Breve storia del beatboxing

Biz Markie - Biz Markie -
01/02/2016 di Danilo Dhap Puz

Ad un certo punto della vita di ognuno capita di venire a contatto con un beatboxer, ovvero qualcuno che utilizza la propria bocca per simulare i suoni di una drum machine o di composizioni ancora più complesse normalmente create con più strumenti. Ad un primo acchito può sembrare un hobby buono per riempire gli spazi dei programmi tv dedicati ai talenti più strani, ma in realtà dietro c'è molto di più. 

Tutto è cominciato a New York a cavallo degli anni '70/'80 grazie a Doug E. Fresh aka “The Architect”, il padre del beatbox, che con la sua tecnica “click roll” incantava mezzo mondo insieme a Slick Rick, con live e tracce audio come “The Show” o “La Di Da Di“, intrattenendo il pubblico solamente con un microfono, la propria voce e il rap. Ben presto arrivarono poi altri pionieri indimenticabili come Wize degli Stetsasonic, Biz Markie, Kenny Muhammad e i Fat Boys. Questi artisti non potevano immaginare che, attraverso le loro sperimentazioni, sarebbero stati artefici di un nuovo big bang nell'universo musicale: suoni e ritmi inarrestabili, tutti incredibilmente e pienamente umani.



Nasce così lo Human Beatbox: voci che riproducono rullante e charleston, facendo il verso alle Beatbox Drum Machine elettroniche dell'epoca. Fino ad allora solo con lo scat, tecnica canora del mondo del jazz, si era sperimentato una sorta di drumming vocale. A metà degli anni '90 circa, dopo un periodo di relativo silenzio, arriva sulla scena un certo Rahzel, membro della leggendaria crew The Roots, che presto si guadagna il titolo di “The Godfather of Noise”. Rahzel ridà linfa e notorietà a questa forma di espressione, portandola su palchi importantissimi con un live show da lasciare tutti increduli.
Vale la pena ricordare alcune sue collaborazione imperdibili: il featuring con Bjork nel progetto “Medulla”, con Mike Patton, e perle intramontabili come la sua “If Your Mother Only Knew” nella quale si ascolta per la prima volta nella storia "The Beat and the Chorus at the same time...” ovvero una batteria ed una voce riprodotte allo stesso momento con la tecnica del Beatbox. Con Rahzel si forma un'intera generazione di beatboxers, che presto verrà travolta dal fascino di quest'arte, dal suo potenziale e dalla sua magia: il sodalizio col freestyle si fa sempre più forte e profondo.



Inizia il nuovo millennio e l'hip hop ritorna a diffondersi velocemente nelle strade, nelle periferie e negli spazi urbani scelti come luoghi di ritrovo. Ci si vede, ci si riconosce, ci si confronta e si cresce insieme. Le città assumono un nuovo volto e diventano vive anche per chi non le aveva mai viste libere ed animate. Un vento di novità e diversità soffia e trasporta. Di lì a poco, con un'accelerazione crescente, qualcosa cambia: la rivoluzione portata dalla diffusione e della condivisione di file audio e video mette a disposizione di molti qualcosa che fino a poco tempo prima era conosciuto solo da pochi. Curiosi e neofiti si avvicinano all'hip hop, si ha la possibilità di scoprire molti più artisti, di ascoltare molti più beatboxer.

Perle storiche come la già citata “If your mother only know” di Rahzel o pezzi di Biz Markie o Kenny Muhammad a.k.a., The Human Orchestra si diffondono a macchia d'olio. Nel 2004 arriva YouTube e finalmente il beatbox delle strade arriva anche sulla rete. Il 2005 porta con sé il primo campionato mondiale in Svizzera, presentato da Bee Low, attuale organizzatore e fondatore del network BeatboxBattle.com. Il mondo conosce il primo campione della categoria: l'australiano Joel Turner, seguito dal Belga Roxorloops.

