Piccola guida ai balli e movimenti di Franco Battiato

YouTube - Franco Battiato nel video di Voglio Vederti DanzareYouTube - Franco Battiato nel video di Voglio Vederti Danzare
19/03/2015 di

Il 23 marzo è il compleanno del nostro benemerito Franco Battiato. Come non immaginarlo arroccato nell’austero silenzio della sua torre d’avorio a (non) festeggiare la transitorietà della vita immerso in chissà quale corroborante lettura persiana o totalmente sopraffatto dall’ascolto di chissà quale avanguardia musicale tibetana? Avremmo potuto celebrarlo approntando al volo una qualche compilation, o rispolverando qualche vetusta intervista dei bei tempi, invece abbiamo voluto festeggiarlo a modo nostro, soffermandoci sulla sua insolita veste di estemporaneo “danzatore”, cogliendo anche l'occasione per augurargli una pronta guarigione dopo la caduta di qualche giorno fa.

Quante volte, ciondolando in cerca di sonno attraverso i meandri notturni dell’etere, vi siete imbattuti in un (neanche tanto) improbabile Franco Battiato alle prese con passi di danza bizzarri per armonia e coordinazione? E quante volte, osservandolo incuriositi in alcuni suoi videoclip, vi sarete pure chiesti “Ma il Maestro c’è o ci fa?” - sì, insomma, “Ma il buon Franco è fottutamente serio o ci sta prendendo accademicamente per il culo?”. 

È nota ai più la passione smisurata dell’artista catanese per le Danze Sacre di Gurdjieff, ma per i tanti che non hanno dimestichezza con l’impegnativo argomento come riuscire a quantificare, in quella sua matassa di gesti indecifrabili, la percentuale riservata alla sacralità e quella riservata al salutare cazzeggio? 

Bene, per schiarirci le idee abbiamo chiesto un illuminante parere a Riccardo Orlando, esperto danzatore di Danze Sacre e assistente dell’insegnante Shurta presso i gruppi di Movimenti e Danze Sacre di Gurdjieff in Italia, che ci ha spiegato, senza dilungarsi in tecnicismi, il significato di queste danze partendo proprio dall’insegnamento del loro illustre creatore, il filosofo armeno Georges Ivanovič Gurdjieff, per meglio aiutarci a decodificare il senso recondito delle solo apparentemente impacciate coreografie battiatiane.

Gurdjieff è un mistico del secolo scorso che propose all’occidente (furono presentate al grande pubblico per la prima volta nel 1923 a Parigi e più tardi, nel 1924, negli Stati Uniti) queste misteriose ed antiche danze orientali che venivano tramandate solo da maestro a discepolo derivanti da una sintesi di esercizi di base, movimenti provenienti dai Dervisci e dai Sufi, preghiere e cerimonie iniziatiche, come in una sorta di rappresentazione delle leggi universali. Le Danze e i Movimenti aiutano ad acquistare maggior consapevolezza della mente, del corpo e delle emozioni, liberandoci da quegli automatismi inconsapevoli che ci intralciano nel nostro vissuto quotidiano. Questa disciplina permette di riconoscere attraverso i movimenti la propria meccanicità, sia fisica che mentale ed emotiva, in modo da poterci liberare a qualità più essenziali della natura umana, quindi trascendere quello stato di “sonno” apparente che ci condiziona la vita.
La musica (composta dallo stesso Gurdjieff con l’aiuto  del musicista russo Thomas de Hartmann) è importante in questo lavoro, perché si pone in relazione col significato profondo dei movimenti e sostiene il danzatore nel ritmo e nell’espressione delle danze. Tralasciando le comunque imprescindibili informazioni biografiche del caso – facilmente reperibili sul web – e sorvolando sul nutrito elenco di personaggi illustri della cultura letteralmente folgorati dal suo ascendente (dalla poetessa Katherine Mansfield al regista Peter Brook, passando dalla creatrice di Mary Poppins Pamela Lyndon Travers e dal pianista Keith Jarrett) ciò che mi preme sottolineare è, dunque, che il Maestro spirituale Gurdjieff ci ha lasciato le danze e i movimenti come tecnica di ‘conoscenza di sé’. Non è possibile per me – e neanche lo voglio – dare una spiegazione esaustiva o una effimera traduzione ai Movimenti di Gurdjieff; sarebbe come interpretare riduttivamente in modo soggettivo un testo sacro. Battiato, con grande maestria e senso della misura, riesce a ironizzare nei suoi video attraverso piccole dimostrazioni di danze che, pur ricordando solo da lontano quelle originali, riescono comunque già a trasmetterci una parvenza di ciò che sono.
Alcuni suoi celebri video, più di altri, rimangono in tal senso esemplificativi: ne ho selezionati sette e, per ognuno di essi, ho provato ad abbozzare una telegrafica nota che consentisse di comprendere al meglio il senso di alcuni passi in essi anche soltanto accennati.

