Le musiche dei videogame ormai sono opere d'arte

Nel gaming il sound design ha raggiunto livelli clamorosi, da "Final Fantasy" a "Red Redemption". Intanto una generazione di artisti italiani, da Gennaro Nocerino a Marco Chiavetta, mostra il suo talento
07/04/2020 09:56

Può sembrare passata un'era geologica, ma un anno e mezzo fa, in Santeria a Milano, si è svolto un concerto molto particolare. Si è trattato della riproposizione integrale e fedele all’originale della colonna sonora di Ghouls 'n Ghosts, uno dei più famosi videogiochi arcade di tutti i tempi, seguito dell’immortale Ghosts 'n Goblins, pubblicato per il glorioso Commodore nel 1988. Avete presente i pixel, il cavaliere con l'armatura, gli scheletri con la falce da uccidere e la frustrazione per non essere arrivati neanche al secondo schema? Ecco, quello.

Ad aver messo in piedi questa iniziativa così curiosa è stato Enrico Gabrielli, non proprio uno che passava di lì per caso, visto che stiamo parlando di un polistrumentista e artista a 360 gradi, anima di progetti come The Winstons e Calibro 35. Non è una novità: nel corso di ormai quasi sessant’anni di storia del gaming tantissimi musicisti e compositori, famosi e non, si sono cimentati nell’arte di dare voce, musica e commento sonoro ai videogiochi. 

Nel nostri Paese ci sono esempi di compositori che si sono specializzati specificatamente nella musica per videogame. Al di là dell'aspetto artistico, va considerato anche il fatto che l’industria dei videogiochi a livello globale – almeno prima del Covid-19 – è una delle industrie più importanti e impattanti a livello economico di tutte. In special modo se si parla di industria dell’intrattenimento. Lo scorso gennaio GTA V Online ha registrato incassi per 596 milioni di dollari, circa 535 milioni di euro. E stiamo parlando di un gioco uscito cinque anni fa. Fate un attimo un paragone e cercate di trovare un parallelo prodotto di intrattenimento che, a distanza di un lustro, segni simili guadagni.

Se ne sono accorti in molti, e in molti hanno deciso di provarci. Da quasi tre anni sono attivi molti corsi specifici in varie scuole e istituti lungo la Penisola. Nel 2018, ad esempio, il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma ha istituto un master in musica per videogiochi e in una direzione molto simile si sono mosse anche l’Accademia italiana Videogiochi e la LUISS. Tutti questi corsi li potete facilmente trovare online e sembrano tutti molto interessanti. Dando una rapida occhiata al piano di studi, si diventa esperti in musica e mass media, analisi della musica applicata, montaggio audio e post-produzione, sound design, orchestrazione midi, sintesi e campionamento del suono, game building. Ovviamente, si accede mediante una laurea di primo livello al Conservatorio.

Tra gli esempi italiani più interessanti degli ultimi anni c’è sicuramente il lavoro di Max Di Fraia e quello di Davide Luzi. In particolare ci stiamo riferendo alla loro collaborazione per le musiche di Slaps and Beans, videogioco realizzato da Trinity Team, un picchiaduro a piattaforma che ha per protagonisti Bud Spencer e Terence Hill. I due artisti hanno composto musiche originali che si inseriscono perfettamente nel mood dei film e delle canzoni degli Oliver Onions.

Su questo filone ci piace citare quanto fatto da Milanoir, un action-game in pixel art realizzato dagli adorabili punk che sono i ragazzi di Italo Games. Il gioco, ambientato in una Milano anni Settanta ispirata ai film poliziotteschi, ha una colonna sonora eccezionale, grazie al lavoro di Luigi Di Guida, un compositore italiano molto noto nel settore, che lavora con il team Dpstudios e che è stato abile, anzi abilissimo, a riproporre quel misto di funk, disco-music e groove tipico di quel periodo. 

Notevole è anche il lavoro di Gennaro Nocerino, che si è occupato della colonna sonora di Detective Gallo, un’avventura bizzarra e buffa che abbiamo avuto occasione di provare a più riprese durante le ultime Milan Games Week ma anche a Lucca Comics, ispirata ai fumetti della Disney di investigazione. Al di là del gioco in sé, carino ma con qualche limite, ci ha impressionato la colonna sonora, nella quale Nocerino ha riversato tutte le sue conoscenze di blues e jazz, donando un tocco veramente molto elegante.

