G. L. Ferretti + A. Sparagna - Viadana (MN) - Chiesa di Santa Maria Live report, 02/03/2004

13/03/2004 di Jack Nessuno



All’interno del ‘Festival della Musica di Mantova’, una piccola parte del programma è stata dedicata alla musica sacra. Se può perplimere questa scelta, stupisce ancor di più il fatto che una delle serate è andata ad appannaggio di Giovanni Lindo Ferretti, il ‘grande vecchio’ della musica alternativa italiana.

Si tratta, più specificamente, di “Litanìa”, un progetto elaborato da Ferretti assieme al musicista etnico-popolare Ambrogio Sparagna (con l’accompagnamento del gruppo vocale Vox Clara) per (ri)proporre composizioni di tema sacro, tradizionali e di loro composizione. Che Ferretti avesse una particolare inclinazione mistico-religiosa è risaputo almeno dalla fine degli anni ‘80; che elaborasse veri e propri spettacoli a tema può stupire o meravigliare, ma in retrospettiva si tratta della conseguenza logica del suo percorso artistico così come si è dipanato nell’ultimo decennio. Fatto stà che la maggior parte del pubblico presente non sarebbe venuta a questo concerto se non avesse letto il suo nome, mentre da un’altra prospettiva viene da pensare che Ambrogio Sparagna abbia trovato un modo esemplare per diffondere il suo encomiabile lavoro semi-colto sulla tradizione popolare italiana (del Sud).

Lo spettacolo ha una struttura tanto schematica quanto efficace che l’artista emiliano riassume a mo’ di introduzione: due autori (uno del Nord e l’altro del Sud Italia) si cimentano in composizioni di carattere sacro, spartendosi diligentemente la scena. Per un terzo canzoni scritte da Sparagna, per un terzo canzoni scritte da Ferretti e per un terzo brani tradizionali; il tutto inframmezzato da preghiere in latino e passi dei vangeli (rigorosamente apocrifi). L’aspetto scenico è tanto scarno quanto importante: ci sono danze ed escursioni strumentali, ma tutti i musicisti rimangono seduti in semicerchio come se questo non fosse un concerto, ma una cerimonia vera e propria. In questo contesto spicca l’immagine dell’ex leader dei CCCP/C.S.I., con il suo aspetto da monaco/asceta vestito con abiti militari che lo trasformano in un guerrigliero combattente. Da un punto di vista musicale è però la fantasia di Sparagna a dominare la scena, nonché i musicisti Erasmo Treglia (ciaramella, ghironda, violino) e Clara Graziano (voce, organetto, tamburello, danza), i quali mostrano una sensibilità molto più colta - leggi ‘d’avanguardia’- della presunta popolarità che vorrebbero evocare. D’altro canto la riproposizione di “Madre” e “Aghìa Sophia” lasciano il dubbio che l’eccezionalità di quei brani fosse negli arrangiamenti dei CCCP e che, una volta ricondotte a un formato più consono, quelle canzoni perdano la loro singolarità.

Tuttavia, quello che ho sempre ammirato di Ferretti è il modo con cui riesce ad appassionare il proprio pubblico con qualsiasi tematica o stile o argomento egli faccia proprio. Deve trattarsi di qualcosa di innato, un fascino messianico o un carisma che gli permette di sbalordire chi lo ascolta anche con il più improbabile degli assunti (in questo caso un Pater Noster in latino). E’ però inquietante la sua ossessione per la figura della Vergine Maria; speriamo solo che tra qualche anno non cominci a proclamarsi il figlio di Dio sceso in terra per la redenzione dei peccati e non inviti il pubblico a mangiare il suo corpo e bere il suo sangue.

Poi non si lamenti se qualcuno lo appende ad una croce. Tu quoque punk?



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