La Crus - Fuori Orario - Taneto di Gattatico (RE) Live report, 09/03/2001

22/03/2001 di



Arrivo al Fuori Orario un po' inquieto, ricordando il mio ultimo incrocio con i La Crus (un concerto non indimenticabile in coda al tour passato, con Joe stranamente giù di forma e un'intesa non indimenticabile con gli archi suonati dal vivo), ma il locale già pieno mette di buon umore, e l'attesa aumenta la tensione, che si scioglie nel migliore dei modi quando finalmente il gruppo mette piede sul palco.

Mauro Ermanno Giovanardi, che esteticamente è il solito incrocio tra Thom Yorke e Yuri Chechi, è di nuovo al meglio della condizione, Cesare Malfatti e Paolo Milanesi trafficano con la consueta efficacia tra campionatori e giradischi, tornando poi ad occuparsi rispettivamente di chitarra e tromba, mentre il nuovo batterista e Luca "Lagash" Saporiti, con il suo basso sinuoso, forse lievemente più sporco del solito, costruiscono intelaiature solide: nessuna rivoluzione, il marchio di fabbrica della formazione milanese è ormai ben definito, funzionale e poco propenso a drastici cambi di rotta. Nella prima parte dello spettacolo, interamente dedicata, con la sola eccezione di "Dentro me", all'esecuzione del repertorio di cover generosamente ingrossato dal recentissimo "Crocevia", i La Crus viaggiano attraverso quattro decenni di "canzoni" italiane: in alcuni casi, rispetto alle versioni incise sull'album, salgono ulteriormente i bpm sintetici (la convincente "Tutto fa un po' male", il singolo "Via con me" con "It' s wonderful, wonderful..." cantato in coro di tutto il pubblico), mentre in altri dominano le abituali atmosfere fumose, batteria spazzolata e straordinari squarci di tromba. In generale l'esecuzione dal vivo, centrata sulla voce ora confidenziale ora 'disperatamente' lirica di Joe, valorizza i pezzi proposti, e, se i padri spirituali Tenco, Conte e Fossati (di cui viene proposta anche "Naviganti") sono omaggiati con un paio di pezzi ciascuno, passano senza discriminazioni quasi tutti i brani contenuti in "Crocevia" (oltre ai già nominati, Gaber, Nada, Alan Sorrenti, Bruno Martino, Morricone, Afterhours; esclusi solo De Andrè e i CCCP, con "Annarella" appena accennata nonostate le ripetute richieste dal pubblico) e le cover 'storiche' contenute negli album precedenti. Un deferente rispetto per gli originali ed una rielaborazione omogeneizzata allo stile proprio del gruppo vengono fatti coesistere con gusto, e le valutazioni sui singoli brani sono necessariamente piuttosto soggettive: da una parte splendida "Pensiero stupendo", che sorprendentemente sopporta senza problemi l'ovvia assenza degli altri due interpreti (Patty Pravo e Manuel Agnelli) della versione su album, ben riusciti i già citati passaggi più 'mossi', e sempre belle, anche se in direzioni opposte, "Angela" e "Dragon", mentre sull'altro lato "Un giorno dopo l'altro" nelle mie orecchie paga il confronto con la recente e più incisiva versione di Y:dk, e "E penso a te" di Battisti-Mogol, tra l'altro santificata dalla generosa componente femminile del pubblico con un karaoke continuo, sarà anche "storia della canzone italiana", ma resta un pezzo di una pochezza imbarazzante.

Al di là delle opinioni (soggettive, ribadisco) sui singoli passaggi, il 'primo tempo' del concerto riesce comunque davvero bene; poi, dopo una breve pausa, si riprende con i brani originali del gruppo.

Di nuovo impeccabile la resa, ma in questa seconda parte la composizione della scaletta lascia spazio a più di una critica, privilegiando in maniera assoluta il meno ispirato "Dietro la curva del cuore" e dimenticando quasi totalmente i due album precedenti, che contengono (opinione diffusa e non personale, questa) i capitoli migliori, anche se forse meno conosciuti, della discografia dei La Crus, fino alla scelta inspiegabile di inserire nei bis le riproposizioni di "Ricordare" e "Il vino", già suonate nella prima parte (!): il finale con il coro 'alcoolico' e scomposto del pubblico che impone ai musicisti di riprendere in mano gli strumenti è indubbiamente bello, ma rimasticare cover già cantate un'ora prima può andare bene per un gruppo con alle spalle un solo striminzito disco, non per i La Crus e i loro quattro album. Tanto più che il folto pubblico del Fuori Orario è sembrato decisamente ben preparato anche sui pochi brani 'antichi', che i pezzi irrinunciabili rimasti nel cassetto sono stati davvero parecchi, e che l'ottima riuscita di "Qui vicino a te" ha testimoniato perentoriamente come i pezzi 'vecchi' siano tutt'altro che 'scaduti'.

La Crus promossi comunque, questo non si discute, ma con una piccola critica costruttiva: con qualche aggiustamento alla scaletta le recensioni non potranno che essere ottime.



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