(Ball-Zee vs Skiller - 3rd Beatbox Battle World Championship)

E in Italia? Nel nostro paese quindici anni fa i beatboxers attivi si contavano appena sulle dita di una mano. Abbiamo avuto maestri storici come Dj Gruff, Kaos One, Ice One che hanno regalato performance indimenticabili come ad esempio i freestyle del Danno sul Beatbox di Ice One appunto. Verso la fine degli anni '80, poco noto per i giovanissimi, ma fondamentale per costruire la storia del beatbox italiano, spicca Gegè Telesforo, foggiano d'origine, che ha raccolto partecipazioni in Rai e jam session con grandi musicisti come Renzo Arbore e la sua orchestra. Nei primi anni del 2000 si sente parlare di Alien Dee e magari si ha la fortuna di vederlo dal vivo insieme a Dj Q-Bert allo storico Livello 57 di Bologna. Da ricordare poi il grande Joker da Bologna, Mind dai Quintomondo, Mudy1 dalla fortissima scuola di La Spezia (attiva tra l'altro già dalla metà degli anni '90), Romo e altri. Bisogna aspettare il 2006 per assistere alla nascita di Ita Beatboxers e dell'idea di realizzare il primo raduno italiano di beatboxers, prima manifestazione italiana dedicata interamente alla disciplina. Il sogno si concretizza il 22 Novembre del 2008 al "Mu" di Parma in collaborazione con il collettivo McLuc Culture, fondato da Fabrizio Maci. Il successo della serata è grande e quasi inaspettato: più di 800 persone provenienti da tutta Italia arrivate per assistere alle session dei beatboxers presenti. Un fiume di gente attratta dai suoni e dalle tecniche dei beatboxers, ore di freestyle e jam session coinvolgenti. Tra i presenti tantissimi curiosi, per lo più estranei al mondo dell'hip hop, che per la prima volta scoprivano nuovi confini della vocalità. 



Tanto stupore e una domanda ricorrente: “ma fanno tutto con la bocca o hanno degli strumenti nascosti?”. Tra gli ospiti il sopracitato Bee Low, il vice campione del mondo allora in carica Roxorloops, il nostrano Alien Dee, il futuro primo campione italiano Bee Cee, rappresentante italiano al successivo Campionato Mondiale, Zeb (Mex Zee) e Rise, Noise, Alp King, Emos & Bbshake (FullTime), Jazaki, Mudy1, Diesk, Nic, solo per citarne alcuni.

Da allora si sono susseguite svariate manifestazioni: collaborazioni con IDA Italy per il campionato di Scratch, ben cinque campionati italiani in collaborazione con BeatboxBattle.com che hanno permesso di rappresentare l'Italia durante i campionati mondiali, altrettante collaborazioni con realtà del mondo hip hop nostrano e non (IDA Italy, SwissBeatbox.com, GreekBeatbox) con ospiti del calibro di Skiller (ex campione del mondo), Faya Braz (Under Kontrol, vice campioni del mondo in carica), Ball Zee (3 volte campione inglese). Il Microphone Masta, l'evento nato in collaborazione con Tecniche perfette, dove coppie di beatboxer ed mc si sfidano a colpi di rime e beatbox. Innumerevoli i protagonisti che in questi ultimi anni hanno infuocato la penisola da nord a sud: Emos con i Junglebeat, Mind dai Quintomondo, Progetto23, Alien Dee, il sottoscritto insieme a Dank Mc e Dj T Robb combinando le disipline del Beatbox, del Freestyle e del Turntablism.

Oggi molti paesi in tutto il mondo hanno il proprio campionato nazionale e svariate nuove formule e competizioni dedicate a questa disciplina. Nel resto d'Europa e del mondo, come è noto, le cose procedono ad una velocità superiore alla nostra. La BBC ad esempio ha dedicato un documentario nel quale viene letteralmente scansionato il cervello del beatboxer inglese Reeps One e nel quale si evidenziano le aree attive durante un normale allenamento. Uno studio simile viene effettuato con Kenny Muhammad e una microcamera che riprende i movimenti interni della laringe e li proietta in real time. Le frontiere del Beatbox (semmai ce ne sono) sono tutte da esplorare. 

Commenti (1)

  • Charleston 21/05/2016 ore 22:21 @Charleston

    Eh no però... Manca tizio, non c'è Caio, dovevi mettere me e Sempronio, adesso chiamo in Quirinale, io sono più bravo, ho i fans, ma è ufficiale l'articolo? ha il marchio? e la ceralacca?

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