Gelato al Veleno @ Rainbow Club - Milano Live report, 01/12/2006

13/12/2006 di

(Bugo si piglia gli applausi - Foto di Marco Becker)

Ten Thousand Bees. Tre allegri ragazzi morti. Bugo (e Viola e Rico Uochi Tochi). Tutti sul palco del Rainbow per il "Gelato al Veleno", la festa che Rockit ha organizzato per festeggiare i nove anni (che se ne vanno) e i dieci (che arrivano). Ecco la cronaca musicale di quello che, più che un semplice concerto, è stato semplicemente una festa.



“Gelato al Veleno”. Sostanzialmente per fare festa. Così, di dicembre, Rockit rimette in moto il suo carrozzone e si lascia andare ai concerti. E’ sempre bello ritrovarsi dentro una localata per ballare le cose che ci piacciono. Party invernale, insomma, per festeggiare l’ultimo mese del 2006: l’anno prossimo infatti saranno dieci anni. Doppia cifra tonda che non possiamo tralasciare, dimenticare, ignorare. Un compleanno al quale s’ha da arrivare in piena forma, con il pieno di motivazioni. Non per autocelebrare, bensì per rilanciare la sfida. Nei confronti di un mercato completamente mutato, una realtà professionale diversa rispetto a qualche anno fa, un situazione contigente a cui la esperienza acquisita dovrà fare da tesoro per affrontare classici e nuovi problemi. Insomma, non sarà una parata di reduci.

Musica, Arcobaleno. Parte dj Enver in consolle, e dopo poco meno di un’oretta di riscaldamento, sul palco salgono i graziosissimi Ten Thousand Bees da Knifeville-Maniago (PN). Portano per la prima volta a Milano le loro dolci confezioni indie-pop senza dimenticarsi delle chitarre elettriche. Nel loro seppur breve set condensano le canzoni di “Polar Days” in compatte esecuzioni, poi si allentano in code post-rock e visioni folk-psichedeliche. Squarci di futuro e potenzialità, oltre che una buona mezz’ora.

Passata la tempesta d’api, arriva il corteo dei Tre Allegri Ragazzi Morti. “La seconda rivoluzione sessuale”, prossimo album della band in uscita a febbraio, è annunciata dal palco di uno stanco ma eternamente indomito Davide Toffolo. C’è sempre della vita dentro quegli occhi e dietro quella maschera. I TARM ricordano al pubblico che questa è una festa e d’altronde si prendono i cari vaffanculo. Il set premia perlopiù brani dei vecchi album. “Mio Fratellino Ha Scoperto Il Rock’n’roll” – fatevi sedurre da una sorta di nuovo manifesto del teen’n’roll italiano – è lasciata al dilatatissimo sound-check. La rinnovata generazione degli allegri ragazzi morti frequenta il suo rito, e i vecchi annuiscono felici. Sempre un piacere.

Infine, Bugo. E i suoi ospiti. Perchè oltre alla Viola di cui è stato ampiamente detto e preannunciato, il “Beck delle risaie” porta con sè un sassofonista e Rico degli Uochi Tochi. Con cui apre, facendo lo sgambetto all’hip hop true skool. E’ un crescendo unico di esecuzioni che tirano in mezzo la gente, nonostante gli arrangiamenti puntino sempre meno alla scarnificazione e sgattaiolino spesso verso il funkytarro. E’ tutto molto colorato, con esplosioni che si raggiungono sull’esecuzione di “Amore Mio Infinito” – quando Violante Placido, dopo una preparazione lunga e accigliata, sale sul palco – e il finale assoluto – secondo bis - con “Casalingo”. Oltre alla band di Bugo, alla batteria c’è Luca dei TARM, alle “tastiere” Davide Toffolo, alle maracas Enrico Molteni (mancano solo Federico Fiumani e Lorenzo Vignolo a ballare, ma preferiscono starsene nel pubblico). Tutti quelli che noi non siamo umani e tu lo sai. Stare qui è qualcosa di. Insomma, ci siamo capiti. Finale perfetto per stamparsi un sorriso in faccia, abbandonarsi ai vizi e buttarsi nella pista dell’arcobaleno a capire cosa vuol dire ballare pop con dj Polaroid.



Pagine: Tre Allegri Ragazzi Morti Bugo Ten Thousand Bees

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