I Cani: "Se devo avere dei problemi, ce li ho con Dio più che con i pariolini di 18 anni"

Foto di Alessandro Sozzi - Foto di Alessandro Sozzi -
30/01/2016 di

"Aurora", il terzo album de I Cani, è uscito ufficialmente solo ieri, ma già ha suscitato reazioni notevoli dentro e fuori internet. Dopo il risveglio piano e voce regalatoci questa stamattina, Niccolò Contessa è tornato sul palco del Better Days Festival per raccontare il suo nuovo disco, assieme alle visioni e le paure che lo accompagnano. Lo fa assieme a Matteo Bordone, partendo dai due anni passati a casa, a Testaccio, seduto al pianoforte a concepire questi nuovi brani. "Appena ho iniziato a suonare il piano mi sono accorto che venivano fuori delle cose diverse, molto più in linea con quello che volevo trasmettere. Avevo bisogno di fare uscire il nucleo emotivo delle canzoni, dovevano stare letteralmente in piedi da sole". Un atteggiamento in controtendenza rispetto a quello che probabilmente permeava i primi due dischi de I Cani: "Non chiamiamolo rock, non ho quasi mai avuto chitarre nei miei pezzi. Era più un senso di sfogo, un aspetto catartico che usciva fuori, che aveva molto a che fare col mio rapporto col mondo esterno. (...) Adesso se devo avere dei problemi, ce li ho con Dio più che con i pariolini di 18 anni".

Una band indie nel linguaggio e nella provenienza ma pop nell'atteggiamento. Ha creato dei problemi questo aspetto? "È una contrapposizione italiana residua, vecchia. Le polemiche nate in passato le vedo come una febbre di crescita, un dolore necessario che ci sta permettendo ora di scoprire che non necessariamente tutto è bianco o nero, mainstream o alternativo. Ho visto le cose cambiare molto, anche un evento come il Better Days Festival testimonia una visione diversa, c'è la possibilità di uno scambio, di un dialogo".
Niccolò è un "artista-scienziato", un matematichino come ribadisce Bordone, che cerca di evocare suggestioni cervellotiche e geometrie universali nei suoi brani: "in realtà "Aurora" è un disco molto istintivo, volevo dare più peso al suono che al senso delle parole, ho cantato le cose a ripetizione tipo mantra, prima tendevo a partire da una frase e ci costruivo intorno una storia, adesso sono arrivato ad ottenere in questo modo un senso più completo. Nel disco ritrovo molto più angoscianti i primi brani, nello stare da soli, che è il climax al quale arriva il disco, c'è più pace. Si nasce, si vive con gli altri e poi si rimane da soli, che è il percorso che fanno tutti nella vita". E i videogiochi, c'è un legame tra il sistema chiuso di Nintendo e il modo di intendere la composizione del disco? "Assolutamente, non mi piacciono i giochi da maschio, in cui devi ammazzare tutti e questo c'entra con quel discorso del rock. I giochi Nintendo mi piacciono perché sono pensati per tutti. Anche a me piaceva l'idea di fare un disco in cui tutti potessero riconoscersi allo stesso modo".

Per Matteo Bordone una delle cose migliori del disco è la voce: "Ho imparato a cantare un giorno l'anno scorso verso marzo, ho imparato a usare il diaframma, Calcutta mi ha passato questa cosa, mentre producevo il suo disco e lui cantava lo vedevo convinto, provava piacere a cantare. La voce ti racconta a livello emotivo ancora molto di una persona, mi interessava passasse questo messaggio".

Tag: betterdays festival

Commenti (2)

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  • Ulderico Liberatore 30/01/2016 ore 19:22 @uldericol

    Beh se ha iniziato ad usare il diaframma ora allora corro a sentire l'album..... ahahahhaa...... sparati tu e i pariolini!!!!!!!!!!!!

  • Estremista Edile 30/01/2016 ore 21:36 @fltngboy

    non è che se lo pompate diventa menoMMerda

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