Gelato al Veleno 2007 - Milano Live report, 14/12/2007

17/01/2008 di

(Alessandro Raina degli Amor Four - Foto di Marco Becker)

Un dietro le quinte non convenzionale, ai limiti del surrealismo come lo può essere organizzare un concerto dal vivo. Tensioni, problemi e, poi, soddisfazioni. Michele 'Wad' Caporosso ci racconta il suo Gelato al Veleno. Una serata a dir poco favolosa, quasi fiabesca.



Gelato al Veleno. Sostanzialmente per fare festa. Così, di dicembre, Rockit rimette in moto il suo carrozzone e si lascia andare ai concerti. E' sempre bello ritrovarsi dentro una localata per ballare le cose che ci piacciono. Party invernale, insomma, per festeggiare l'ultimo mese del... 2007. Anno che Rockit ha chiuso di Venerdì, al 14. E ovviamente quando si organizza un party è una questione di direzione artistica, come vi dicono nei corsi di 'Gestione e organizzazione di concerti', si. Ma soprattutto è uno grossa spaccatura di troll perché gli imprevisti non mancano mai. Per esempio: il giorno prima del Gelato al Veleno mancava un palco medio-buono (il palco!), la microfonatura di base, altre mille cose e soprattutto mancava la voce ad un gruppo. Cioè ad Alessandro Raina che tornava da Parigi senza parole (in senso corporeo). E poi il giorno del concerto l'orario del soundcheck va rispettato giusto? Se alle 7 era prevista tassativamente la fine delle prove delle quattro band, alle 6 avevano solamente appena cominciato a rodare gli strumenti del primo dei quattro. Cioè quell'inverosimile situazione di 'siamo messi bene' che controlli sotto effetto di 'forza che si risolve tutto'. E infatti come nelle migliori fiabe antropologiche il Gelato al Veleno è riuscito benissimo. Con i fiorellini, i sette nani, i cantastorie, i bisonti, gli gnomi con la frangetta e le fatine in gonnellina. Tutto bene. E per quanto il Bitte fosse nuovo ai concerti, dopo un po' il mood vezzeggiò quell'esatta atmosfera da le mille e una notte in versione poesia e stile e coraggio. Cioè come siamo noi. I fratelli Grimm in un grande (sotto)bosco di concentrazione mentale, anima e birra. Tanta birra. E ovviamente tanti free drink. Quelli per cui Tutti (da Paperina al Grande Puffo) mi hanno lacerato il sotto boxer per averne. Sin dall'inizio della round table/conferenza stampa che ha sintetizzato eroicamente e con leggero Ego, a parole e con dibattiti punk-popolari: un bel cazzo di niente. Ma è sempre così. Per dire la propria. E non stare zitti. Ma nemmeno stra-parlare. Inondavo il cesso col solito liquido enterico che correva al tempo stesso di quello della spillatrice di birra, mentre aspettavo. Ma cosa o chi si aspetta quando si aspetta che un concerto inizi? Avevo bevuto zero. L'unico stupefacente era causato dal normale sbattimento. Non ci furono effetti collaterali. E le sensazioni furono più che buone. Incrociavo spesso Leziero, persona squisitissima, degli Amor Fou che gentilmente mise a disposizione la sua batteria, oppure Marco dei Jennifer Gentle che assieme agli altri del gruppo dormiva, come i folletti nelle favole per l'asilo, sui divanetti quasi sotto il palco mentre gli A Classic Education spaccavano la cassa della batteria per provarne il suono. Sotto questo effetto falso-anfetaminico scopri che Enrico dei Pink Rays è barese più del tuo culo. E' tutto sempre molto strano, altro che Hansel e Gretel. Piscio ancora e aspetto che si riempia il posto. Fu così. E non solo per questo fu bello. Me ne sbatto il cazzo del lieto fine. Meglio la storia. Quattro concerti. Molta gente. Bel casino. Quando cominciò la dj selection, con Tommaso Toma, Polaroid e Sangue Disken, mi stavo grattugiando il sotto-pancia, ringraziando i vari 'guest' che passarono dal Gelato al Veleno. Tutti gli altri non li ringrazieremo mai in toto. Ma ognuno sa di aver preso parte ad una piccola fiaba. Con la scarpetta. Le streghe, i diavoli bui, i draghi colorati, e gli indie rockers (protagonisti di una fiaba contemporanea). Ma soprattutto c'era Cenerentola. Ha ballato, sussurrato due parole e fatto gli occhietti dolci. E non è rientrata a mezzanotte. Abbiamo avvelenato la fiaba. Felici, contenti e ubriachi. Fu la fine.



Pagine: Jennifer Gentle Amor Fou The Pink Rays A Classic Education

Commenti (5)

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  • livere 18/01/2008 ore 12:55 @livere

    oh, non è che mi dai un free drink?

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