Frequenze Disturbate 2001 - Urbino Live report, 03/08/2001

08/10/2001 di Emiliano Colasanti



Antefatto

In questi primi giorni di autunno, con la testa perennemente affollata da pensieri e innumerevoli cose da fare, mi capita spesso di pensare, forse per evadere dalla routine quotidiana, alle cose belle dell’estate appena trascorsa. Le cose che ti hanno reso felice, quelle che ti ricorderai per tanto tempo e che ti scaldano il cuore ogni volta che ti tornano alla mente. I tre giorni trascorsi ad Urbino, facendo la spola tra piazza Duca Federico e la fortezza Albornoz (mio Dio che salite!!), per assistere al festival Frequenze Disturbate, faranno sicuramente parte del mio album di ricordi per molto tempo.

Il punto è questo: se amate la musica, come la amo io, converrete con me che non ci sia posto migliore per vivere, respirare ed ascoltare buona musica, come Urbino nei primi tre giorni di agosto, grazie anche al cartellone che privilegia la qualità, invece di rincorrere i grandi nomi e alla bellissima location. Metteteci poi un pubblico tra i più attenti e selezionati che si possa immaginare e la possibilità di assistere per tre giorni a concerti di band guida dell’ “alternative” mondiale come Stereolab e Blonde Redhead e di due delle più interessanti nuove realtà italiane (Yuppie Flu e Giardini Di Mirò), senza pagare il becco di un quattrino che sia uno, tutto completamente gratuito e capirete anche voi il perché di questo mio entusiasmo.

Negli occhi della gente sotto il palco, è ancora visibile il ricordo del bellissimo concerto dei Blonde Redhead della sera prima, così come sono evidenti i segni di una notte insonne e chiassosa tra le vie del centro storico di Urbino, ora l’attesa è tutta per gli Yuppie Flu, scelti dagli organizzatori di FD come rappresentanti della vivissima scena sotterranea italiana e per i Giardini Di Mirò.

Il compito di aprire la serata e rompere il ghiaccio spetta proprio a questi ultimi. Quest’anno sul loro conto si è detto e scritto di tutto: c’è chi è rimasto affascinato dal notevole Rise And Fall Of Accademic Drifting e chi li accusa di essere solamente una banale versione tricolore dei Mogwai.

Personalmente li ritengo molto validi e a chi li accusa di scopiazzamento e cose simili mi viene da rispondere con una provocazione: perché ogni volta che un gruppo italiano si rifà a modelli visibili viene tacciato di tutti i mali del mondo, mentre nessuno si sogna di dire che non è che i Mogwai siano poi cosi originali e che certamente il post rock non lo hanno inventato loro? Cosa dovrebbero dire allora gli Slint?.

Il concerto si apre con Pearl Harbor e per circa un ora si snoda tra delicate armonie chitarristiche, scoppi improvvisi di distorsioni, feedback ed effetti a non finire, per poi tornare su trame rarefatte. Molto efficaci i contributi di una violinista/violoncellista nonché di un polistrumentista che si alterna tra tromba, chitarre, violino e rullante e che danno al tutto un tocco particolare e, per certi, versi romantico.

Il pubblico sembra lasciarsi andare e apprezzare, anche se qualcuno comincia a manifestare un po’ di stanchezza, concepibile, dato che la musica dei Giardini non è di facilissimo ascolto e ad un orecchio non abituato può sembrare alquanto ostica e ripetitiva.

Pet Life Saver e Little Victories si nutrono del contributo, efficace, alle parti vocali di Matteo Agostinelli degli Yuppie Flu, mentre il compito di chiudere il set spetta alla vorticosa e deflagrante Tom(ahawk)Cruise, con le chitarre di Jukka e Corrado in bella mostra.

Accolti da un tifo da stadio (giocano in casa), gli anconetani Yuppie Flu, vestono il ruolo difficile, soprattutto se si suona dopo ad una band come i GdM, di headliner della serata. La notevole crescita di personalità evidenziata nell’ultimo, recente, The Boat EP mi rende non poco curioso di assistere alla loro esibizione.

Aprono con Blue Experiment e in mezzo propongono una vasta selezione di brani vecchi e nuovi (tre inediti tra cui spicca la divertente I Feel Lucky), tutti identificabili in un indie rock di chiara derivazione stelle e strisce che mischia le chitarre con l’elettronica vintage, un po’ alla Grandaddy per intenderci, ma non per questo poco originale.

Ed è proprio l’elettronica una delle novità più interessanti degli Yuppie, a forza di lasciarsi trascinare dai blips e dal Moog suonato da Dodo, si ha quasi la sensazione di assistere ad una versione “cazzona” (nel senso di slacker ) degli Air. Niente da dire, un buonissimo concerto, soprattutto verso il finale, con tutti ad ondeggiare sulle note di Ambassador.

La seconda serata di FD finisce così: con gli Yuppie Flu richiamati a gran voce sul palco a salutare il proprio pubblico e con noi in movimento verso la piazza principale in cerca di buon vino, pensando già alla prossima edizione e contenti di essere stati parte di un vero e proprio evento.



Pagine: Giardini di Miro' Yuppie Flu

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