsi per terra (numero 74, "Il lungo addio"),  e stavo per assistere al primo concerto lontano da casa, attorniato da migliaia di gotici naif per il ritorno dei Cure. Ok, shock emotivo superato senza la consueta scioltezza, entro e faccio un giro, non ho l'accredito stampa perché l'ho chiesto troppo tardi, ho preso il biglietto che costava meno, 31 euro e già mi immagino di sentire male e vedere peggio. Inaspettata, arriva la prova della fine del ceto medio italiano: pare non ci siano state sufficienti prenotazioni per i biglietti dai prezzi intermedi, quelli da 50 e qualcosa euro. Dunque, sotto palco c'è il pienone, sugli spalti poveri lo stesso ma le zone a metà sono poco gremite. Una gentile assistente mi convoglia dunque in un posto da 50 euro e mi sento politicamente soddisfatto, al sicuro. Non solo: si vede e si sente meglio. Una soddisfazione tutta borghese. Mentre il pubblico trova il proprio posto, Giovanni Caccamo suona qualche sua innocua canzone. Lui è giovane, carino e abbastanza noto per avere un singolo firmato Battiato, ma stasera non può farlo. Nessuno tra gli ascoltatori sviene di fronte a questa funesta notizia, in molti sono fuori a fumare, consci del fatto che li attende una lunga notte.


Entra la filarmonica Toscanini, calano le luci e fa la sua apparizione Antony Hegarty, look total black con i suoi fedeli Johnsons al seguito. Lo facevo più basso, è veramente imponente. Poi canta e ringrazio il cielo di essere seduto, perché questa creatura mi riconcilia col potere taumaturgico del suono della voce umana. Potrebbe cantare anche l'inno di Forza Italia, mi farebbe lo stesso venire le lacrime agli occhi. Era un'iperbole da non prendere letteralmente. In realtà inanella uno dopo l'altro i migliori pezzi del suo repertorio, da "For today I am a boy" a "Rapture", da "Cripple and the starfish" a "Cut the world". Non una nota fuori posto, più belle dal vivo che su disco. L'orchestra ed il cantante si fondono perfettamente, scrosciano applausi all'inizio, alla fine e pure a metà delle canzoni, come si fa a Sanremo con quella che poi vince. A metà esibizione fa una cover di "Crazy in love" di Beyoncé talmente bella che fossi Jay Z sposerei lui. Poi introduce Franco Battiato e duettano in "You are my sister". Battiato che canta in inglese strappa sempre un sorriso e lo vedi piccolo sul palco, al confronto con il gigante angloamericano, che ti viene voglia di abbracciarlo. Applausi da tirar giù il palasport. Quando Antony prende parola, si scopre che non è per niente timido. Parla di Papa Francesco, dice che se volesse davvero essere il titolare di una chiesa povera, dovrebbe vendere gli ori e le terre del Vaticano ed usare i soldi per sviluppare programmi per dare potere alle donne. Oppure per favorire l'ecologia di questo pianeta morente. Dice che il prossimo Dalai Lama sarà una donna. Dice che i musulmani chiamano Allah "madre". Dice che Gesù era una ragazza. Alla fine, mostrando un'autoironia al veleno, ci prega di riportare questo messaggio da parte di "a faggot from Florence". Bravo Antony, perdio. Conclude con "I hope there's someone" e "I fell in love with a dead boy". Una meraviglia, emozionante a livelli illegali. Quando mi alzo per la pausa sigaretta durante il cambio palco, mi accorgo che mi tremano le gambe. Mi guardo intorno, c'è un'aria estatica e siamo solo a metà dello spettacolo.



