Gué è il Messia che ha ispirato generazioni

Il nuovo disco dal titolo GVESVS è un punto e a capo nella carriera di Gué, tra feat. internazionali come Rick Ross e amici come Marracash o Salmo c'è spazio anche per Elisa, la nostalgia e qualche rimando ai Club Dogo

Gué sulla copertina di GVESVS
Gué sulla copertina di GVESVS

Quando ho visto il manifesto di Gué/Guesus che ti guarda, con i capelli lunghi e una corona d'oro e di spine in testa che tappezza la città pensavo l'avrebbero tirato subito giù, come quello di Salmo grondante di sangue.

Siamo ormai vicini a Natale (e anche al compleanno di Gué) e pensavo che tra le lucine e gli alberelli che decorano Milano, un'immagine simile avrebbe suscitato polemiche, invece c'è stato solo qualche commento indispettito on line; i manifesti sono ancora lì e nel frattempo è uscito anche il disco, GVESVS appunto, l'ottavo in studio contando Santeria, di Gué Pequeno, (oggi solo Gué) con questa eloquente immagine di copertina.

L'abbiamo lasciato due anni fa come Gué Pequeno/Mr.Fini in abito bianco e gattone in braccio e lo ritroviamo oggi, Gué/Guesus, il Messia in canotta e tatuato.

Ha un senso e, come dire, Gué può. Da sempre tira in ballo Gesù, lo stima, lo dissa, gioca con i loro due nomi e il loro stesso giorno di nascita, ne Il ragazzo d'oro si proclamava Figlio di Dio, se vogliamo molto più blasfemo a parole che in questa immagine, o il Messia col microfono in mano; quindi dieci anni dopo, una copertina e un nome così fanno parte dell'evoluzione di Gué e del suo percorso, del suo rap e della sua musica, della sua personalità così ingombrante. 

Gué fa sempre moltissime cose, e tra premi, riconoscimenti e feat, nel 2021 ha fatto di più, ha presentato la sua prima opera NFT, Hard2Kill, ha pubblicato un mixtape, Fastlife 4, ha avuto una bambina spiazzando tutti, e per il suo quarantunesimo compleanno esce con questo disco, che mette bene in chiaro a che punto è arrivato, della sua carriera e della sua vita. È la fine di un'era, ma anche l'inizio di un'altra. 

Speriamo che questa nuova fase, tra le altre cose, torni a portare il rap in giro dal vivo anche con la band perché è una meraviglia aggiuntiva. Sul palco del Blue Note di Milano per la presentazione di GVESVS ho la fortuna di assistere a uno spettacolo nuovo e le parole di Gué messe in fila così, sui beat e le basi riviste in chiave jazz dalla band colpiscono anche di più; anche Gué era emozionato sotto la sua tenuta da gangster: “delicato cado sulle note jazz” canta in Futura Ex con Ernia, performance perfetta.

Anche in questo disco ci sono collaborazioni internazionali di un certo livello come Rick Ross e Jadakiss, che il rap lo sanno fare veramente bene, e tanti nomi italiani. 

Con Marracash riviviamo il mood di Scooteroni anche se qui si parla di orologi di altissimo livello; ho come la sensazione che sia sempre buona la prima quando Marra e Gué scrivono un pezzo insieme. Esercizi di stile come le canzoni con Salmo o Geolier e dutchavelli che tengono alto il livello e ricordano a tutti chi è il Messia che influenza generazioni da generazioni, d'altronde sono più di vent'anni che Gué è sulla scena, sempre in alto, sempre lì.

Eppure questo disco è anche nostalgico, sincero, c'è malessere anche dietro al bel mondo del music business, lo sentiamo con Coez nel brano Nessuno, un gioiello con incastonata una perla di Neffa e con Franco 126 in Fredda, Triste, Pericolosa, la solitudine.

Anche gli artisti soffrono, anche le artiste, lo sappiamo e li amiamo ancora di più per questo, anche i ricchi, anche i famosi, che piangono sulla Lambo come Rose Villain. Il messaggio è chiaro, soffriamo tutti, anche con un Rolex al polso e una Lamborghini in box, si piange anche con lenti Fendi, Gué già lo sosteneva in 2%. È tristemente consolante. 

L'apice di questo malessere e della presa di coscienza in rima è l'Interlude di 45 secondi Cose non sane, una confessione che precede Senza sogni un pezzo incredibile per melodie, suoni e vocalità, con Elisa.

Altri ospiti di GVESVS sono Mara Sattei, Gazzelle e Madame, insieme a Marracash per il singolo Veleno, e Ketama126 in Domai.

In GVESVS torniamo anche al passato: alcuni mood e certi beat ricordano il primissimo Gué, il brano di apertura La G la U la E pt.2 è il seguito, l'aggiornamento del pezzo contenuto ne Il Ragazzo d'oro: un'intro al disco perfetta, c'è anche una bella rima su Jake La Furia che non ti aspetti, così come non ti aspetti i ringraziamenti a Don Joe con il brano Fuori Orario alla presentazione del disco. Ma a un ascoltatore attento non sarà sfuggito, così come non sfugge alla vista, sul retro della copertina del disco, il tatuaggio del cane a tre teste dei Club Dogo sulla schiena di Guesus.

Anche per questi dettagli sembra proprio che Gué voglia dire sono arrivato qui, grazie a me (e a tutti quelli che so io), mettere un punto e andare a capo.

La produzione del disco è affidata ai giganti e suoi collaboratori storici, 2nd Roof, Night Skinny, dj Shocca e Sixpm e chiude con un pezzo con Shablo, da sempre suo manager e produttore, Too Old To Die Young, troppo vecchio per morire giovane: più punto e a capo di così. Ora ci auguriamo che Gué possa portare in concerto Guesus e tutti i suoi dischi: la data del 20 dicembre a Milano è andata sold out in un attimo. 

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L'articolo Gué è il Messia che ha ispirato generazioni di Carlotta Fiandaca è apparso su Rockit.it il 2021-12-13 09:57:00

Tag: album

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