I Gomma non sono un'operazione Live report, 31/01/2019

Tutte le fotografe sono di Beatrice MammiTutte le fotografe sono di Beatrice Mammi
07/02/2019 di

 La prima volta che ho visto i Gomma dal vivo fu qualche anno fa al Rock 'n' Roll di Milano. "Toska" uscito da pochi giorni, locale pienissimo, critici, curiosi, entusiasti, erano tutti lì: si sudava già sulle scale. Quando sono usciti a prendere aria e a fumarsi una sigaretta erano molto diversi da come ce li si sarebbe potuti aspettare. Zero spocchia, zero senso di essere arrivati da qualche parte, solo stanchezza e autentica presa bene per l'attenzione ricevuta (e ci mancherebbe). 

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A distanza di qualche anno si può valutare il fenomeno con un minimo di lucidità oltre l'hype: "Sacrosanto" è un disco che sta in piedi; fa la sua parte in quel vivido marasma assimilabile alle parole "emo" e "punk" in Italia (pur senza, va riconosciuto, rientrare nei mostri sacri del genere), mostra la sempre aperta valvola di sfogo a un pubblico anche non specifico (e questo è un merito, non è essere paraculi) e presenta una certa maturazione, subito evidente nel lavoro sulla voce di Ilaria, a cui è riservata una grossa fetta del mix, anche dal vivo.

Rivedendoli ho scoperto che in questa piccola maturazione generale alcune cose sono rimaste piacevolmente le stesse: innanzitutto il loro atteggiamento, sia sul palco che sotto. La cosa forte del live dei Gomma è ancora quella: li vedi mordere gli strumenti sul palco, mangiarsi a grossi bocconi l'immaginario cupo–provinciale che hanno costruito, e poi raccontarti le prime udienze della pratica da avvocato di Paolo, il batterista, senza alcuna sovrastruttura, senza perdere un secondo l'accento stretto.

Questa caratteristica è probabilmente la cosa che più li accomuna a Generic Animal, Luca Galizia, con cui sono amici e collaborano dai tempi dell'EP "Vacanza". Vedere la sua "Areoplano" suonata da una band, con tutti gli strumenti dal vivo, mi ha fatto ricollegare alcuni punti sulle radici grosse come corde di basso che pure la musica urban più fresca e scintillante affonda in questo modo "vecchio" di stare sul palco.

Rispetto a quel piccolo e zeppo concerto al Rock'n'Roll, qui al Serraglio, con tutti i bilgietti venduti a un pubblico pagante e un metro di transenne, direi che il live ci ha messo qualche minuto in più per innescare quell'effetto-sorpresa sulle profondità degli astanti, ma, una volta arrivato, ha trovato un pubblico più preparato, vicino, legato ai pezzi. Meno critici, meno curiosi e più autentici affezionati. Questa è la prova più palese che al Serraglio non è stata messa in scena l'operazione band-punk-con-ragazza-che-canta, ma qualcosa nato e cresciuto così, con questa faccia e questo linguaggio, arrivato a gente fatta allo stesso modo, che si batte la mano sul cuore quando canta "Elefanti". E se questo non vi sembra vero non so cosa possa esserlo.

Tag: video live report

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