Uzeda - Giardini Inglesi - Palermo Live report, 07/07/2007

20/07/2007 di

(Gli Uzeda dal vivo - Foto da internet)

Gli Uzeda a Palermo. Mentre mezzo mondo seguiva il Live Earth in televisione, loro salivano per l'ennesima volta su un palco e regalavano al pubblico consigli utili per vivere nel mondo del rock: chiacchierare poco, suonare tanto e forte. Ad aprire i Diane And The Shell, un'altra bella speranza nata a Catania. Di musica così ce n'è un disperato bisogno, Manfredi Lamartina racconta.



“La lingua inglese per molti è un ostacolo – dice ad un certo punto Giovanna Cacciola – ma sono sicura che tra di noi riusciamo a capirci benissimo”. Come darle torto. Qui gli Uzeda giocano con la scioltezza e la padronanza di chi sa di godere del supporto del pubblico. Ché vederli nuovamente dal vivo a Palermo, dopo tanti anni di assenza, fa il suo effetto. Una band, questa, che se ne frega delle chiacchiere che stanno a zero ma che ingrassano conti in banca milionari ed ipocrisie miliardarie. (Nello stesso momento dall’altro capo del mondo un centinaio di popstar vanitose contribuivano massicciamente all’inquinamento globale per cantare ad una kermesse musicale di stampo ecologista. Un po’ come partecipare ad un’orgia per promuovere la verginità, direbbe qualcuno).

E allora musica maestro, perché qui c’è un bisogno disperato di un rumore incessante che assordi le miserie di certo intrattenimento moderno. Di una chitarra in alluminio che reinventi il concetto di dissonanza, guardando finalmente i modelli provenienti da oltreoceano a testa alta e con la schiena dritta. Di una sezione ritmica che è granitico sostegno alle intemperanze viscerali della voce. Gli Uzeda mettono a segno un concerto che è allo stesso tempo la summa del loro cammino artistico – si va dalla tempesta noise di “Suaviter” alle attese claustrofobiche di “Time Below Zero” – e un segnale importante che dice alle nuove band che un’altra musica non è solo possibile, ma è concretamente realizzabile.

Non è un caso allora che ad aprire la serata siano stati i Diane And The Shell, uno dei gruppi che ha saputo assimilare e rielaborare – più come attitudine che come stile sonoro – la fondamentale lezione degli Uzeda (suonare sempre, senza scendere a compromessi). Il loro ultimo disco, “30.000 Feet Tarantella”, pubblicato da un’etichetta americana, ha segnato il salto di qualità per la band catanese. Post rock strumentale che guarda più a Chicago che a Glasgow. Nella loro esibizione, i Diane sembrano puntare di più sull’impatto dei loro complessi arrangiamenti acrobatici che sulle atmosfere policrome del loro album. Il risultato perde un po’ in varietà ma guadagna parecchio in tensione e attenzione. Teneteli d’occhio.



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