Golden Years, col cervello squagliato dai Post Nebbia

Pietro Paroletti da anni produce musica per numerosi artisti italiani, ma mettersi in gioco con un proprio singolo emotivamente è un altro sport. Soprattutto se, come nel caso della sua "Guadagnare tempo", il feat. è di quelli da colpo di fulmine
09/09/2020 14:22

I percorsi della vita spesso e volentieri sono tortuosi; quelli dell'arte ancora di più. Quante volte abbiamo letto di cantanti o artisti che, mai nella vita, avrebbero pensato di mettersi un palco al centro della scena e poi hanno maturato carriere infinite? Tuttavia, non sempre è così: ci sono delle parabole biografiche che pare impossibile andassero diversamente. Questo è il caso di Golden Years, al secolo Pietro Paroletti, che da un paio di giorni ha pubblicato il primo singolo Guadagnare tempo, assieme ai suoi amici Post Nebbia.

Pietro è da diversi anni nel mondo della musica nelle vesti di produttore, ma è da quando ha deciso di far uscire dei brani a suo nome che lo volevamo sentire per capire come abbia maturato questa decisione.  In questo caso, si può parlare dell'esordio di un giovane veterano: "Sono anni ormai che lavoro come produttore al fianco di artisti della scena, quindi ho imparato cosa vuol dire scrivere e produrre una canzone e vederla uscire. Diciamo che, nel momento in cui questo processo lo vivi in prima persona e non da dietro le quinte, cambia leggermente il coinvolgimento emotivo. Da questo punto di vista si può parlare di esordio".

Pietro ci spiega che Golden Years non è da intendersi come un nuovo capitolo, un cambiamento radicale di vita ma, semplicemente, come una naturale evoluzione del suo percorso nella musica: "La mia attività principale continuerà ad essere quella di produttore al servizio di altri artisti (come finora è stato, tra gli altri, con Colombre, Mai Stato Altrove, Elasi, ndr) ma, nel frattempo, ho sentito la necessità di provare a ribaltare la prospettiva del lavoro, chiedendo agli artisti di intervenire su brani già in parte scritti e prodotti da me. Questo ha aperto la strada a scelte musicali e sonore che difficilmente avrei esplorato altrimenti. Una delle cose più interessanti di questa esperienza è che mi sta insegnando molte cose che poi mi saranno utili quando tornerò a produrre brani di altri".

Tutto si tiene assieme nel percorso di Pietro/Golden Years. Anche il lockdown: "In pieno lockdown avevo scritto questo tema e questo giro di accordi che mi piacevano, ci ho messo su un loop di batteria e un giro di basso ed è venuto fuori questo pezzo strumentale che nella sua semplicità mi comunicava qualcosa di bello. Ho pensato che meritasse di essere trasformato in una canzone vera e propria, così ho chiesto ai Post Nebbia di provare a scriverne la parte vocale. Ho scelto loro perché erano da poco usciti i loro singoli Televendite di quadri e Vietnam e me ne ero letteralmente innamorato: freschi, moderni, con una musicalità straordinaria e con dei testi che ti squagliano il cervello".

La decisione della collaborazione con i Post Nebbia non è stata l’unica presa durante la quarantena. "Non saprei dirti se è più facile stare dietro il vetro o davanti, anche perché – per quanto questo nuovo progetto porti il mio nome – ho deciso di far cantare altri. Di certo sono due ruoli che si portano appresso una responsabilità e un coinvolgimento emotivo che di facile ha ben poco. Penso però che le cose belle vengano fuori quando si riesce a vivere questo coinvolgimento non come un peso, ma come uno strumento per tirare fuori la musica più sincera e spontanea possibile".

Chiacchierando più da vicino del singolo Guadagnare tempo, sono emersi quasi in modo naturale, anche gli ascolti preferiti di Pietro: "Questo pezzo vive di una sua componente istintiva molto forte, che spero raggiunga chi lo ascolta. Mi aveva colpito a tal punto la spontaneità con cui era venuto fuori da decidere di lasciarlo praticamente invariato rispetto alla prima versione, con tutte le sue imperfezioni tecniche. In questi mesi ho ascoltato a lungo Igor di Tyler the Creator, Blonde di Frank Ocean (uno dei miei dischi del cuore, periodicamente lo riprendo per ascoltarlo ossessivamente), A Museum Of Contradiction di Mk.gee. Ma anche Yves Tumor, Gil Scott Heron, Yellow Days, Arthur Russell. Tra le nuove uscite italiane mi è piaciuto moltissimo l'ultimo di Generic Animal. Come sempre, è difficile dire quanto i tuoi ascolti si trasformino in influenze della musica che fai: il più delle volte il cervello li rielabora e li fa venire fuori quando meno te l'aspetti". 

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L'articolo Golden Years, col cervello squagliato dai Post Nebbia di Mattia Nesto è apparso su Rockit.it il 09/09/2020 14:22

Tag: singolo

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