En Roco - Hopstore - Ivrea Live report, 12/03/2004

25/04/2004 di Thomas Paulo Odry



Una curva, due curve, tre curve, una salita, una discesa, un’altra salita e un tornante e poi un altro tornante, un lago, un altro lago e poi un altro lago ancora. Peccato soltanto che era notte fonda e che la luna era in tutt’altre faccende affaccendata. Forte era la tentazione di contare tornanti e laghi come si contano le pecorelle quando ci si vuole addormentare. Idea poco brillante, perché tutto sommato era forte anche la volontà di arrivare integro all’Hopstore, possibilmente anche in tempo per l’inizio del concerto. Possibilmente. In realtà il primo pezzo è passato in cavalleria. D’altronde per chi non è pratico della zona, potrebbe essere più facile trovare un ago in un pagliaio che l’Hopstore, un pub che si trova sulla sponda del Lago di San Michele, appena fuori Ivrea. Uno di quei posti in cui un musicista non vorrebbe mai suonare, vuoi per l’acustica, vuoi perché in un pub “di richiamo” il venerdì sera finiscono tante persone, tanti ragazzi spesso più interessati a fare gli occhi dolci alla ragazza seduta di fronte che ad ascoltare il concerto, anzi quasi sperando che termini presto. Questa era, purtroppo, l’aria che si respirava. Purtroppo per chi era presente e, distratto, non ascoltava gli En Roco suonare. Purtroppo perché i distratti si sono persi qualcosa di bello ed emozionante, proprio come gli En Roco sanno essere, “belli” ed emozionanti. Tanto su disco, quanto dal vivo. Delicatezza fatta musica, timida leggerezza venata di malinconia, la capacità di riuscire a conquistare l’ascoltatore con poche parole cantate a bassa voce e con lo sguardo perso nel vuoto, quasi a non voler disturbare nessuno, come un fuoriclasse del pallone che gioca in punta di piedi, quasi a non voler calpestare l’erba. Sul palco gli En Roco sembrano una band di liceali alle prime armi, emozionati loro per primi. Forse è questo che piace di loro, forse è ciò che cantano, forse come lo cantano. Storie comuni che appartengono a tutti, ricordi custoditi gelosamente, sentimenti raccontati con semplicità e naturalezza. Impossibile non immedesimarsi nelle loro canzoni, impossibile non innamorarsene. E così, una dopo l’altra, le piccole gemme: “Stai sbagliando”, “Neve!”, “Ci si fermava il cuore”, “Please do it again”, “Occhi grandi”, quasi tutte le altre canzoni contenute nell’album, vecchi brani, alcuni nuovi, un paio di cover (“Michelle” dei Beatles e “Blister in the sun” dei Violent Femmes). Quasi una ventina di pezzi, tutti d’un fiato, senza pause e senza mai perdere d’intensità.

Alzi una mano chi ama i Belle&Sebastian. Alzi l’altra mano chi ama i Perturbazione. A chi le ha alzate entrambe consiglio, di cuore, gli En Roco, il loro disco, un loro concerto, fate voi, ma non perdeteveli.



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