Pilot Jazou - Globalizza che? - Giardino Ducale Estense - Modena Live report, 28/05/2003

29/05/2003 di



Una bellissima sera modenese.

Temperatura e aria e atmosfera.

Strade semideserte.

A vedere il concerto non ci sarà nessuno, vista la contemporanea finale di Champions League.

L'Evento.

Netto il ritardo rispetto all?orario indicato, mentre lo stereo del piccolo bar vicino al laghetto diffonde la radiocronaca dall'Old Trafford, in quieto parallelo ai primi Lamb che escono dalle casse dell'impianto. Juventus e Milan indugiano - paralizzando l?Italia - alla ricerca di un 'silver goal'. Sta per terminare il primo supplementare quando l'ingresso dei musicisti sul palco chiude definitivamente - almeno per il sottoscritto - il match.

"Pilot Jazzou (con i componenti dei La Crus)" occhieggia il flyer, enfatizzando la parentela con il gruppo di Giovanardi e Malfatti.

Pubblico che dire "sparuto" rischia di essere un complimento.

Sedie di plastica praticamente vuote, mentre l'aiuola poco più lontano non fa molto più che limitare i danni.

Pailotgiasuu.

Bravi, subito.

Sezione ritmica affiatata, diritta, puntuale, efficace, con la batteria frequentemente a doppiare le programmazioni curate, che anche ad un ascolto distratto risultano ben costruite e stratificate.

Contrabbasso elettrico profondo, pieno, robusto e spesso incalzante.

Tromba liquida, caratterizzante o 'canonica', di volta in volta.

Tastiere e campioni dosati con sapienza e una (minima) spruzzata di (buon) cattivo gusto.

Alcuni brani con inserti di voce, molto discreti, che, stracarichi di effetti, contribuiscono a dare buoni colori a qualche pezzo.

I Pilot Jazzou suonano (bene) un jazz-lounge con solide basi elettroniche, che non disdegna assolutamente derive verso il dancefloor. Riferimenti rapidi, oltre ad un Nicola Conte meno sofisticato, più diretto e/o facile, l'efficacissima linearità dei Le Hammond Inferno o il calore 'costruito' ma spesso credibile della premiata coppia Gifford & White.

Bisognerebbe dire Planet Funk, che anche i riferimenti 'vanno di moda' e adesso si dice sistematicamente Planet Funk oppure Motel Connection (sic), ma - senza essere del tutto fuoriluogo - sarebbe impreciso, forse fuorviante. L.H.I. e Propellerheads invece vengono davvero in mente più di una volta, così come gli stereotipi da movida dei club ibizechi, quando i quattro quarti si irrobusticono, e qualche riferimento davvero easy in altri passaggi. Il tutto affogato in un approccio jazzy, s'intende. I riferimenti non tolgono nulla alla validità del set: i quattro, da lodare per l?impegno nonostante la scarsità di pubblico (concerto lungo con ripetuti bis, tra l'altro...), macinano note con efficacia, muovendosi con disinvoltura in un panorama abbastanza definito ma esplorato con puntualità ed energia insieme. Che i nomi citati possono suggerire coordinate, ma non certo relegare i Pilot Jazzou al ruolo di copisti, anche in un ambito nel quale le rivoluzioni probabilmente non sono nemmeno plausibili.

A tratti 'facili' senza mai essere banali, e davvero gradevolissimi, tanto da fugare le legittime perplessità del recensore su una certa propensione al commento positivo dovuto soprattutto all'aria di inizio estate. Ottimi da ascoltare seduti, trattenendo a stento la tentazione di alzarsi a ballare. Ottimi da ballare, senza lasciarsi distrarre dalla fruizione più 'fisica' a scapito dell'ascolto. Un binomio prezioso.

Di Pilot Jazzou in rete non ci sono tracce. Segnatevi il nome comunque, potrebbe tornare buono.

Ad impreziosire la performance, il disturbo?'etico' regalato agli ultraselezionati allievi dell?Accademia Militare, futuri ufficiali delle nostre forze armate, che dormono - abbigliati da imbecilli come durante il giorno? "Al majale il suo codino, al cadetto il suo spadino." - non lontano dal muro che delimita il Giardino Ducale, tre metri dietro il palco. Woofer che si fanno sentire e bpm che non calano. Dai, che non si riesca per caso a 'convertirne'? qualcuno a qualcosa di meno idiota.

Anocra, un bacio e un grazie alle ragazze del bar che provvidenzialmente recuperano le mie chiavi di casa, vanificando le loro velleità suicide e restituendomi il buonumore - temporaneamente perso - e la possibilità di rientrare sotto il mio tetto.

Sulla via del ritorno, in Largo Garibaldi, poco dopo mezzanotte, diverse decine di persone stanno ancora festeggiando, ma passo in bicicletta troppo lontano per distinguere il colore delle bandiere o le parole dei cori, veloce verso casa a scrivere queste righe, ancora all?oscuro dell?esito dell'Evento.

Fino a domani mattina.

Buonanotte, allora.



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