Cerco un centro di gravità permanente



Senza dubbio rimane ad oggi il video più conosciuto del Battiato danzatore. Qui il Maestro segue ciò che noi intendiamo più comunemente come ritmo, muovendo le parti del corpo (testa, gambe e braccia) in tempi diversi, giocando anche con le varie velocità e rallentando fin quasi all’immobilità: vicino all’esercizio dello “stop” tipico di Gurdjieff.


Voglio vederti danzare



In questo video il musicista aggiunge ai movimenti asincroni del corpo il giro tipico delle danze dervisce. Apparentemente goffo e ridicolo ciò che Battiato propone è, in realtà, complicato per l’uomo: scomporre i movimenti è difficile, se non proibitivo, perché siamo abituati alle medesime posture e a seguire il tempo musicale sempre nello stesso identico modo.


Up patriots to arms



Qui ci imbattiamo in un gruppo di uomini che danzano con passi volutamente fuori tempo, liberandosi dal giudizio di sé stessi: è uno dei primi ostacoli nel lavoro attraverso le danze di Gurdjieff.


La stagione dell’amore

La vita intesa come un cammino attraverso i passi a tempo di musica, ma anche come centratura, cioè con l’attenzione portata al respiro, al peso del corpo e allo spostamento nello spazio rimanendo sempre rilassati e al contempo in fila con gli altri. Gurdjieff diceva che ci illudiamo di muoverci in modo volontario nella vita di tutti i giorni, mentre i nostri movimenti sono in realtà solo automatici. E così è sia per pensieri che per i sentimenti.


Mal d’Africa

Nel video le allieve muovono le braccia in fila, delineando armonie gestuali che rappresentano forse ciò che più si avvicina, nella produzione audiovisiva di Battiato, a taluni esercizi creati da Gurdjieff: durante i movimenti assumiamo posizioni che non ci appartengono e che ci sembrano impossibili, ma abbandonando le tensioni diveniamo liberi di agire.


Il ballo del potere



La canzone parla anche di quello che avviene nella pratica delle danze. Gurdjieff ha parlato spesso dell’uomo come un “automa in balia di forze sconosciute”, proprio come i due personaggi che camminano come burattini in senso opposto alla pedana che gira.

 

Mesopotamia



In questo video i passi sono piuttosto liberi e, quantomeno all’inizio, possono vagamente ricordare una danza irlandese. Poi subentrano le riconoscibili rotazioni su se stessi tipiche dei dervisci: Battiato tiene il palmo della mano destra rivolto verso l'alto per ricevere dal cielo e quello della mano sinistra verso il basso per restituire alla terra: l'uomo come tramite tra cielo e terra, divino e terreno.

 

Tutto un po’ più chiaro adesso, no? Il succo del discorso è che, alla fine, "ciò che non potete trovare nel corpo, non potrete trovarlo da nessun'altra parte", come il buon Gurdijeff amava ripetere.

Questa sommaria esegesi (peraltro senza pretesa alcuna di esaustività) non voleva essere altro che un doveroso omaggio nei confronti di uno dei più innovativi artisti della storia musicale italiana dell’ultimo cinquantennio, non tanto al fine di svelare gli arcani messaggi ben mimetizzati all’interno di quei passi di danza – così poco adatti a bucare lo schermo quanto affascinanti nella loro incomprensibilità – quanto piuttosto allo scopo di rimarcarne, da una più curiosa angolatura, la sua indiscussa centralità come intellettuale ancor prima che come musicista; e un po’ (diciamo la verità) anche alla faccia di coloro che lo accusano da sempre di essere soltanto uno pseudo-avanguardista per interesse, snob, antipatico e spocchiosamente elitario o addirittura un finto intellettuale “che cita Guenon e dimentica Evola solo perché il primo s'è convertito all'Islam”.
In fondo, a noi piace così com’è.

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Commenti (8)

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  • Gloria Panfili 23/03/2015 ore 09:35 @gloriapanfili

    Auguri Franco'... Daje che t'aspettamo

  • Riccardo Tommei 25/03/2015 ore 11:05 @crippledsnake

    Articolo molto interessante.
    Di solito vedendo i video di Battiato pensavo: "Battiato si incaponisce a ballare nonostante sia completamente incapace" oppure "il Maestro si droga".
    Ora capisco: in pratica non sono danze effettuate per bellezza o divertimento, ma esercizi di meditazione. E' sempre possibile che si droghi, naturalmente.

  • Emiliano Feletti 02/04/2015 ore 19:12 @emiliano_feletti

    Oggi è S. Francesco quindi d'obbligo gli auguri ad uno dei migliori autori del panorama nazionale e non solo. www.lastsummerdance.info

  • Panoramico 02/04/2015 ore 22:30 @Panoramico

    Grande Articolo molto interessante seguendo Battiato da decenni questa sulla danza mi era sfuggita , sicuramente Artista unico e irripetibile nel panorama italiano meriterebbe di più anche all'Estero.

  • valfunmor 24/03/2016 ore 20:02 @valfunmor

    La banalissima ipotesi che fosse semplicemente ubriaco non è presa in considerazione? Eppure sembra la più credibile...

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