Linea 77 - Hiroshima Mon Amour - Torino Live report, 21/03/2008

14/05/2008 di

(I Linea 77 - Foto di Breg)

I Linea 77 hanno fatto tappa - più che obbligata - a Torino. La band ha proposto uno spettacolo di quasi due ore dove ha presentato buona parte dell'ultimo "Horror Vacui" (Universal) e molti dei suoi cavalli di battaglia. Davanti al palco un pubblico eterogeneo - dai punk alle ragazzine tinte pastello - sintomo che il gruppo è uscito (finalmente) dalla solita nicchia della musica alternativa italiana. Un signor concerto, Federico Rosa racconta.



Un concerto dei Linea 77 è sempre un'esperienza un po' diversa. A volte l'essenziale è scegliere la posizione giusta per non rischiare di finire schiacciato tra due bestioni sudati. Entro all'Hiroshma Mon Amour e mi accorgo subito di una cosa: creste e borchie hanno lasciato lo spazio a Converse con i cuoricini e magliette dai toni rosa. Sarò capitato nella serata giusta? Molte ragazze e ragazzine affollano il locale. Questo mi dà il senso di come la band sia riuscita a compiere quel percorso evolutivo che li ha portati a passare dall'hard-core più puro e duro a questa sapiente miscela di generi musicali che è stato "Horror Vacui", la loro ultima fatica discografica. Neanche il tempo di andare al bancone del bar che il gruppo spalla, i Dufresne, iniziano a scaldare i timpani con i loro suoni duri. Nelle sei canzoni suonate (a mio avviso troppe poche, ma vabbè) il gruppo vicentino ha presentato uno dei pezzi del nuovo album "Lovers". Belli carichi e potenti, con "Opera" a svettare sulle altre composizioni, con il pubblico caldo pronto per rendere il giusto tributo ai suoi paladini. Se l'antipasto è stato così, figuriamoci le altre portate. Dopo la consueta pausa smonta-monta amplificatori, calano le luci e il riff di "The sharp sound of blades", fa vibrare le pareti del locale. Solitamente a questo punto, si viene scaraventati nel pogo selvaggio, come una marea impazzita, ma il pubblico - a parte la consueta zona pogo sotto il palco - balla, quasi fosse più interessato ad ascoltare le canzoni che a violentarsi. Ci si accorge subito di una cosa: il suono è dannatamente pulito, un perfetto amalgama musicale pronto per essere assimilato dal cervello. La pacca c'è, la potenza del basso fa vibrare la cena che stai ancora digerendo, eppure è tutto pulito e compatto. Un altro sintomo che la maturità artistica non è poi così lontana. Uno in culo all'altro, si susseguono i pezzi di "Horror Vacui". Il pubblico dimostra di conoscere e soprattutto apprezzare. Non sono molti i gruppi che possono permettersi di non infilare nemmeno un vecchio successo nelle prime sei canzoni. Il pubblico dopo “Il mostro”, inizia a rianimarsi. Segue “Sogni risplendono”, il tanto contestato pezzo con Tiziano Ferro. Parte il riff, a sorpresa, non pensavo la facessero, quasi ti aspetti che sbuchi dal nulla il buon Tiziano (e probabilmente qualche scarpa con i cuoricini lo spera pure). A mio parere uno dei migliori pezzi del nuovo album, viene rivisitato con l'inserimento di alcune citazioni di “Tutto quello che ho sempre voluto”, salvo poi gli ultimi due ritornelli dove Nitto rischia un'embolia per inseguire la parte vocale di Ferro. Fino ad adesso tutto molto bello, si balla, qualcuno poga, non ho ancora ossa rotte. Molto bene. Nella pausa “momento storico” vengono proposti tutti i pezzi che hanno fatto emergere la band di Venaria, prendendo un po da "Numb", un po' da "Available for propaganda" e così via. Il pubblico viene condotto in una specie di crescendo. Da poche persone che pogavano a tutto il locale, quasi senza che uno se ne renda conto. Fanculo la forza di gravità e inizi a saltare. Il momento meno riuscito del concerto è stato il duetto con i cantanti dei Fratelli Sberlicchio (band simil-demenziale torinese) che hanno riproposto una versione de “Il mostro” a tema politico sulla legge elettorale. Per carità belli i concetti, ma evitiamo la prossima volta, grazie. Perfettamente riuscito invece il momento "Mar Rosso". Mi spiego: prima dell'esecuzione di “Inno all'odio” Nitto chiede gentilmente al pubblico di creare un vuoto centrale e di ammassarsi a destra o sinistra (in questo caso Toro o Juve) e poi, sempre gentilmente, schiantarsi contro l'un l'altro. E da lì è finita, in sequenza vengono sbattute “Inno all'odio” e “Fantasma”, per concludere le quasi due ore di concerto. Con pubblico adorante, saltellante e sudato che canta a squarciagola. In conclusione: se proprio non riuscite a sentire il duetto con Tiziano Ferro e li considerate degli svenduti, fate pure, sappiate solo che vi perdereste un signor concerto.



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