Intervista a Giampaolo Speziale degli About Wayne, creatore della serie Freaks!

07/07/2011 di

Può succedere che alcuni ragazzi con un buon seguito su Internet si ritrovino e decidano di creare una web serie. Già più difficile che la serie diventi un caso e ottenga un gran successo. Pressoché impossibile che riesca a uscire dai confini di Internet e venga premiata come serie tv dell'anno. Eppure questa è la storia di "Freaks!", la web serie italiana che in questi mesi ha stupito tutti e che potete guardare interamente all'interno di questa intervista. Per capire meglio cosa sia "Freaks!", Marco Villa ha fatto qualche domanda a Giampaolo Speziale degli About Wayne uno dei creatori della serie e responsabile delle musiche.



La prima domanda è la più banale, ma non se ne può fare a meno. Dove è nata l'idea di far partire una web series?
L'abbiamo fatta perché avevamo voglia di divertirci un po'. Claudio di Biagio ha dato l'input iniziale per il lavoro. Io mi sono sentito subito emotivamente coinvolto. Mi ha dato l'incarico di trovare le musiche e da subito mi è sembrato un bel progetto di cui far parte. Poi fin dall'inizio abbiamo avuto la consapevolezza che il fatto che alcuni di noi avessero dei canali YouTube molto seguiti ci avrebbe permesso di avere ampia visibilità. Detto questo, abbiamo cercato di fare con i nostri pochi soldi (e mezzi) una cosa che fosse il più possibile all'altezza delle aspettative che questa notorietà online avrebbe generato. Più hai seguito e più fare una cacata ti mette in una situazione di disagio nei confronti di chi ti segue. Chi ha visto questa serie l'ha definita la prima web serie italiana. Noi non l'abbiamo mai detto, anche perché prima di noi c'erano state altre cose, ma non hanno avuto la nostra risonanza e - per mancanza di denaro o di mezzi - non erano arrivate a un livello così alto per poter smuovere le cose.

Al di là delle aspettative del pubblico, in che modo ha influito sulla creazione della serie l'immagine che avevate online prima di iniziare? Quelli di Canesecco, Nonapritequestotubo, Willwoosh e Cicciasan sono tra i canali YouTube italiani più seguiti: le loro caratteristiche non vi hanno condizionato?
Siamo stati condizionati in senso buono, perché avevamo la sicurezza che molte persone l'avrebbero vista. Abbiamo cercato, nel nostro piccolo, di fare un discorso che fosse totalmente diverso e differente dai canali YouTube già esistenti. I personaggi si discostano totalmente da quello che gli interpreti fanno sul web. Loro di solito fanno i cazzoni, noi nella serie li abbiamo mantenuti cazzoni, ma in una maniera un po' più matura. Abbiamo cercato di disegnare intorno a loro dei personaggi che fossero completamente diversi dalla loro immagine sul web.


Dopo l'ansia da prestazione, qual è stata la risposta del pubblico?
Il riscontro che c'è stato nelle persone è stato positivissimo. Tanti che già seguivano i nostri canali sono rimasti entusiasti. Ma soprattutto ci hanno stupito gli addetti ai lavori: tanti sono riusciti a capire il rapporto qualità-prezzo che sta alla base di "Freaks!". Molti l'hanno elogiata, molti l'hanno schifata, perché come tutti i fenomeni c'è chi dice "vale mille" e chi dice "sta sotto zero". Un'enorme soddisfazione è stato ricevere un riconoscimento al Telefilm Festival. Un premio simbolico, come miglior serie dell'anno... serie tv! Questo è stato chiaramente una provocazione nei confronti del sistema televisivo e mediatico, che in questo momento è un po' corrotto, perché molte persone negli old media - ovvero tv e radio - non vogliono rendersi conto della realtà viva e gorgogliante che è il web, che secondo me comunque prenderà piede perché rappresenta il nuovo modo di comunicare.

Una cosa che mi ha colpito è che spesso nei prodotti a basso costo c'è un'idea fulminante alla base, una buona scrittura e poi un crollo qualitativo quando si va sulla parte più tecnica, ovvero recitazione e riprese. Nel vostro caso, invece, attori e regia sono la parte più interessante del lavoro. Come mai, secondo te?
Credo che uno dei motivi sia il fatto che Matteo ha una telecamera in mano da quando aveva sette anni e questo si vede molto in come è girato "Freaks!". Quello è uno dei punti vincenti della serie. Poi abbiamo chiamato attrici professioniste che hanno saputo alzare il livello della serie, abbassando un po' quello dilettantesco. Poi noi siamo cazzoni e l'abbiamo fatto per puro divertimento, quindi si può dire che siamo stati fortunati, perché comunque siamo riusciti ad adattarci ai nostri personaggi. Quindi ci è andata bene anche da quel punto di vista. Un altro punto che è stato elogiato è quello delle musiche e ogni volta che ne parlo non posso non nominare Daniele Giuili, Jacopo Antonini e Francesco Catitti, ovvero le tre persone che hanno lavorato a lungo con me su questo aspetto, che considero fondamentale, non solo perché suono in un gruppo.


A proposito della musica, vi siete ispirati ad altri prodotti per organizzare il vostro lavoro?
No, non ci siamo basati su altre serie, ma abbiamo deciso di lavorare su idee che riprendessero il mondo dei supereroi, realizzando colonne sonore che fossero anche altisonanti. Tutto per prenderci un po' in giro, accompagnando con una musica seria qualcosa che non è per niente serio. Abbiamo deciso di non accompagnare le immagini con musiche scherzose o che accompagnassero empaticamente quanto stava accadendo. Abbiamo deciso di fare queste colonne sonore un po' alla Batman.


