Giuseppe Craca meets Prince

Questa foto è la storia di come le cose cambino quando smetti di inseguire le opportunità nel modo sbagliato e impari ad aspettarle nel modo giusto. Anche di fronte a una delle più grandi icone musicali di sempre

- © Giuseppe Craca
11/02/2026 - 10:54 Scritto da Giulia Callino

Dentro ai tuoi occhi è la rubrica di Rockit che propone uno scatto dei maggiori fotografi della musica italiana, raccontato dalla prospettiva dell'autore. Oggi a raccontare è Giuseppe Craca, che ha scelto un suo scatto a Prince.

Budapest, 2011

Fotografo musica e concerti dal 2005. In questi anni ho costruito un archivio fatto di palchi, luci instabili, sudore, attese infinite e incontri che, a volte, cambiano la direzione di una carriera. Tra tutte le immagini che custodisco, questa fotografia occupa un posto speciale: è il ritratto di Prince, scattato nel 2011 durante il Sziget Festival a Budapest.

Non è solo una fotografia di un’icona della musica mondiale. È il simbolo di una soglia attraversata.

Quello fu il mio primo incarico ufficiale per Rolling Stone Italia. Un debutto che portava con sé tutto il peso – e l’orgoglio – del riconoscimento professionale. Andai a Budapest con un obiettivo chiaro: realizzare immagini che potessero dare valore al mio percorso, dimostrare a me stesso e agli altri che quella non era solo una passione, ma la professione che volevo costruire negli anni a venire.

Fotografare Prince era, già di per sé, un’esperienza quasi destabilizzante. Un artista che ha attraversato generazioni, ridefinito i confini della musica pop, funk e rock e che resta una delle figure più influenti della storia contemporanea. Trovarmelo davanti, sapendo di avere pochi minuti – se mai li avessi concessi – per raccontarlo con una sola immagine, era emozionante e intimidatorio allo stesso tempo.

Davanti al palco c’erano almeno 70.000 persone, forse molte di più. Poco prima dell’inizio del concerto arrivò la notizia che nessun fotografo avrebbe potuto scattare sotto palco. Una decisione dell’ultimo minuto: niente “primi tre brani”, niente accesso privilegiato. Per chi fotografa concerti, è una sentenza durissima. Significa scattare da lontano, tra teste, braccia alzate, telefonini in ogni dove e luci imprevedibili.

Deluso ma non rassegnato, cercai di trattare con l’ufficio stampa. Proposi una soluzione estrema: un solo brano, pochi minuti.Contro ogni aspettativa,la mia richiesta venne accettata. Fui l’unico, tra oltre duecento fotografi arrivati da tutto il mondo, ad avere accesso sotto palco per fotografare Prince. Un privilegio enorme. Un momento che avrebbe dovuto garantirmi “lo scatto”.

Eppure, successe qualcosa di inatteso.

Durante quel brano, nonostante la vicinanza e l’adrenalina, non riuscii a realizzare nulla che sentissi davvero mio. Nulla che, a posteriori, mi sembrasse all’altezza di ciò che avevo davanti. Quando tornai tra il pubblico, stanco, sudato, schiacciato dalla folla che ballava e difendeva gelosamente il proprio spazio, continuai a scattare autorizzato dal management e dall'ufficio stampa. In condizioni peggiori. Da lontano. Senza controllo.

Ed è lì che nacque questa fotografia.

Un fascio di luce attraversa il buio e colpisce il volto di Prince, disegnandone i tratti mentre tutto intorno resta in ombra. Un equilibrio fragile e irripetibile, nato non dalla posizione migliore, ma dalla perseveranza. Dalla pazienza. Dal restare, anche quando sembrava che l’occasione fosse già persa.

Questo scatto è diventato, col tempo, una lezione di vita e di fotografia. Mi ha insegnato a non credere ai falsi miti: non è sempre superare una soglia, ottenere un pass o essere “più vicino” a garantire il risultato migliore. A volte, l’immagine più forte nasce nel disagio, nella distanza, nella fatica. Nasce quando si accetta il contesto e si continua a guardare, aspettare, rispettare.

Per questo, questa fotografia è una delle più importanti del mio archivio. Non solo perché ritrae Prince, uno dei nomi più grandi che abbia mai fotografato, ma perché racchiude una verità che porto con me da allora: le immagini, come le opportunità, arrivano spesso quando smetti di inseguirle nel modo sbagliato e impari ad aspettarle nel modo giusto.

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L'articolo Giuseppe Craca meets Prince di Giulia Callino è apparso su Rockit.it il 2026-02-11 10:54:00

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