Perturbazione - Hiroshima Mon Amour - Torino Live report, 21/02/2003

03/03/2003 di



Onde non incorrere nelle polemiche che sono state mosse (giustamente o meno, poco importa) ad un’altra recensione di un concerto, ecco subito le prove che io sono stato al concerto in questione: dopo una mezz’oretta di musica è saltato l’impianto delle luci, il cantante era raffreddato e si è soffiato due volte il naso sul palco (a meno che non me ne sia perse altre…), e uno dei chitarristi indossava una maglietta degli Arturo. Chiusa la parte probante passiamo al concerto.

Con già alle spalle una miriade di concerti tenuti dopo l’uscta di “In circolo”, i Perturbazione sbarcano anche a Torino sullo storico palco dell’Hiroshima Mon Amour.

Torino è probailmente una delle piazze che danno meno soddisfazioni agli artisti per quel che riguarda le esibizioni dal vivo, a causa dell’estrema freddezza del pubblico, e probabilmente per molti gruppi è un banco di prova difficile - a maggior ragione per chi, come i Perturbazione,, originari della vicina Rivoli, gioca (quasi) in casa. Il fatto di trovarsi di fronte ad un pubblico che probabilmente si conosce meglio è evidentemente un’arma a doppio taglio, e la tensione sul palco rischia di aumentare non poco. Tuttavia questo non ha compromesso il live, così come non vi è riuscita l’influenza che affliggeva diversi componenti della formazione, non ultimo Tommaso che, pure visibilmente raffreddato, ha offerto una buona prestazione.

E in questo è stato anche d’aiuto il pubblico, quello di Torino, come detto solitamente piuttosto gelido, così come lo è questa città in questo finale di inverno, mentre tenta di sopravvivere nonostante la Fiat. Un pubblico che si è lasciato coinvolgere dal gruppo fino a risultare addirittura tiepidino.

La scaletta del concerto, concedendo poco o nulla a brani dei dischi precedenti (unica canzone presente all’appello è stata “Cuki”), si concentra quasi esclusivamente sui pezzi dell’ultima fatica del gruppo, di cui il live riproduce piuttosto fedelmente anche le atmosfere lievi (con una magnifica eccezione, “Iceberg”, proposta in una versione che ne ha messo in risalto l’anima più ritmata e radicalmente rock). Trovano anche spazio alcune cover, più o meno riportate alla cifra stilistica dei Perturbawione: “We dance”, dei Pavement) già inclusa nella compilation tributo al gruppo di S. Malkmus “Everything is ending here”), “Stephanie says” dei Velvet Underground, “For what it’s worth” dei Buffalo Springfield e, soprattutto, un gradevole divertissement quale è stata la rilettura in chiave post-rock di “Complicated” di Avril Lavaigne (si, proprio lei, quella che mi/ci/vi sta frantumando le palle con quel suo punk all’acqua di rose) preceduta da una lunga intro, dilatata quanto onirica, da cui era difficile (diciamo pure impossibile) capire di cosa si trattasse.

La sensazione, tornando a casa, è quella di aver ascoltato una band che dal vivo riesce a comunicare più di quanto si percepisce ascoltando le tracce di un dischetto di plastica, riuscendo a passare dalle ballate più intimiste a pezzi più movimentati seguendo sempre una stessa strada, conducendo l’ascoltatore su questa strada, mostrandogliene gli aspetti e i paesaggi. Credo che questa cosa si chiami empatia….



Scaletta
La rosa dei 20
Quando si fa buio
Senza una scusa
Agosto
Iceberg
I complicati pretesti del come
We dance (cover)
Arrivederci addio
Il senso della vite
Lateness
Fiat lux
Stephanie says (cover)
Per te che non ho conosciuto
Mi piacerebbe
Bis:
Cuorum
Complicated (cover)
Cuki
Tris:
For what it’s worth (cover)

Commenti

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