Live report: His Clancyness al Tender club, Firenze Live report, 05/10/2013

His Clancyness - His Clancyness ha pubblicato il suo primo album ufficiale sulla prestigiosa Fat Cat records e ora lo presenta in tour. Alice Tiezzi era alla data di Firenze, schiacciata come pochi in mezzo a mille altri. Ci racconta.His Clancyness - His Clancyness ha pubblicato il suo primo album ufficiale sulla prestigiosa Fat Cat records e ora lo presenta in tour. Alice Tiezzi era alla data di Firenze, schiacciata come pochi in mezzo a mille altri. Ci racconta.
18/10/2013 di

Sabato sera d’inizio autunno e, come da manuale, piove. Piove e anche parecchio, e già mi passa la voglia di uscire. Sul serio, ho dormito quattro ore stanotte e adesso, con l’abbiocco post cena il divano sembra la cosa più bella che possa esistere. Ma non si può, stasera riapre il tender club e chi se la perde la prima serata? Quindi partiamo, la pioggia cessa per un po’ di rompere i maroni e noi (una macchinata di ragazze più infiltrato amico di un amico) arriviamo a Firenze. Il Tender club è nato un anno fa nella sede del Dopo Lavoro Ferroviario, ed è il locale perfetto per i concerti, un misto fra underground metropolitano e colori caldi. Arrivo di corsa perché stasera, ad aprire le danze della nuova stagione, c’è mister Jonathan Clancy con il suo progetto His Clancyness.

Mi perdo un pezzo di “Zenith Diamond” ma non mi perdo l'atmosfera: ogni nervo scoperto, batteria che coinvolge, chitarra sognante e finale con tastiere che ti lasciano lì, imbambolato con addosso un senso di pace estrema, quasi dimentichi il caldo del locale super affollato. Segue “Miss Out These Days”, sembra di essere dentro ad una bolla che viene toccata dal pubblico e fatta galleggiare in giro per la sala, accompagnata da una chitarra delicata e synth siderali. Mi volto e vedo un pubblico attento, rapito, che si muove a tempo e sogna a ritmo di “Slash The Night”, una voce che evoca spazi immensi e incontaminati e improvvisamente il locale diventa una distesa che si perde a vista d’occhio, le pareti cadono e siamo circondati solo dalla musica. Le note continuano ad avvolgerci con “Gold Diggers”, introdotta come “una canzone che parla di un amico che ad un certo punto ha deciso di smettere con la musica e si è trovato un lavoro serio”. “Crystal Clear”, e sono pulsazioni che battono dentro la cassa toracica accompagnata da synth che riescono a riempire il locale, già colmo di persone. Il mood, l'avrete capito, è onirico, sembra un sogno, a tratti a rallentatore e a tratti velocissimo. “Progress” parte psichedelica che si allunga in un finale quasi da ballare, si gira in tondo senza fermarsi, come da ubriachi, fino allo sfinimento.

Per i bis Jonathan torna per un’interpretazione molto sentita di “Promise Me” dei Gun Club, solo lui e la sua chitarra, e poi gli ultimi due pezzi, “Carve A Peach”, ed è come se i Beach House fossero planati improvvisamente sul palco, e “What Fury Can Say”, pezzo dreamy che ondeggia tra synth sfiorati, batteria sommessa e parole che escono timide.La bolla è esplosa, il live è finito (purtroppo), mi volto di nuovo e vedo che il pubblico è ancora più numeroso rispetto ad inizio della serata. Parte il dj set.

Strano ma vero, ma il concerto mi ha inchiodata sotto il palco, mi accorgo solo adesso che non mi sono mai spostata, non mi sono nemmeno tolta il cappotto nonostante il caldo insopportabile, non ho preso manco una birra. Ovviamente non sono l'unica ad aver fatto così. Una birra, ora, è meglio prendersela. Come serata di apertura, direi che è andata egregiamente.

Tag: live

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