Live Report: Bob Corn al Gam Festival - Cosenza Live report, 11/01/2010

11/01/2010 di

Il Beat di Cosenza inaugura la seconda edizione del Good as milk Festival. Quest'anno si propone in una nuova chiave acustica, invita gli artisti a mangiare insieme al pubblico, struttura il concerto senza amplificazione obbligando chi ascolta ad stare nel silenzio più assoluto. Si crea un atmosfera intima. Se poi a cantare sono Bob Corn, Majirelle e Rella The Woodcutter è facile che l'emzione abbia il sopravvento e che si perda la cognizione del tempo. Ester Apa racconta.



Bisogna essere disposti ad entrare in punta di piedi senza il timore di poter rimanere completamente scalzi e di poter perdere ad un tratto la nozione del tempo. Dimenticatevi qualunque possibile spartiacque fra chi ascolta e chi distilla note, chi sale sul palco e guarda scrupolosamente il pubblico per trovare nelle sembianze di un volto delicatamente amico la carica giusta per iniziare le sue canzoni a manovella. Al Beat, incastonato fra doni antichi di un centro storico nella città di Cosenza ancora tutto addobbato a festa, non ci sono penombre e dunque nessuna possibilità di non guardarsi dritti in faccia. Devi voler condividere un'intimità fatta non solo di parole e suoni ma anche di corpi, il che equivale a dire che bisogna spogliarsi molto più di quanto normalmente si richieda a un singer-man. Questo è il Gam (Good as milk) Festival, rassegna giunta oggi alla sua seconda edizione, kermesse del focolare che si cambia d'abito in questo nuovo anno abbassando i volumi e il fracasso d'intorno per abbracciare il cuore caldo della buona musica italiana indipendente in chiave rigorosamente acustica e scegliendo come cornice dei suoi set gli squarci più vivi della città vecchia. Un universo musicale da consumare seduti intorno a un tavolo, sorseggiando vino scuro mentre gli ospiti venuti da lontano afferrano chitarra e coraggio e intonano le prime note.



(Rella The Woodcutter)

Ci si conosce davvero tutti e si fa inizialmente un pò di fatica a pensare di dover abbassare i volumi delle voci che si intrecciano ed aumentano esponenzialmente seguendo la rotta eno-gastronomica e la familiarità del contesto. Poi ti fermi per un paio di minuti tra una portata e una risata di troppo e pensi che magari Bob Corn, Majirelle e Rella che sono seduti proprio lì, di fianco a te e ti versano da bere sorridendo amabilmente, superata la parentesi di colloquiale conoscenza, potrebbero sentirsi sottilmente a disagio in un convivio pre-concerto in cui l'affabilità non è di facciata ma di sostanza e tu puoi essere facilmente raffigurato come il parente venuto da lontano o al peggio un imbucato di turno. Rompere il ghiaccio e iniziare a suonare dopo aver gustato grappa e sacher torta finale non è per nulla semplice, eppure ogni legittimo dubbio sul buon esito artistico di questa prima serata del festival è pura evanescenza quando Rella The Woodcutter imbraccia la chitarra e porta la sua figura magrissima e la sua voce piacevolmente cavernosa bagnata del blues che pesca nelle acque del Mississippi. Un immaginario fatto di whisky che si sorseggia al tramonto davanti al bancone di un bar liso mentre in una confessione di troppo si rivelano buoni auspici e vecchi tradimenti. Questo giovane milanese ha più di una carta da giocare nel prossimo futuro: una buona dose di talento, la giusta intenzione e una risacca di inquietudine a cui fare ricorso in fase compositiva.

C'è conciliazione invece, resa delle armi e una cascata di melodia nella voce di Majirelle, empatica songwriter il cui nome gravita da non poco tempo nella scena indipendente italica e di cui si attende con ansia vista l'acuta esibizione il primo long-playing, che faccia capire se e come ci possa essere una figura cantautorale femminile in Italia che faccia contaminare il pop alla ballad folk senza necessariamente ricorrere all'ombrosità al vetriolo della Cat Power dei tempi migliori.



(Majirelle)

Bob Corn fa capolino in un silenzio assolutamente reverenziale. Si ferma per un attimo il fiato quando ti sorride e in un torrente lo-fi lentamente fa sgorgare vampe e voce. Cantore di dolci ripostigli domestici al pari di assolate distese senza confini: solai rivestiti di sughero, illuminati da piccoli focolai notturni e intorno un odore forte di terra e di vino. E' poesia per piccole cose, praterie illuminate di pioggia, racconti di scarpe rosse, meriggi a San Martino Spino bruciati da odorosi effluvi di clorofilla. Tu pensi che in tre mesi di tempo grigio quello sia uno dei migliori raggi di sole che ti poteva capitare. E' urgenza comunicativa, dote divina, mondi che si dischiudono e ti portano in dono racconti in note che sanno di meraviglia. Pesta e trascina i piedi in un vortice percussivo, si inebria di nettare rosso, ti accompagna nella neve che si scioglie per far posto alla primavera. "The hottest autumn ever" è la poesia più dolce che qualcuno ti possa regalare. Tremori emozionali che si avvicinano per i presenti all'idea comune, di un possibile abbozzo di purezza. Aria e grazia che ti toccano e ti prendono senza fretta fra le braccia.



Commenti (4)

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  • nleander 13/01/2010 ore 14:44 @nleander

    Bravo Tizio !!!

  • Marcello Farno 13/01/2010 ore 23:25 @isacconucleare

    bella ester!
    peccato non averlo saputo...

  • loureed 14/01/2010 ore 19:06 @loureed

    vai Tizio!!!!!

  • Federico Bentivogli 14/01/2010 ore 23:15 @graficabny

    Grande Tizio :)

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