Recentemente abbiamo letto anche diverse interviste a Marco Chiavetta, musicista e compositore oltre che amante dei videogiochi che da poco è uscito con il nuovo disco Old Town Stories. Chiavetta ha fatto delle riflessioni interessati, proprio dal punto di vista teorico, sulla diversità e specificità della composizione di musica nei videogiochi, focalizzando l'attenzione sul tema dell’imprevedibilità, delle situazioni che il giocatore può trovare di fronte e quindi come il compositore debba essere abile a inserire tutta una serie di variazioni nelle sue musiche. Se il nostro personaggio affronta un mostro e ha davanti a sé diverse variabili (morte del mostro, morte sua, entrata del secondo giocatore, aiuti esterni, principessa salvata, caduta nell'abisso), ogni azione dovrà essere assecondata dalla musica giusta.

Parlando ai massimi livelli, è difficile non accorgersi di come in Final Fantasy 7 Remake, uno dei giochi più attesi della stagione, il sound-design sia assolutamente dinamico. Le musiche, composte dal genio di Nobuo Uematsu, si adattano perfettamente ai diversi momenti di gioco: c'è una colonna sonora globale che vale per l’intero livello ma che poi, a seguito delle mosse del giocatore o degli avversari, si modifica. Si ha un ritmo incalzante e ansiogeno quando ci si scontra con i nemici, mentre nelle fasi di esplorazione il commento sonoro è più rilassato.

Anche in Death Stranding accade qualcosa di simile, anzi lì Hideo Kojima, che ha curato personalmente la colonna sonora, in determinati punti fa partire delle canzoni originali, per commentare quello specifico momento e trasmettere grandi emozioni al giocatore. Per non parlare di Red Redemption 2, che ha proprio uno degli snodi fondamentali della trama western legato, intimamente, ad una canzone, oppure alla chitarra latina e insieme apocalittica di Gustavo Santaolalla, per sottolineare il mondo distopico di The Last of Us.

A volte veri e propri maestri delle colonne sonore da film si prestano a comporre per i videogiochi, pensiamo a Joe Hisaishi, che ha firmato la musica per tutti i film dello Studio Ghibli di Hayao Miyazaki e per molti film di Takeshi Kitano e delle sue arie immediatamente riconoscibili, scritte per il videogioco Ni No Kuni. Potremmo fare l’alba citando gli esempi (la scala di Metal Gear Solid Snake Eater, il jazz anni venti di Cuphead, il requiem da brividi che parte quando ci attacca la Cleric Beast sul ponte di Yarnham in Blodboorne eccetera eccetera).

Quello che è sicuro è che anche in Italia, faticosamente ma in maniera ormai inesorabile, il settore del gaming sta diventando strategico a livello economico. Tralasciando le possibili ripercussioni della pandemia globale, l’impressione è che fare musica per i videogiochi, anche da noi, diventerà sempre di più non soltanto un settore di studio specifico, ma anche e soprattutto un approdo professionale molto importante. In più, cosa da non disprezzare, remunerativo e foriero di soddisfazioni e premi internazionali.

Infatti il caso dei Berlinist, questo meraviglioso gruppo di Barcellona, che ha realizzato la colonna di Gris, è lampante: vincendo premi in tutto il mondo sono entrati nel circuito delle band più quotate a livello internazionale. Idem per i Low Roar, che sono stati “sponsorizzati” da Kojima nel già citato Death Stranding. Ed è notizia recentissima il fatto che, tra gli altri, anche gli American Football il prossimo 11 aprile parteciperanno al Nether Meant, un concerto per raccogliere fondi per la ricerca sul Covid-19 che verrà trasmesso su Minecraft. Ora il quadro è completo.  

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L'articolo Le musiche dei videogame ormai sono opere d'arte di Mattia Nesto è apparso su Rockit.it il 07/04/2020 09:56

Tag: videogiochi

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