Franco Cerri era il nostro supereroe

Il leggendario jazzista milanese, scomparso all'età di 95 anni, è stato maestro di intere generazioni di chitarristi, al punto che anche chi suona post punk o hip hop si fa la foto con lui. Andrea Gerardi di Vipera e Amedeo Nan dello Studio Murena ne ricordano il talento e l'incredibile gentilezza

Amedeo Nan (a dx) con Franco Cerri e un amico - foto per concessione di Amedeo Nan
Amedeo Nan (a dx) con Franco Cerri e un amico - foto per concessione di Amedeo Nan

Magari vi è capitato di vederlo, quel carosello degli anni '60 con un uomo immerso nell'acqua che fischietta e ci racconta la straordinarietà del Bio Presto nel pulire lo sporco. Per moltissimi, all'epoca, questo era Franco Cerri, lasciando che il suo ruolo di "uomo in ammollo" – come veniva chiamato – mettesse in secondo piano il suo incredibile talento chitarristico. Cerri, scomparso lo scorso 18 ottobre all'età di 95 anni, è stato uno dei più grandi chitarristi jazz italiani, passione che ha seguito per tutta la sua vita e che lo ha portato fondare negli anni '80, assieme all'amico Enrico Intra, la Civica Scuola di Jazz a Milano.

La sua carriera come insegnante e divulgatore, unita al suo talento, ha fatto in modo di renderlo un punto di riferimento per gli appassionati di musica, che ancora adesso continua a brillare nonostante la sua scomparsa. Per questo motivo abbiamo chiesto a due chitarristi giovanissimi – e che abbiamo visto sul palco del MI MANCHI lo scorso giugno – il loro ricordo di Cerri musicista: da una parte Andrea Gerardi, che suona con Vipera e con la band post punk Leatherette, che ci dà un quadro dell'importanza di Franco Cerri e di come lo abbia influenzato nella sua musica; dall'altro Amedeo Nan dello Studio Murena, con un aneddoto personale di quanto ebbe la fortuna di vederlo dal vivo nel 2015. 

Andrea Gerardi (Vipera, Leatherette)

Con Franco Cerri se ne va un monumento della musica italiana. Musica a 360°, senza specificare “jazz”, perché Franco Cerri è stato molto di più un interprete di genere. Il suo amore per la divulgazione della musica e dello studio chitarristico non ha eguali: è stato tra i primi a portare in Italia lo swing, negli anni '60 e '70 ha ospitato tantissimi musicisti internazionali con il suo programma Fine serata da Franco Cerri, ancora prima ebbe modo di suonare con leggende come Billie Holiday, Django Reinhart, Wes Montgomery e Chet Baker. E poi è stato un talent scout di musicisti incredibili come il batterista Tullio De Piscopo, il cantante Nicola Arigliano, il pianista Sante Vincenzi. Mi piace molto anche la sua parentesi più sperimentale, che fu conseguente al cambiamento del linguaggio jazzistico negli anni ’70.

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La sua più grande dote era la gentilezza con la quale si poneva, tanto sullo schermo quanto di persona. Diceva di sentire la responsabilità di dover essere gentile, proprio perché entrava nelle televisioni degli italiani, quindi si doveva presentare vestito bene e armato di un sorriso affabile. Questa sua cortesia si riscontrava anche nel suo modo di suonare, sempre elegante e attento al linguaggio swing. Una delle sue tecniche distintive era il “chords melody”, ovvero l’improvvisazione attraverso gli accordi, presa dalla tradizione pianistica di Bill Evans e Oscar Peterson: c'è un suo bellissimo video dove esegue lo standard Corcovado di Antonio Carlos Jobim, in cui durante l’improvvisazione fa esattamente questa cosa qua. Il tutto accompagnato dal figlio Stefano, uno dei più grandi bassisti italiani di sempre, che ha suonato spesso con il padre ed era molto attivo negli ambient jazz/fusion e nel progressive rock.

Cerri per me è stato fondamentale nel decidere di studiare chitarra jazz al conservatorio. Ero in un’età in cui ascoltavo di tutto e non avevo ancora chiara la direzione da prendere musicalmente, ma dopo aver seguito una sua masterclass e ad un suo concerto dal vivo sono rimasto folgorato: anch’io volevo diventare cosi espressivo sulla chitarra, delicato, senza l’utilizzo di chissà quali effetti, generando il proprio discorso solo attraverso le dita. Aldilà dello studio del jazz, Franco mi ha ispirato nell’uso degli accordi e nella scelta azzeccata delle note quando improvviso. anche quando non suono in pulito e utilizzo molti pedali. Lui per me rimane un grande maestro della forma musicale e dell’armonia.

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Su YouTube potete trovare un vasto archivio di sue trasmissioni, su tutte consiglio la già citata “Fine serata da Franco Cerri” perché è davvero ricca di ospiti e di musica pregevole. Per quanto riguarda la sua discografia, invece, tutti i suoi album sono stupendi, ma se ve ne dovessi dire solo 3 sarebbero Nuages, Metti una sera Cerri e Omaggio a Bill Evans. Buon ascolto! 

Amedeo Nan (Studio Murena)

Conobbi Franco Cerri a un suo concerto nel 2015 al Blue Note di Milano. Appena vidi il suo nome nella programmazione non ci pensai due volte a prendere il biglietto. Ero al primo anno di chitarra jazz al Conservatorio e il suo nome veniva sempre tirato fuori in quell'ambiente, quando si parlava dei grandi. Questo succedeva sia con gli insegnanti, ma anche con gli allievi che avevano avuto la fortuna di seguire delle sue lezioni ai corsi della Civica. La cosa che tutti sottolineavano sempre era la sua gentilezza fuori dal comune.

Il biglietto autografato da Franco Cerri - foto per gentile concessione di Amedeo Nan
Il biglietto autografato da Franco Cerri - foto per gentile concessione di Amedeo Nan

Al concerto appena iniziò a suonare era come se si stesse presentando, tutte le qualità della sua persona venivano fuori in quelle note dolci e appena pizzicate, gentili e mai troppe. Sapeva suonare le note “necessarie”, mai tanto per riempire, ma sempre per raccontarti qualcosa. Il concerto durò più di un’ora, spaziando da grandi standard ad alcuni suoi brani. Aveva quasi 90 anni e vederlo suonare per così tanto tempo fu impressionante. Lasciò il palco con un enorme sorriso, quasi sorpreso di vedere così tanta gente, ed ebbe anche la pazienza di fermarsi a lato del palco per firmare alcuni autografi e scattare delle foto. Ovviamente ne approfittai anch'io, gli feci i mie compimenti e di risposta, quando gli diedi il biglietto dello spettacolo da autografare, scrisse: "Grazie da Franco Cerri". Non riesco neanche a immaginare quanti autografi gli avranno chiesto nel corso della sua vita, quel semplice "Grazie" mi confermò tutte le belle parole che i suoi colleghi avevano sempre speso nel descriverlo. Grazie a lei Maestro.

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L'articolo Franco Cerri era il nostro supereroe di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2021-10-20 14:52:00

Tag: addio

COMMENTI (1)

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  • facchin.alberto60 36 g Rispondi

    Frank Kerry...con questo nome oggi il suo nome avrebbe una risonanza planetaria e invece alcune generazioni lo ricordano più per il " Biopresto" che per il suo incredibile talento.