È possibile vivere facendo i musicisti in Italia?

Una scena dalla serie Vinyl - Una scena dalla serie Vinyl -
08/04/2016 di

“Adesso state per firmare un contratto con un'etichetta. Vi danno un bel po' di spiccioli per un album, per farvi sentire delle divinità, ma poi quei soldi inizieranno a diminuire. Una parte verrà tolta per lo studio, per il tizio che registra, per la copertina, i poster, il party di lancio. La chiamano “detrazione delle spese”. Poi i negozi si prenderanno la metà dei ricavi delle vendite. Togli un dollaro per i costi di produzione materiale. Un dollaro e cinquanta per la distribuzione, un dollaro per il marketing. Non rimane molto per voi. Ma anche nel caso rimanesse, non vedrete un dollaro finché non verranno coperti i costi di produzione. Questo vorrà dire probabilmente vendere centomila copie. Conoscete la differenza fra royalties di produzione, royalties di esibizione, royalties per gli artisti, quelle per gli autori? Tutta questa roba verrà scritta nella marea di pagine col vostro nome in fondo, sotto una linea tratteggiata, pronto per essere firmato. A quel punto Richie Finestra vi metterà in mano un drink e una penna. Lui sa bene che, trattando, queste cose si possono ridurre fino allo 0,01%. Io lo so. Gli unici che non lo sanno siete voi. E siete voi che vi ritroverete con la penna in mano”.

Questo è l'incoraggiante discorsetto che fa, nel quarto episodio di Vinyl, il cantante fallito-aspirante manager Lester Grimes ai sempre più basiti Nasty Bits. Mettiamoci ora nei panni di un/a giovane italiano/a con sogni di gloria musicale: probabilmente davanti questa scena penserà che se le prospettive erano così nere anche ai gloriosi tempi del sesso-droga-rock'n'roll, tanto vale abbandonare subito le fantasie e trovarsi un lavoro serio. Ma è davvero così? È davvero impossibile vivere di musica nell’Italia del 2016, con la crisi, i dischi che non si vendono, i talent-show, Spotify e YouTube, i locali che fanno suonare solo cover band e tutto il resto?

(Una scena dalla serie tv Vinyl)

Abbiamo deciso di interpellare i musicisti stessi per capire, cifre alla mano, se si mangia con le canzoni oppure no. Ma prima, qualche premessa: il campione che abbiamo preso in esame, com’è ovvio che sia, non è abbastanza numeroso per avere un valore statistico. Per questo, le cifre che riportiamo (calcolate sui singoli artisti, non sulle band) non possono considerarsi davvero precise, tuttavia sono sufficienti per chiarirsi le idee su molti punti. Infine, un’ultima precisazione: i dati che abbiamo raccolto provengono da artisti italiani che magari vostra zia non conosce, ma che hanno abbastanza seguito da poter portare avanti veri tour con date nelle maggiori città italiane e scrivere “musicista” alla voce professione sui documenti. Hanno tutti più di due album all'attivo, ma non sono artisti che compaiono nelle classifiche dei dischi più venduti in Italia. Per capirci, musicisti che hanno dai 10.000 ai 50.000 fan su Facebook (relativizziamo: i Modà ne hanno 2.484.703, Fedez 1.983.723. Un cantautore locale 700). Per alcuni, la musica è la sola fonte di reddito, per altri invece è un'attività che viene affiancata ad un lavoro di altro tipo.

Siccome vogliamo essere positivi, iniziamo dalle fonti di guadagno: la prima ovviamente sono i concerti. I dischi non si vendono più e lo streaming è ormai la prima (e spesso anche l’unica) modalità di ascolto di un album, ma la musica live resta ancora un'esperienza unica e non comprimibile. Almeno fino a quando non potremo scaricare torrent in forma di ologramma della band che vogliamo suoni nel nostro salotto, esibirsi dal vivo resta il modo migliore per “fare cassa”. Secondo i dati che abbiamo raccolto, con una cinquantina di concerti all'anno, un “musicista / band medio” con un cachet che si aggira attorno ai 500€ riesce a guadagnare circa 4000 euro, tolte le spese relative alla benzina, all'affitto del furgone, dei caselli autostradali e tutto il resto. A questi si affianca la vendita di dischi: grazie a poche centinaia di volenterosi compratori, la stima di guadagno annuale è di 450 euro. Molte di più sono le persone che preferiscono acquistare merchandising al banchetto dopo il concerto, grazie alle quali un artista riesce a guadagnare circa 500 euro al netto delle spese di produzione. Per quanto riguarda invece le principali piattaforme streaming (Spotify, Youtube e Deezer), a quanto pare un “musicista medio” in Italia riesce a guadagnarci quasi quanto dalla vendita dei dischi, ovvero circa 300 euro (diciamo “pare” perché è stato il dato più vago e difficile da calcolare: più di qualcuno non ha saputo rispondere con precisione).

