Julie's Haircut - Il furgone dei Julie's

07/08/2000 di Enrico Rigolin



L’ultima intervista di Rockit ai Julie’s Haircut risale addirittura ad un paio di anni fa, pur non mancando, puntuali, nel nostro database le entusiastiche recensioni di tutti i loro lavori, sin dal demo “Sexpower”. Bene: sapendo della loro venuta in quel di Sconcertando, manifestazione per gusti assai affine alla nostra webzine, già alla undicesima edizione e che si tiene a Ceregnano (Rovigo), non potevamo mancare, armati di registratore debitamente prestatoci da Maurizio di Myway, l’associazione culturale che organizza quello che è, senza ombra di dubbio, il miglior Festival che si possa trovare nei paraggi ad agosto. Nelle scorse edizioni, giusto per dirne alcuni, hanno calcato il palco di Sconcertando degli ancora sconosciuti Marlene Kuntz, i Persiana Jones, i Modena City Ramblers, gli Yo Yo Mundi, e quest’anno Moltheni e gli stessi Julie’s, senza comunque dimenticare l’occhio di riguardo da sempre avuto per le più sommerse realtà locali e non, lo spazio concesso ad innumerevoli gruppi cui la possibilità di suonare live proponendo propri pezzi sarebbe, a priori, preclusa.

Ciò detto, come si accenna nel sottotitolo, è meglio chiarire che dell’intervista poi non se ne è fatto più nulla, ma procediamo con ordine. Un inizio agosto inclemente ha fatto registrare i pienoni per la serata di apertura (con i DuffyPunk da Alessandria ed un gruppo americano) e per la successiva, con i Quartafila e Moltheni, sino all’arrivo delle dense nubi nere, che hanno impedito il concerto previsto dei Narcolexia venerdì e seriamente minacciavano il concerto dei Julie’s Haircut. Questi, reduci da una fracca di date e in pratica alla chiusura del loro tour estivo, dopo essere saliti su un palco come quello del Rockaforte Festival a Villafranca, scesi nella palude polesana in un uggioso sabato in cui ha piovuto tutto il pomeriggio, decidono di suonare comunque. In pratica, fra i tavoli, in mezzo alla gente: questo è rock’n’roll, questo è stato - e sarà- il contatto, la spontaneità, altrochè servizio d’ordine e transenne!!

Si cena assieme, allo stand gastronomico, che sarebbe a quasi cento metri dal “main stage”, ed invece stasera è greppia, mercatino, bar, pub e … palco! L’impianto (?) di amplificazione è costituito da un paio di spie, che poi hanno retto alla grande l’impatto dei Julie’s, probabile complice la mano di fata del fonico di casa Gamma Pop, Gianluca. Ecco, se sinora vi è sembrata una - per quanto appassionata- cronaca, smetterà ora totalmente di esserlo, perché il registratore è rimasto inutilizzato, perché c’era troppa gente (che scusa idiota!), perché ogni 2 minuti, preso dall’onda delle vibrazioni e delle valvole saturate, progettavo progetti paralleli, gruppi-divertissement estemporanei con Elia, chitarrista dei locali Marmaja, anche noto come lo Stevie Ray Vaughan della Sacca di Scardovari (altra scusa discutibile), infine perché (ecco la verità, cazzone!) le frequentissime visite ai servizi, evidente sintomo di…
La notte è andata. È domenica, i Julie’s Haircut stanno tornando verso Modena, dopo esser stati ospiti a pranzo nello stand di Sconcertando e dopo aver dormito, chi qui da me, chi negli spogliatoi dello stadio. Mi piacerebbe riportarVi le chicche, quelle piccole cose che fanno grandi i gruppi che noi di Rockit andiamo sovente incensando, e che ci piacerebbe si verificassero più spesso: oltre alle chiacchiere con Fulvio di radio Sherwood, al reale concerto è seguita una manciata di brani di un gruppetto locale impossessatosi della strumentazione, poi ancora altri strumentisti (Toni, il batterista dei Marmaja e il bravissimo tastierista di Coleman) e pseudo-tali (un panzone sbronzo, il tour manager di Coleman) si sono alternati in una sghemba jam session, sinchè - strane le vie del destino - in chiusura di serata, anzi nottata, ecco un bel gruppo salire alla ribalta…
Vi partecipano buona parte dei Julie’s: alla chitarra c’è Luca G., alle tastiere il reverendo Fabio e alla batteria un infoiatissimo Robbi Morselli, al basso… il sottoscritto. Si improvvisa. Tutto rigorosamente in LA, sempre nella stessa nota, perché, come giustamente sottolineato da Luca, così si va sul sicuro, non si può sbagliare, e allora giù con la splendida tastierina Farfisa anni ’70, stacchi e note tirate ed io - ora, vigliacco, lo ammetto - se ho fatto la mia figura, è stato solo perché ho rubato un giro di basso ad un funk dei Belle & Sebastian. Rigorosamente in LA.

E poi, il loro furgone, anzi, “il modo in cui viene caricato il furgone dei Julie’s”. Uscirà presto, edito dalla neonata Rockit edizioni, un interessantissimo volumetto, opera di Luca G., con prefazione di sua eminenza Keith Richards (si pensava prima a Thurston Moore, poi al maestro Federico Guglielmi, ancora in estasi per l’ennesima –suicida - uscita di un 45 giri su vinile dei Julie’s, ma poi non se ne è fatto nulla), mentre in chiusura di volume troverà posto una stucchevole e referenziale intervista di Fausti’ko Murizzi: il titolo? E’ presto detto: “Il furgone dei Julie’s”: un’opera di ottimizzazione sopraffina, un incredibile numero di magia moderna. Una testata valvolare, un immenso combo Fender, una vecchia Farfisa (quella di prima, quella dei Doors, per intenderci), un Fender Rhodes, una cassa Hiwatt di fine anni ’60 (appassionati di Vintage: eiaculate!), altri amplificatori, il set intero di batteria, le aste e tutte le chitarre: tutto MIRACOLOSAMENTE STIPATO nel retro di un Ducato. Una bozza-bootleg del metodo di carico è probabilmente già finito in rete sul sito di qualche Ateneo americano, parecchi matematici stentano ancora a credere alla possibilità di far stare tutti quei quintali di roba in un furgone, con in più sei persone!!

Dopo tutto ciò, dopo averli finalmente sentiti dal vivo, dopo aver sentito la loro splendida versione di “Cold Turkey” di un tale Lennon e una infuocata “Sexpower”, dopo aver visto Laura imbarazzata dai complimenti del bassista di Coleman (uno che il funk ce l’ha nel cuore), dopo averli scoperti buongustai a apprezzare il mio salame casalingo, dopo tutto ciò ed altro ancora, cosa avrei dovuto fare?

Non vogliatemene: con che faccia, con che coraggio, poi, avrei potuto chiedere di sederci di fronte ad un registratore? Per certo, la prima domanda sarebbe stata quella che più li fa incazzare: “ma Julie, è la vostra bassista?”.



Cronaca di un’intervista mancata ed altri accadimenti...

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