Giovanni Lindo Ferretti - Saga IV. Il canto dei canti Live report, 11/09/2015

Giovanni Lindo Ferretti - Giovanni Lindo FerrettiGiovanni Lindo Ferretti - Giovanni Lindo Ferretti
17/09/2015 di

Sembra il sole che nasce, questo sole calante. Il cinquecentesco Chiosco grande di San Pietro è illuminato da una luce tiepida e aspetta ancora vuoto e silenzioso. Non è un caso che l’orario scelto per l’inizio dello spettacolo sia poco prima del tramonto, perché ad andare in scena nel complesso benedettino di Reggio Emilia non è solo l’imminente concludersi del giorno ma soprattutto “il tramonto di un’era” e l’arena recintata al centro del chiostro diventerà presto il palcoscenico di “Saga IV- Il Canto dei Canti”, spettacolo del Teatro Equestre dell’ex CCCP (e C.S.I. e P.G.R.) Giovanni Lindo Ferretti.
A più di un’ora dall’inizio i chiostri sono già gremiti.
Nell’arena due fabbri, una fiamma altissima, una serie di ferri di cavallo tintinnanti che i due immergono nel fuoco e picchiano senza pietà in una frastornante eco metallica. A chiudere l’uscita dalle scuderie all’arena, il drappo leggermente mosso dal vento su cui campeggia il grande logo della Corte Transumante di Nasseta, compagnia di uomini, cavalli e “montagne, montagne finché ne vuoi”, nata nel 2010 a Cerreto Alpi dalla volontà di ricercare una forma espressiva pura, capace di mantenere memoria del passato e di evocare la prospettiva del futuro ricucendone il precario equilibrio.

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All’improvviso, una voce inconfondibile proclama l’inizio della celebrazione ed è impossibile non sentire dentro un piccolo sussulto, mentre Ferretti fa il suo ingresso nel chiostro in sella ad un destriero, scandendo il ritmo di un rituale che mescolerà solennemente musica, recitazione e arte equestre, coinvolgendo oltre a Ferretti cavalli, cavalieri, un musicista, fabbri e stallieri.
L’idea alla base dello spettacolo è denunciare la modernità di un mondo che, nel suo sgretolarsi rovinando su di sé e scivolando verso il piano e la città, ha perso il contatto con il proprio passato, i propri riti, la propria insostituibile memoria, gli antichi canti dei bardi risuonati per le foreste e le valli di questa terra: da qui il cavallo, elemento purosangue per eccellenza, portatore di una cultura millenaria, “residuo di un altro tempo e di un altro mondo” alla pari dell’uomo e per questo a lui vicino e necessario.

Il mondo equestre attraverso il progredire del tempo e il recupero dell’ancestrale legame tra uomo e cavallo, questi i temi su cui le parole di Ferretti insistono nell’ora e mezza seguente, accompagnate dalle esibizioni dei cavalli (maremmani a cui si aggiungono un cavallo d’Appennino e un crociato) e dei loro cavalieri. C’è tutto il tempo per proporre pezzi tratti dall’omonimo disco del 2013 ("Saga. Il Canto dei Canti"), dalla tenebrosa “Onda Brada” a “Ben poco onore”, dal riadattamento di “Maciste contro tutti” a “Maritima Loca”, oltre a numerosi pezzi dal repertorio dei CCCP, da “Amandoti” fino alla struggente “Annarella”.
Resta comunque sempre fermissima la dichiarata consapevolezza che ciò che sta avvenendo qui è l’evocazione di un passato irrimediabilmente concluso, il rito di chi sa da dove viene ma è consapevole abbastanza da voltarsi solo per recuperare ciò che in questo affiorare millenario ha più valore, in salda direzione del futuro.

"Saga. Il canto dei canti" è di fatto un’opera epica, grande nel suo profondissimo anelare al ritorno alle origini con indubbia e sacrale profondità evocativa. Vero è che non si tratta di uno spettacolo facilmente accessibile, come d’altra parte difficilmente potrebbe esserlo una proposta tanto densa e ambiziosa.
Alla fine resta uno spiazzo di terra calpestata, un elegante disegno di orme mescolate, enorme tracciato circolare di zoccoli e scarpe che camminano vicini. La magnificenza della natura, la forza animale e la capacità dell’uomo di esserne, calmo e sapiente, punto di armonia ed equilibrio.

Tag: foto report

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