(Una scena dalla serie tv Vinyl)

Molti musicisti poi riescono ad arrotondare con altri lavori connessi alla musica: insegnante, turnista, produttore, colonne sonore, jingle etc. Da questi lavori si ricavano altri 6000 euro all’anno. Infine, la Siae: il nostro campione di autori ne ricava circa 2800 euro, per un totale annuo di 14.050 euro.

Passiamo alle dolenti note, ovvero le spese: la buona notizia è che quelle grosse, con buona pace del catastrofista Lester di Vynil, sono a carico dell'etichetta - produzione, studio di registrazione, stampa, grafica, ufficio stampa e promozione. Per quanto riguarda le spese legate ai tour (viaggi, alloggio), sono invece a carico di promoter e locali (sempre se sono onesti, ma vogliamo partire da questo presupposto). Il musicista deve quindi affrontare le spese vive: l’affitto della sala prove (300 euro), la manutenzione degli strumenti (dai 1500 ai 6000 euro), e infine le tasse e i contributi (4000 euro).
Ogni musicista ha esigenze e contingenze diverse, c’è chi è più fortunato e chi meno, chi sa gestire in maniera oculata le scelte relative alla propria professione, chi invece avrebbe bisogno di un consulente che si occupi di lui/lei 24h su 24h. Come anticipavamo più sopra, non pretendiamo di fotografare con precisione un panorama estremamente diversificato e frammentario, ma un tentativo andava fatto: tirando le somme, un “musicista medio” in Italia riesce a guadagnare poco più di 1000 euro al mese, ma sottratte le spese necessarie si arriva a 800/900€ mensili.

Di certo non c'è da sguazzare nell'oro, ma purtroppo siamo del tutto in linea con qualunque altro lavoro nel campo culturale (e non solo: tutti abbiamo amici avvocati che non se la passano tanto meglio). Quindi sì, in Italia nel 2016 è possibile vivere facendo il musicista, anche se non ti avanzeranno molti soldi per la droga. Ma tanto, ormai drogarsi è fuori moda anche fra le rockstar.

Tag: music business opinioni

Commenti (4)

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  • Anna Stella Patrizi 10/04/2016 ore 16:34 @annastella.patrizi

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  • Adolfo Pacchioni 14/04/2016 ore 20:20 @pacchioniadolfo

    c'è un dato che non capisco bene: 500€ a concerto x 50 concerti l'anno fanno 25.000 €. I 4000 € da voi indicati si riferiscono al singolo musicista di una band media di 5 elementi?

  • Federico Vidari 17/04/2016 ore 21:59 @federico.vidari

    Argomento molto molto interessante, ma il quadro non quadra molto...serve una basilare distinzione tra lordo e netto tasse e contributi.

    Tante voci non si capisce bene se siano annuali o mensili oltre che sembrare mischiate tra stime fatte in una regione combinate con altre diverse.

    Però davvero molto interessanti i pesi in generale delle fonti di reddito!

  • Andrea Artale 25/04/2016 ore 22:18 @andrea.indie

    Pienamente d'accordo! In previsione di tutto ciò il 2007 abbiamo dato vita al primo ed unico progetto musicale in Europa. Il 2009 la Band Indie Project realizza il Nautilus Prime (un veicolo speciale che in pochi minuti si trasforma in un Palcoscenico, con impianti Audio, video-luce e tutte le certificazioni che regolamentano grandi eventi e spettacolo dal vivo) costituisce la Indie Sound Music (etichetta). Abbiamo creato un Team di professionisti e tutto e' gestito da noi. Liberi e produttori di noi stessi. Spesso prestiamo molti dei nostri servizi a grandi marchi e produzioni... Ovviamente devono rispettare la nostra prima condizione, la Band Indie Project prima di ogni cosa. www.indieproject.it

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