Giulio (Estremo) Casale - Illusi d'esistenza - Milano - Piccolo Teatro Live report, 23/05/2005

27/05/2005 di



Seguo gli Estra fin dal loro esordio, esattamente da quando l’uscita di “Metamorfosi” e il singolo “Cattolico” catalizzarono la mia attenzione verso una band che da subito classificai come ‘speciale’. E lo è stata negli anni, anche quando prove discografiche artisticamente controverse dicevano il contrario.

Poi, d’un tratto, ecco spuntare Giulio Casale con la sua opera letteraria (“Sullo zero”) e relativa testimonianza audio omonima immortalata su cd, quasi a voler confermare le voci di una possibile carriera solista che avrebbe in qualche modo decretato la fine della band da cui l’avventura aveva avuto origine. E se “In fondo al blu” è il secondo disco solista, probabilmente Estremo trova oggi la quadratura del cerchio scrivendo canzoni solo per sé.

Detto ciò, il racconto che andrete a leggere fa riferimento allo spettacolo di cui quest’album è parte integrante e non - come si potrebbe immaginare - unico pretesto. Non a caso, il titolo “Illusi d’esistenza” dato allo rappresentazione teatrale, denota la tendenza di Estremo a non voler esaurire la sua creatività solo con e attraverso la musica, ma anche mettendosi in gioco come attore. E, per realizzare l’ardua impresa, non fa mistero di trarre ispirazione dalla formula del teatro-canzone che Gaber inventò, facendosi aiutare da Roberto Citran alla regia e da Antonio Panzuto per l’impianto scenografico.

Sicché, una volta seduti in sala, vi troverete completamente spiazziati, soprattutto se convinti di trovarvi di fronte ad uno spettacolo dalle tinte rock. “Illusi d’esistenza”, infatti, è uno spettacolo di monologhi e canzoni in cui Giulio Casale mette in scena tutti i suoi dubbi, le sue perplessità e - soprattutto - il suo punto di vista relativamente a una società, quella in cui viviamo, in cui alla realtà/volontà di vivere prevale l’illusione. E snocciola, in poco meno di 2 ore, tutte le sue argomentazioni, ricorrendo a svariati sketch, monologhi e - naturalmente - brani estratti dal lavoro appena uscito. E serve molta pazienza e tanta attenzione, soprattutto nei primi minuti, per regolare le proprie lancette su un ipotetico fuso orario lontano anni luce da ciò a cui eravamo abituati.

Perché qui non c’entra più nulla il rumore, gli ennemila watt, i delay, i feedback e tutto quanto finora eravate abituati ad associare al concetto di ‘rock’, di cui gli Estra erano a loro modo portatori sani. D’altronde è lo stesso (e tra l’altro unico) protagonista dello spettacolo a ribadire, fin dalla conferenza stampa prima dell’evento, che le sue intenzioni attuali tradiscono nella maniera più assoluta gli istinti originari, preferendo ai volumi alti e all’iconografia del genere toni più dimessi ma non per questo meno incisivi.

Non tutto però riesce alla perfezione, come quando, ad esempio, Estremo racconta in maniera didascalica un viaggio Bologna-Roma in Eurostar, in cui la signora seduta di fronte è ossessionata dalla sua necessità di comunicare all’interlocutore, attraverso l’onnipresente cellulare, tutto il percorso affrontato con le relative tappe. Piace, invece, quando concentra i suoi sforzi in uno dei monologhi finali, dove sostiene che in questa ‘illusione d’esistenza’ solo due elementi come l’amore e la morte possano sovvertire il corso degli eventi e salvarci da questo solipsismo imperante che genera esclusivamente indifferenza nei confronti dell’altro.

L’invito è quello di sperimentare, anche voi come spettatori, questa nuova esperienza, nella speranza che gli aspetti più deboli dello spettacolo trovino col tempo una forma migliore. Certo l’ascolto del disco servirà per introdurvi alle tematiche rappresentate, ma non basterà per prepararvi all’evento, statene certi.



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