Mi sembra però che ci siano chiari riferimenti a serie inglesi come "Misfits" e "Skins".
Volenti o nolenti sì. È quello che la nostra generazione vuole raccontare, ovvero che pensiamo di essere tutti un po' dei supereroi, quando in realtà siamo degli idioti. Per questo abbiamo voluto costruire una storia altisonante di supereroi, per poi raccontare la storia di cinque ragazzi che non sono assolutamente in grado di gestire i propri poteri.


Vi hanno premiato come serie in generale e non come web serie, forse anche perché altrimenti sareste stati in gara voi e voi. Per il futuro pensate sempre e solo al web o avete intenzione di guardare anche verso altri canali?
Il fulcro del nostro progetto è aver realizzato qualcosa che la gente può vedere su internet gratuitamente e quando vuole. Questa è una cosa che per noi è assolutamente importante e ci batteremo perché resti così anche nella seconda stagione. Faremo di tutto perché rimanga così. In realtà si tratta semplicemente di arrivare a un accordo su un'esclusiva: noi diamo un'esclusiva al web, perché le persone devono abituarsi a ragionare sul fatto che non bisogna per forza pagare per vedere le cose, ma che ci sono cose che posso vedere gratuitamente in streaming o anche non in streaming. Quello che conta è il pensiero: torno a casa e me la vedo come e quando voglio. Poi ovviamente speriamo che arrivino proposte da parte di tv per la seconda serie. Il fatto che sia sul web non penalizza altri approdi, non chiude porte. Si parla sempre di target molto diversi. Sul web comunicherai di più con i giovani, in tv e sui canali a pagamento con un'altra fascia di età e sociale.

Quindi ci sarà una seconda stagione?
Sì, la seconda stagione era già in programma fin dall'inizio. Siamo partiti con un soggetto molto lungo, che già conteneva sviluppi per una seconda stagione. Adesso stiamo iniziando a rimetterci mano.


Hai detto che tutto è nato per divertimento e per cazzeggio, mi puoi dare qualche dettaglio in più sulla produzione?
Il modo in cui è stato prodotta "Freaks!" testimonia il carattere di cazzeggio da cui è nata. Siamo partiti a ottobre, mi sembra. Era talmente cazzeggio che nemmeno mi ricordo il periodo preciso. Siamo partiti con l'idea di girare tutto in due mesi, poi in realtà ce ne abbiamo messi sei o sette. È stata fatta tra ragazzi, ma avevamo voglia di farla al meglio delle nostre possibilità Questo ovviamente ha allungato i tempi, anche perché nessuno era pagato. Non c'erano soldi, non c'erano contratti: in alcuni giorni qualcuno aveva impegni di lavoro e quindi non poteva girare. L'unica cosa legata all'ambito "legale" che abbiamo fatto sono state delle liberatorie audiovideo firmate dagli attori e dai gruppi. Ma sono stati gli unici pezzi di carta che abbiamo maneggiato. Era tutto molto free, quindi c'è voluto parecchio tempo.


Torniamo proprio ai gruppi: come li hai scelti? Sei partito dal tuo gusto personale o dalla storia?
Nella scelta dei gruppi mi sono volutamente rifatto alle serie estere. Qui in Italia di solito c'è un signore che viene scritturato e scrive il tema della serie e poi musica tutta la serie da solo. All'estero invece la realtà è totalmente diversa, perché vengono coinvolti gruppi e artisti esterni al mondo della produzione video. E credo che sia davvero importante poter coinvolgere realtà belle del tuo paese per rendere quello che fai ancora più figo. Questo lo vedi in qualsiasi serie: non è solo "Misfits" o "Skins", è qualsiasi serie americana o inglese fatta da vent'anni a questa parte. Io ho voluto fare questa cosa perché mi è sembrata la più giusta da fare.


Hai detto che voi siete partiti da una posizione privilegiata per via della notorietà online dei protagonisti. Senza quella popolarità iniziale ce l'avreste fatta? In generale, si riesce secondo voi ad avere successo anche partendo realmente da zero?
Al di là di tutto, credo che uno dei nostri più grandi meriti sia quello di aver aiutato l'intero sistema YouTube e web italiano. Aver fatto capire ad altre produzioni che una cosa come una web serie può funzionare. Il nostro esempio testimonia che, se ieri una cosa di questo tipo non sarebbe stata possibile, adesso ci stiamo avvicinando a un momento in cui le cose possono davvero cambiare, ovvero a una situazione ideale in cui un regista può dare vita a una web serie. Anche perché costano meno delle serie per la televisione e possono generare guadagni. Non vedo perché una grande produzione non debba investire su un prodotto che andrà sul web. So che in America ci sono delle web serie che hanno all'interno dei grandi attori, prodotte da Universal e da grandi network. In Italia ci arriviamo sempre dieci anni e più dopo. Dobbiamo cercare di ridurre questo gap che c'è tra noi e loro.


Hai parlato di guadagni. Da questo punto di vista, com'è andata la prima stagione?
Ecco, noi di guadagni ancora non ne abbiamo visto. Finora è stato puro divertimento. Però è ovvio che campare con quello che piace fare è la cosa più bella del mondo. Essere un appassionato di pittura e vendere i propri quadri è più bello di farlo per divertimento o amore dell'arte. Ovviamente vedremo cosa ci riserva il futuro e speriamo bene. Ti posso dire che stiamo cercando di considerare un po' di tutto, non c'è ancora nulla di definito. Però avendo avuto questa visibilità, qualcosa si sta muovendo e siamo speranzosi. Abbiamo conosciuto tanta gente e fatto un po' di chiacchiere, ma al momento non ci siamo spinti oltre. Noi vogliamo fare qualcosa di figo, se una produzione ci aiutasse, noi saremmo contentissimi.

 



 

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