D'ora in poi, tutti i dischi del mondo usciranno di venerdì (ma a noi cambia davvero qualcosa?)

Dalla prossima estate, tutti i dischi usciranno di venerdìDalla prossima estate, tutti i dischi usciranno di venerdì
23/03/2015 di

La notizia era in giro già da mesi, ma è stata annunciata ufficialmente dall'IFPI (International Federation of Phonographic Industry) solo lo scorso 26 febbraio: a partire dall'estate 2015, i dischi inizieranno ad uscire in tutto il mondo solo di venerdì, a ridosso del weekend.

Ad oggi gli album escono tradizionalmente di lunedì nel Regno Unito e in Francia, e martedì negli Stati Uniti (insieme a una serie di altri paesi, tra i quali l'Italia), ma l'IFPI ha deciso di unificare le date di uscita internazionali perché nei suoi piani dovrebbe incrementare le vendite e diminuire sensibilmente la pirateria: oltre a diverse trattative favorevoli condotte negli scorsi mesi con etichette, distributori e altri operatori del settore, l'IFPI si è basata anche sui risultati ottenuti da un sondaggio diffuso tra gli ascoltatori di Spagna, Italia, Malesia, Francia, Brasile, Svezia e Usa, che indicano chiaramente che le persone sarebbero molto più ben disposte ad acquistare un disco se uscisse di venerdì, con la prospettiva di potergli dedicare un ascolto attento e più "rilassato" durante il fine settimana. A supporto del sondaggio ci sono poi i dati di vendita, sia digitale che fisica, che evidenzano come dal venerdì alla domenica ci sia di solito un picco di acquisti.

Un altro dei motivi che ha spinto l'IFPI (assieme a una schiera di CEO tra i quali Francesco Riganti della Mondadori e Ken Parks di Spotify) a decidersi per un Global Release Date è legato all'attesa inutile e anacronistica a cui sono forzati gli ascoltatori: se il disco che stiamo aspettando da settimane esce di martedì negli USA e solo giorni dopo nel proprio paese, è probabile che saremo tentati di cercare un torrent per ascoltare tutto subito (abbiamo i nostri dubbi che in questo modo si estingua la pirateria, ma vabbè).

(immagine via We Heart It)

A supporto di questa teoria, in molti hanno notato come alcuni dei dischi più venduti negli ultimi mesi siano stati quelli pubblicati su internet senza alcun preavviso. Ovviamente di venerdì.
Beyoncé e Drake (senza considerare i Radiohead molto prima di loro) sono solo i due esempi più eclatanti, ma la tendenza dei grandi player è ormai quella di evitare le date di uscita ufficiali come la peste e sperare che l'effetto sorpresa trascini le vendite e al contempo eviti leak indesiderati. 

Ma cosa cambia davvero per noi che la musica la ascoltiamo, e per tutti quei musicisti che non possono godere dei numeri di Drake o Earl Sweatshirt

Per noi non molto, a dire il vero. Potrebbe essere un punto di vista prematuro, ma la sensazione è che per un ascoltatore casuale o per un fan accanito il giorno di uscita di un disco sia un dettaglio totalmente irrilevante, e lo stesso vale per acquisti e pirateria connessa: se si decide di comprare un album, lo si farà a prescindere di lunedì o di sabato; se online troviamo un leak di un album attesissimo, ci cambierà poco sapere che una settimana più tardi sarà nei negozi di tutto il mondo contemporaneamente. 

Per gli artisti più piccoli invece il Global Release Date potrebbe avere dei risvolti non proprio positivi; posto che ogni etichetta è libera di pubblicare i propri dischi quando meglio crede, l'uniformazione delle date di uscita nei giorni precedenti il weekend, in concomitanza tra l'altro anche con le uscite cinematografiche, potrebbe complicare ulteriormente la comunicazione con i fan/consumatori e lo spazio sulla stampa, che sarà sempre più concentrata su pochi, grandi nomi.

È dello stesso parere Martin Millis, fondatore del Beggar's Group (che riunisce alcune grandi etichette indipendenti come la 4AD, Rough Trade, Matador e altre) che sottolinea come l'eliminazione dei due picchi di vendita settimanali impedisce di fatto "il rifornimento delle scorte e la possibilità di rettificare gli errori prima del secondo picco della settimana". Millis ha anche sollevato i suoi dubbi sulla qualità delle consultazioni portate avanti dall'IFPI con i referenti dell'industria musicale: "temo che le loro consultazioni siano state una farsa (...) e temo che questa mossa porterà alla formazione di un mercato in cui il mainstream dominerà, e la nicchia, che può essere il mainstream di domani, verrà ulteriormente marginalizzata."

 

Tag: mercato discografico discografia

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