Imbucato speciale a San Remo

04/03/2001 di Baàrab



Dal vostro imbucato speciale.

I 1.400° accrediti del festival di Sanremo (che sono un numero enorme) sono un terzo di quelli che servirebbero per accontentare tutti, perché il pass, molto più che uno strumento di lavoro: è uno status symbol. Il pass si ostenta, si confronta (tu quale hai?), non si nasconde mai - neanche a cena - sotto un maglione, si ritira nell'ufficio apposito con un filo di ansia e una sensazione liberatoria quando finalmente lo si ha in mano. Il pass è un oggetto mistico che cambia la vita di chi ce l'ha: raddoppia il passo e fa venire la faccia scura (come sono impegnato, mollatemi). Nei giorni precedenti il festival si apre così la stagione venatoria della musica: la caccia al pass. Ce n'è per ogni gusto e ogni livello di potere: dal "daily" che permette l'accesso al teatro solo di giorno per assistere alle prove, al "greenpass" che apre le porte della Green Room, stanza nel retro palco che ospita televisori ed impianti audio dedicati alla visione dei discografici (i veri regnanti di Sanremo), fino al top, irraggiungibile per ogni comune mortale, incredibilmente compresa la Caselli (che qui è chiamata "il papa"): il "production", che sul retro porta addirittura la scritta Passpartout (sic!).

Io, imbucato ormai professionista, sono riuscito a mettere le mani su una buona via di mezzo: un pass per la stampa. Un rettangolino di plastica che mi ha permesso di entrare in uno stanzone detto "sala stampa" nel quale circa 300 persone "seguono" le esibizioni su un mega schermo e lo commentano battendo sui tasti dei PC portatili. Prima considerazione: una buona metà di loro si fa continuativamente gli affari propri equamente diviso tra bar e chiacchiere. Mi chiedo: ma queste sono le persone che porteranno il festival sui giornali, quelli che daranno da bere alla nostra sete di notizie… Come faranno, visto che lo guardano meno di me? Nei due giorni che ho trascorso loro ospite ho visto un signore di una certa età con tanto di barba bianca lunga fino alla considerevole pancia occuparsi di qualunque cosa esclusa (lo ripeto, esclusa) la manifestazione: bar, signore, chiacchiera con colleghi, battute banali (ma tutti ridevano, mi sa che è uno importante)
Seconda considerazione: i giornalisti, quando sono tra loro, non sono affatto le belve affamate di verità che i TG ci presentano. Tutt'altro, ricordano molto di più un grande gruppo di boy scout in gita: ridono, cantano, dicono buuuh, alzano le mani applaudendo e giocano tra loro. Uno scialo, salvo poi correre da chiunque fosse attento a cercare di capire perché il cantante dei Placebo ha gettato la chitarra per terra.

Terza considerazione: secondo me il giornalista è un lavoro "a tempo". Altrimenti non si spiega perché quelli che il festival lo seguivano sul serio fossero quasi tutti sotto i quaranta e gli altri passavano il tempo a chiamarsi a gran voce e a vagare inutilmente, apparentemente consapevoli della propria intoccabile aura di professionalità.

Quarta considerazione: Per chi diavolo lavora Maria Giovanna Elmi, vero miracolo della chirurgia plastica che andrebbe esposta alle fiere della medicina d'avanguardia e staziona invece in pianta stabile nella sala stampa? Quinta considerazione (ingenua): ma non è che i tafferugli in certe situazioni vengono creati ad hoc? Ho avuto la sfortuna di vedere la patetica scenetta regalata da "Striscia" e i Sottotono: ma Staffelli è alto più di 180 cm. e ha una solida costituzione. Se davvero fosse stato in una situazione così disagiata, perché non reagire con un minimo di energia? A me, umile imbucato, è sembrato una specie di Ghandi interessato (alle riprese, più che al proprio apparato di riproduzione…).

Sesta (e ultima) considerazione: ma chi valuta la competenza di un giornalista musicale? Ho sentito le più enormi boiate della mia vita in uno spazio che dovrebbe contenere le menti della critica musicale italiana, il gotha della cultura delle sette note… Un esempio? Il tizio che durante l'esibizione dei Westlife ha dichiarato che finalmente si poteva ascoltare un ottimo livello di produzione… Peccato che stesse ascoltando un disco mentre tutti gli italiani erano dal vivo. Mi sa che queste menti acute potrebbero fare il loro lavoro allo stesso modo e forse meglio standosene a casa davanti alla TV e con un piatto di fettuccine muliebri sulle ginocchia. Se non altro sarebbero disponibili un sacco di pass in più per noi, seri imbucati che non facciamo danno alla carriera di nessuno.

Nemmeno se vogliamo.



Resoconti sulle giornate sanremesi:
> il 26 febbraio
> il 27 febbraio
> il 2 marzo
il 3 marzo

...e inoltre:
> La serata dei Campioni!
> Imbucato speciale...

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