Goa Boa Festival - Genova Live report, 10/07/2003

20/07/2003 di



Io e due amici, una macchina, direzione Genova. C’è il Goa Boa oggi, e ci sono in cartellone nomi abbastanza interessanti per essere interessati a parteciparvi. Ore 14,30: si parte.

Sono le 16,30. Parcheggiamo, vado a ritirare il pass e poi entriamo. La fiera di Genova è una location bellissima per i concerti, non è all’aperto ma nemmeno al chiuso e risulta quindi duttile per qualsiasi situazione meteorologica. Ci sediamo all’ombra, anche se questa non è sinonimo necessario di fresco, mentre sul palco c’è una band metallara che sforna riff pesanti. Si chiamano Mentre, forse. Non lo so, non mi piacciono. Mi sono stancato di queste band che suonano e si esibiscono con lo stampino. Non li applaudo nemmeno per simpatia. E intanto Matteo (Lo-fi Sucks, Marsiglia Records) mi dice che mi sono perso i Port Royal, primascelta qui su Rockit, che davanti praticamente a nessuno hanno fatto un concerto bellissimo. Dannazione!, ma mi spedirà il disco.

Ora un cambio palco porta on stage i Julie’s Haircut. Sono molto belli da vedere sul palco. Io amo la loro musica, non l’ho mai nascosto e non vedo perché dovrei farlo. Ci sono volte che metto a palla “I wanna be a pop rock star” sullo stereo e davanti allo specchio suono la air-guitar. Però, visto che qui non si tratta solo di essere una rock star, ma una pop rock star, mi metto a shakerare il sedere. Il primo pezzo che suonano è psichedelico, una cosa parzialmente inedita per loro, un aspetto che sarà parte integrante del prossimo disco in uscita a settembre, credo. Suonano molti pezzi nuovi, che sono evolutivamente in linea con lo stile Haircut: indie rock con una vena melodica sempre più raffinata, in bilico fra rarefazione armonica ed esplosioni, ora con un marcato accenno di psichedelia. Suonano “The power of psychic revenge”, e me la canto; suonano “Everyone needs someone to fuck”, e la urlo. Insomma, batto il piede e muovo il corpo, ma adesso tocca ai One Dimensional Man.

L’uomo dimensionale è diverso da come l’avevamo lasciato qualche tempo fa. Non c’è più Giulio Favero, come forse avrete letto. Dario non c’è, oggi, perché si è lussato la spalla, anche se a giorni dovrebbe tornare nuovamente in forma. Ai loro posti ci sono Carlo Veneziano, timido chitarrista ventenne ora ufficiale sostituto del talentuoso Favero, e Gianluca Schiavon, già con Santo Niente e Moltheni (il quale è fuori, vero, ma Dario è fuori di più). ODM: una macchina da guerra che come al solito cannoneggia senza sbagliare un colpo. Bum bum bum, e io sono lì sotto che muovo il culo al ritmo forsennato di questo bluescore potente e accattivante. Impossibile rimanerne indifferenti. Sul palco c’è teatrino e simbologia rock, l’icona dell’iconoclastia, e gira che mi stampano un bel sorrisone di soddisfazione sulle labbra. Mi hanno detto che vogliono riuscire a fare un disco pop, cosa che “You kill me” è solo in parte. Questo significa che hanno capito che è ora di cercare aria nuova, anche solo per rinnovarsi un po’. Posso solo dire: che bomba!

Poi sul palco salgono i Blind Zero e gli Inme, che oltre a non essere italiani mi fanno anche due palle così. Dunque non ne parlerò. Ci sono molte cose che si possono fare mentre sul palco si esibiscono band poco interessanti. La prima che viene in mente è accendersi una sigaretta, e infatti lo faccio. La seconda che viene in mente è andare a fare le interviste nel backstage, ma questo dopo. La terza, di cui ho voglia, è guardarmi attorno. Guardare le persone è bellissimo, forse ve l’ho già detto. I volti, i gesti. Insomma guardare un po’ di vita. Allora mi appoggio alla transenna del mixer e mi guardo attorno. Ci sono i punkabbestia, ma di loro non ve ne parlo perché ci sono sempre e sono sempre uguali. Ci sono i rasta, o, meglio, quelli con i dread, ma anche loro non mi interessano granchè. Non mi diverto con questo passatempo, allora smetto di guardarmi attorno e mi guardo le mani. Poi alzo di nuovo lo sguardo e finalmente vedo una ragazza bellissima, vestita di bianco, con delle gazzelle ai piedi e due occhi blu incastonati in un viso coronato da un nasino all’insù. L’ho già scritto in un altro forum: chi se ne fotte degli Inme!

Ora, invece, lasciatemi spendere qualche parola per Daniel Johnston, uno dei più singolari (e veri) personaggi che io abbia mai visto. Lo so, non è italiano, ma Rockit non cova il diritto/dovere di tutelare il Bello? Allora vi prego lasciatemi un attimo parlare di lui. Ha passato dieci anni a pubblicare audiocassette autoprodotte che solo pochissimi fortunati riuscivano ad ascoltare. Ha avuto due arresti, uno nel 1986, uno nel 1988. Una malattia mentale gli impedisce di essere lucido, ed ha passato buona parte della sua vita ad entrare ed uscire da cliniche psichiatriche. È un cantautore lo-fi, per dirla così, suona dal vivo pezzi dolcissimi chitarra-voce o piano-voce in una nonsense way straniante, che ti impedisce di capire se ti stia prendendo in gira o se la sua tragedia sia qualcosa di cui piangere. Qui al Goa Boa il suo concerto è a tratti toccante, almeno dal mio punto di vista. Il resto del pubblico lo applaude, ma non riesco a capire se ne derida la tragedia o ne applauda il talento. Kurt Cobain aveva indossato una sua maglia all’MTV Europe Music Awards 1992. David Bowie lo adora. Così anche Matt Groening e tantissimi altri. La parentesi estero è chiusa: non preoccupatevi, ora vi parlo dei Marlene Kuntz.

Ecco, sì, vi parlerò dei Marlene Kuntz. Un concerto non così bello come quello a cui avevo assistito a Cremona. “Festa Mesta” e “Sonica” grandiose come sempre. Per il resto da segnalare c’è il duetto con Skin, con quelle pose e quegli ammiccamenti che avevo già potuto mirare in quel di Milano due anni fa, ormai, ed una pessima esecuzione di “A fior di pelle”. Qualche problema tecnico qua e là, ma molti applausi e cori da parte del pubblico. Il resto è il solito: qualcuno la definirà storia, qualcun’altro fuffa.

Poi sul palco sale Skin, grande animale da palco, non c’è che dire, peccato che faccia le cover degli Skunk Anansie e peccato che le sue canzoni siano poco interessanti, per dirla con un eufemismo. Credo non ci sia nient’altro da dire a suo riguardo, a parte annotare il delirio del pubblico.

A concludere la serata sono invece i Dalek, che per un problema tecnico mi pare siano costretti ad interrompere il proprio set dopo poche canzoni. Su questo punto, però, non metto la mano sul fuoco: io guardo ancora una volta il palco, mi guardo ancora una volta in giro, cerco ancora quei tuoi due occhioni azzuri, ma evidentemente non ci sei più. Ehy raga, andiamo?



È il resoconto di una giornata passata al Goa Boa di Genova. Nulla più.

Pagine: Julie's Haircut Marlene Kuntz One Dimensional Man (ODM) port-royal

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    Il programma di Brunori SAS per Rai 3 inizia a marzo