Consorzio Suonatori Indipendenti (CSI) - e Goran Bregovic - Firenze Live report, 05/01/2000

08/02/2000 di Alessandro Besselva



Primo: salta subito agli occhi e alle orecchie, inevitabile, l'assenza di Massimo Zamboni, ormai ufficialmente fuori dai C.S.I. Secondo: i C.S.I. sono in gran forma. Prima testimonianza delle buone condizioni del gruppo, dato più volte per sciolto, l'inedita "Polvere", che apparirà ad aprile sul disco berlinese di Ferretti, riarrangiata per l'occasione: tappeto ipnotico di tastiere e batteria, folate di chitarra satura e filtrata, un basso quasi trip-hop, la voce ieratica e frenetica allo stesso tempo. Il suono che sprigiona sembra presagire possibili future evoluzioni della band. In realtà i due punti sopra citati sono solo all'apparenza un controsenso: la ferita c'è, ma viene mostrata con gran dignità, e i fans sembrano rispettare la scelta di non sostituire la chitarra di Zamboni, scelta perfettamente coerente con la storia del Consorzio. Ovviamente, non c'è miglior cura riabilitativa del cimentarsi col pubblico. La scaletta ripercorre l'intera carriera del gruppo: da "Ko De Mondo" a "Tabula Rasa", passando per "In Quiete" (ritroviamo una splendida e maestosa "Inquieto"), fino ad una grandiosa versione di "Brace", valorizzata dallo scarno arrangiamento, protagonisti il piano di Magnelli e il canto a due voci. Ferretti non è il solo a proporre un brano del proprio repertorio solista: Canali ("Probablement", straordinaria "chanson" incazzata) e la Di Marco ("Trama Tenue") offrono un'ottima prova con l'aiuto del resto del gruppo. La voce femminile del Consorzio è poi protagonista assoluta in "Ederlezi", cover di Goran Bregovic, co-intestatario della serata. Dopo aver spiazzato il pubblico modificando il finale di "Cupe Vampe", sostituito dalla preghiera già sentita al Concerto per il Tibet ("… Prosciutto cotto e vino rosso per tutti. Per tutti. Nei secoli dei secoli. Amen."), Ferretti sbaglia l'attacco e si scorda la strofa di una canzone ("Matrilineare"), cosa che non faceva da tempo immemorabile; la carenza di episodi simili durante la tourneé di Tabula Rasa aveva fatto temere a qualcuno che fosse diventato un professionista e si prendesse troppo sul serio: possiamo confermarvi ora che erano bieche illazioni. Il gruppo chiude l'esibizione con un cavallo di battaglia, "Fuochi nella Notte": i C.S.I. hanno sempre avuto, in fondo, un'anima balcanica (ricordate "Occidente"?), qui si uniscono loro i fiati della "Weddings and Funerals band" di Bregovic e il Coro delle Voci Bulgare, sotto la direzione di Magnelli. Il risultato? Straniante ma efficace, con un'atmosfera di malinconica festosità, un passaggio di consegne ben riuscito e niente affatto nazionalpopolare. La dicitura "solo roba italiana" presente su questo spazio ci consentirebbe di sorvolare sul concerto di Bregovic, non ci sentiamo tuttavia di tacere la grandiosa prova del compositore/musicista/direttore serbo-croato, che ha fatto saltare e ballare sulle sedie del Palasport 7000 persone per quasi un'ora e mezza. Il picco, l'esecuzione di una sarcastica "Kalashniko" diretta ai signori della guerra stanziati nei balcani. La festa si conclude a mezzanotte, come nelle favole ("siamo stranieri, non vorremmo avere problemi con la vostra polizia" spiega con malcelata ironia). Il mattino seguente, leggendo le pagine locali de "La Nazione" il vostro cronista scopre meravigliato, tra le altre cose, di essersi unito, il pomeriggio precedente, ad "un gruppo di giovani alternativi, senza biglietto, ma munito di bottiglie di vino, di birra e di spinelli" che "ha trovato alloggio davanti ai cancelli del Palasport", di aver contibuito alla "pericolosa crescita di aggressività dei movimenti giovanili che colgono l'occasione di manifestazioni di massa per creare situazioni di pericolo collettive", di aver "respirato un'aria tesa per tutta la durata del concerto" di aver assistito ad un concerto di "rock-punk"(?) in cui ci sono state "due canzoni d'abbrivio con l'orchestra per funerali e matrimoni" (mi dev'essere sfuggito un pezzo). Mentre mi stavo chiedendo chi permetteva a certi cronisti di scrivere cazzate, mi sono convinto che quello a cui avevo assistito non era l'ultimo concerto dei C.S.I.

Un ringraziamento a Erriquez della Bandabardò per averci permesso di curiosare dietro le quinte.



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