La seconda parte vede l'ingresso di Franco Battiato e dei suoi musicisti che vanno ad affiancarsi all'orchestra. "Un'altra vita" canta Franco, si sente per la prima volta la batteria, si muovono i piedi e la testa. Si susseguono i grandi classici del suo repertorio, "Prospettiva Nevski", "La stagione dell'amore", "E ti vengo a cercare", la cover di Faber "La canzone dell'amore perduto" e fanno tutte piangere, ma non lo invento certo io.
Battiato stempera l'atmosfera religiosa che si è venuta a creare con battute ed accenni dei suoi famosi passi di danza, poi chiama sul palco l'ospite annunciata della serata: Alice. Elegante e piena di fascino, duetta col suo pigmalione storico in "I treni di Tozeur", che presentarono insieme all'Eurofestival del 1984 e in una versione davvero commovente di "La realtà non esiste" di Claudio Rocchi, venuto a mancare pochi mesi fa e descritto da Franco come “un fratello". Di nuovo brividi, come se fossero mai del tutto svaniti. Poi lascia Alice da sola sul palco a cantare la canzone che nel 1980 sancì la prima collaborazione tra i due: "Il vento caldo dell'estate". E' ancora all'avanguardia, alla faccia del tempo che passa. Salutiamo questa gran signora e torna Franco, con "La cura". Raggiungo degli stati emotivi talmente intensi che sto aprire del tutto la fontana del pianto. Sono salvato da "Inneres auge", che riporta tutto al livello sociale, con i passi riguardanti le cene eleganti ed i rincoglioniti di partito salutati con applausi a cascata. Poi entra di nuovo Antony ed insieme intonano una versione di "As tears go by" dei Rolling Stones e "Del suo veloce volo" , la versione italiana di "Frankenstein" dello stesso Hegarty, già presente in duetto nell'album "Fleurs 2" di Battiato. L'ultima parte del concerto saltano gli equilibri. Non appena inizia "Bandiera bianca" si vedono i primi eroi dal pubblico che scendono dalle gradinate a 30 euro per raggiungere i posti mai nemmeno sognati, le prime file. Per ballare. Io li seguo, vorrei vedere voi cos'altro avreste fatto. Guadagno la metà della platea durante "Up patriots to arms" e lancio la mano al cielo, nemmeno fossi di fronte ai FBYC. Dopo tre ore di estasi, c'è bisogno della dissacrazione, del crescendo di festa. "Voglio vederti danzare", "L'era del cinghiale bianco" e "Cuccuruccuccu" che a tratti parte il pogo, tra le signore delle prime file un po' contrariate ma alla fine sticazzi. Poi Franco scherza con il pubblico, propone un applausometro per capire quale canzone dovrà suonare nel bis, chiede al proprio pianista di "stancarli con una ballata per piano e voce", poi conclude col classico dei classici: "Centro di gravità permanente". Accontenta tutti con sapiente maestria, saluta e se ne va.

Un evento la cui somma degli addendi risulta essere superiore agli stessi, nel quale 1 + 1 fa almeno 3. Due artisti diversi per età, lingua e musica, entrambi complementari e magistrali. Si vocifera che a già a novembre esca il disco dal vivo di questa strana coppia, che poi strana proprio non è. Una serata memorabile, mi lascia con l'incredibile certezza che non sentirò mai così bene un concerto dentro un palasport. Chi non c'era, ora sa cosa si è perso.

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Commenti (2)

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  • Silvana Arata 14/09/2013 ore 15:03 @silvana.arata.7

    Interessante davvero l' articolo -cronaca del concerto di Antony e Battiato al Mandela Forum diFirenze realizzato da Simone Stefanini. Ha descritto la magia e l' incanto che la musica di due grandi artisti ha suscitato nei numerosi spettatori , lo stile elegante della loro indiscussa creatività , il modo unico e sorprendente di accattivare il pubblico . La descrizione e' ben fatta tant'è che sembra di viverlo il concerto , di sentire e recepire tante emozioni ...come dire " e' stato molto bello! ,grazie" .

  • mattedabondine 29/11/2013 ore 08:32 @mattedabondine

    “Del Suo Veloce Volo” la tracklist:

    Cripple and the starfish (Antony and the Johnsons)

    For today I am a Boy (Antony and the Johnsons)

    You Are my Sister (Battiato/Antony and the Johnsons)

    Il re del mondo (Battiato)

    Tutto l'Universo obbedisce all'amore (Battiato)

    As tears go By (Battiato/Antony and the Johnsons)

    Crazy in Love (Antony and the Johnsons)

    Salt Silver Oxygen (Antony and the Johnsons)

    Del suo veloce volo (Battiato/Antony and the Johnsons)

    Hope There's Someone (Antony and the Johnsons)

    La realtà non esiste (Battiato/Alice)

    I treni di Tozeur (Battiato/Alice)

    La cura (Battiato)

    E ti vengo a cercare (Battiato)

    Bandiera Bianca/Up patriots to arms (Battiato)

    Inneres Auge (Battiato)

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