Ice One: cinque errori che un producer dovrebbe evitare

Foto di Gloria Viggiani - ice One rap italianoFoto di Gloria Viggiani - ice One rap italiano
24/11/2015 di Ice One

Ice One è uno dei pionieri del rap italiano: attivo dalla metà degli anni '80 in avanti, è tra i produttori più importanti per il genere nel nostro paese. A Roma ha promosso molti appuntamenti dedicati alla cultura hip hop e domani sarà sul palco del Goa per rispolverare il suono di True School, una delle sue serate storiche (con lui il canadese A-Trak e i dj Marco G e Mr Kite di Touch The Wood). Per l'occasione gli abbiamo chiesto di scrivere un piccolo tutorial ed individuare i cinque errori più ricorrenti che oggi commette un producer.

 

#1 Le Scorciatoie
Le scorciatoie sono quelle cose che in una produzione vengono scoperte subito dagli addetti ai lavori. Magari il pubblico non se ne rende conto ma i tuoi colleghi sì… ed il rispetto dei colleghi è sempre una cosa importante.
Un esempio di "scorciatoia illecita" può essere l'uso di partiture midi di successi famosi: molti producer le usano tagliandole e rimontandole a proprio piacimento e, a parte un un po' di editing e la scelta dei suoni (spesso stereotipati, il classico synth che va di moda), non fanno niente di realmente creativo. C'è chi accetta questa metodologia perché, ormai, la musica è diventata l'ultima cosa. A mio avviso, invece, la musica la devi saper fare: anche se non l'hai studiata, puoi sempre provare a metterci del tuo, magari seguendo qualche tutorial. Saper suonare uno strumento aiuta molto, anche quando la produzione é basata solo sui campionamenti.

#2 Complessità e Semplicità
Quando lavoro su una nuova idea ripeto dentro di me "Semplificare.. semplificare... semplificare", come se fosse un mantra. È importante: meno roba hai sulle tracce, meglio è... Ho visto producer inventare mostri assurdi per fare un beat: 3 casse sommate l'una sopra l'altra, 8 rullanti, ecc. Non serve a niente: se hai i suoni giusti ma non li sai far suonare vuol dire che è arrivato il momento di condividere fatiche e glorie con qualche amico fonico. I fonici sono degli scienziati del suono ed il loro apporto è fondamentale per la riuscita di un sound; se poi il producer stesso riesce a diventare un buon fonico, allora, il gioco è fatto.
La regola del semplificare vale anche per gli arrangiamenti ritmici: io, ad esempio, sono rimasto affascinato dalla teoria dei "colpi fantasma" nella programmazione di una base. Un batterista può produrre un numero limitato di colpi contemporaneamente, per questo, quando suona, si attiva quel meccanismo mentale che gli permette di sentire le cose dove non ci sono... Come si applica ad una base rap? È semplice, basta capire cosa si può levare in un determinato punto senza alterare il groove e migliorare così la dinamica del pezzo.



#3 Perfezione e Sbagli
Il mio studio delle arti marziali mi ha infuso una serie di principi di vita che sono validi anche per la musica. Il più importante riguarda l'idea di Perfezione. Bisogna tener presente che la perfezione, di solito, è vista come un punto d'arrivo (e nella vita l'unico vero punto d'arrivo è la morte). Il mio maestro diceva: "La perfezione vera è l'Evoluzione continua dove gli sbagli ci guidano più delle cose giuste"... Quanti "sbagli" nella musica sono poi diventati cose geniali o nuovi modi di fare? Lo sbaglio, visto a posteriori, può diventare addirittura una tecnica nuova. Capirete che la Perfezione, alla fine, ha più a che fare con il movimento che con la staticità!

#4 Commerciale, Commerciabile, Arte.
Partiamo da una premessa importante: è una bella cosa fare musica per se stessi ma, a volte, si rischia di ricadere in quello che io ironicamente chiamo "la masturbazione in pubblico". Vuol dire che la musica la fai per te ma poi la imponi agli altri. Io ho iniziato a far musica grazie alla musica degli altri, grazie a quella sensazione che, fin da bambino, trasformava le mie giornate in momenti bellissimi. Quando la musica, poi, è diventata anche il mio lavoro avevo ben chiaro che tutto quello che avrei prodotto dovesse cercare il confronto con gli altri… Mi piaceva l'idea che io fossi il primo ad ascoltare la mia musica ma sapevo che volevo farla per tutti. 
Una cosa diversa, invece, è chi si sforza di rendere sempre più "commestibile" la musica che fa: si cade vittima dell'esibizionismo, si ricerca quel piedistallo che ti permette di vedere gli altri dall'alto e, alla fine, considerarli come tanti consumatori a cui vendere le tue cose. Spesso chi raggiunge il successo ti prende in giro perché ha ottenuto la fama con facilità mentre tu continui ad arrovellarti e a porti mille domande. Dicono che hai paura di piacere a tutti, non è così e lo sanno: alla fine le cose che fai piacciono pure a loro. La tua è una musica più completa, più umana.
C'è chi prova a rendere "commerciabile" una canzone, e quelle sono tecniche... pur sempre lecite. Si tratta solo di collocare quello che hai fatto negli spot giusti: è marketing, non puoi considerarlo un modo di fare musica, ma va bene.
E poi ti può capitare di fare Arte: qualcosa che resiste nel tempo e nello spazio.



#5 Analogico vs. Digitale
Spesso sull'argomento si perdono tante energie… Il digitale ha delle caratteristiche, l'analogico ne ha altre, ma nella battaglia tra queste due parti si rischia di dimenticasi di un punto fondamentale: se le macchine definiscono il suono di qualcuno, allora quel suono non esiste. Nella mia carriera mi sono dovuto confrontare, volente o nolente, con diversi cambi di set-up. Sono passato dall'utilizzo di macchine - alcune analogiche, altre digitali - ai software. Il passaggio da un mpc ad un laptop comporta non poche differenze ma sapevo che suono cercare: il mio. Oggi posso lavorare con qualsiasi strumento senza correre il rischio che si capisca cosa sto utilizzando; non potrei dire lo stesso di molti album che mi capita di ascoltare.

 

Tag: produttori tutorial

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati