Aquadrop dice la sua su Fruit Loops, il pioniere di tutti i software musicali

03/12/2015

FL Studio - noto a tutti come Fruit Loops - è uno dei software più famosi al mondo per fare musica con il computer. È stato creato nel dicembre del 1997 dal programmatore francese Didier Dambrin. Inizialmente era solo un programma capace di gestire file midi e quando la casa produttrice Image-Line decise di prendersi carico del progetto e lanciarlo ufficialmente, all'inizio del '98, aveva poche speranze che potesse davvero interessare a qualcuno. Contro ogni previsione, in pochi giorni i server dell'azienda belga crollarono a causa delle troppe richieste.

In breve tempo Fruit Loops ebbe molti aggiornamenti: in pochi mesi passò dal semplice utilizzo dei MIDI alla possibilità di caricare file audio introducendo anche una batteria virtuale, vero punto punto di forza per i tempi. L'anno successivo permetteva già di registrare musica in diretta e poco dopo era già in grado di suonare file mp3. Negli anni il programma si è evoluto tantissimo, grazie all'apporto di programmatori importanti come Juan "Arguru" Rius, diventando un software del tutto professionale e scelto da produttori del calibro di Hudson Mohawke, Skream fino arrivare a nomi della dance internazionale come Martin Garrix o Afrojack. Tra i tanti nomi italiani che lo usano ce n'è uno che non l'ha mai abbandonato: Aquadrop. Ci racconta perché si trova bene con questo programma, per alcuni considerato ancora solo un videogioco.

Premessa: lavoro con FL Studio da più di dieci anni (da quando si chiamava simpaticamente Fruity Loops) e non ho mai avuto la necessità né la curiosità di testare altre DAW (Digital Audio Workstation). Prima avevo provato la "leggendaria" Hip Hop eJay; era il periodo dove avevo appena scoperto che si poteva magicamente far musica con il computer. Detto ciò, non aspettatevi particolari tecnicismi o gran paragoni con altri programmi, ma soltanto il mio umile punto di vista sull'argomento.

È un software molto semplice ed intuitivo: come molti sapranno, FL Studio è uno dei programmi più in voga tra i nomi più noti dell'EDM (o dei ghost producer che lavorano per loro) ma non solo: si passa infatti da power users come Martin Garrix, Oliver Heldens e Afrojack - legati a quel mondo che mi piace banalmente chiamare "musica da festival" - a personaggi come Mike Oldfield. Sì, quel Mike Oldfield che compose il tema principale della colonna sonora de "L'esorcista", rovinando l'infanzia di tutti i bambini (ovviamente non la produsse con FL, uscì negli anni '70). Insomma, FL Studio viene usato un po' da chiunque... è un software molto semplice ed intuitivo che permette di "scrivere" la propria idea musicale in pochi minuti. 
Confrontandomi spesso con vari produttori, ho notato che ci si divide tra chi lo osanna e chi pensa sia un videogame invece che una DAW; quest'ultimi, probabilmente, non l'hanno mai usato davvero e si lasciano ingannare dalla giocosa interfaccia grafica o dal nome del programma.



I punti di forza: a mio avviso si tratta di un programma come tanti e credo sia in buona parte questione di abitudine ciò che fa nascere il pensiero "questo è meglio di quello". Certo, ogni software è caratterizzato da propri e distintivi punti di forza... Sottolineo il fatto che non abbia mai sentito necessità di sostituire FL: dai tempi in cui facevo Acid Jazz per Lifegate sino alle più recenti produzioni per Mad Decent, Universal, Ultra e Doner Music, compresi i lavori commissionati da GoPro, T-Mobile e Forever21. Trovo molto intelligente il modo in cui si possa gestire il sequencer, il piano roll - che nasconde parecchie ed utili funzioni - e le infinite possibilità con cui si possono disegnare le automazioni. Apprezzo l'impegno costante dedicato da Image Line nell'aggiornare e migliorare il suo prodotto (sembra quasi che vogliano rilasciare una nuova beta ogni mezzora).

I punti deboli: penso ci siano enormi gap di programmazione sui VSTi interni, che si parli di synth piuttosto che di effetti/processori, per cui preferisco importare i miei sample da "veri" sintetizzatori come il Formanta Polivoks, o utilizzare virtuali esterni come Serum, Spire, SynthMaster etc. e processarli con alcuni strumenti Plugin Alliance e Waves (giusto per citarne un paio). Molti giudicano, poi, il motore rendering di FL Studio, dicendo: "Io esporto il pezzo e suona diverso, è più brutto!"... mentre scrivo questa cosa mi vien da ridere, per cui perdonate se scelgo di tapparmi la bocca. A buon intenditore, poche parole.

Conclusione: FL è molto utile, ma ascoltando parecchie "canzoni" che stanno uscendo di recente, basterebbe picchiettare una padella con una forchetta - a ritmo terzinato, rigorosamente 128bpm - e mettere a segno una hit. Usate ciò che vi serve per tradurre velocemente le vostre idee in musica.

Tag: strumenti

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