Silva Rotelli racconta Inalienabile, progetto dedicato al rapporto fra musica e diritti umani

26/02/2018 di

Quale rapporto esiste tra musica e diritti umani? Che cosa si può fare per favorire una maggior presa di coscienza rispetto a questo argomento? È sulla spinta di questa domanda che nasce Inalienabile, progetto in divenire del collettivo bolzanino Ruhetag e del festival Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty di Amnesty International Italia, che raccoglie le testimonianze e le riflessioni di numerosi musicisti italiani rispetto al tema dei diritti umani. Abbiamo rivolto qualche domanda alla fotografa Silva Rotelli, ideatrice e direttrice artistica dell’opera.

Cos’è Inalienabile?
Inalienabile è un’opera multimediale che indaga il rapporto tra musica e diritti umani, nata dalla collaborazione fra il collettivo Ruhetag, di cui faccio parte, il festival Voci per la Libertà - Una canzone per Amnesty e Amnesty International Italia. È un percorso di riflessioni e immagini, sviluppato attraverso varie voci e varie arti. Un’opera che si basa sulle azioni di chi viaggia ancorato alla terra, ma sempre guidato dalla natura dei diritti umani. 

Com’è nato il progetto?
Il punto di partenza è stata la mia stretta collaborazione con il festival Voci per la Libertà, con il quale collaboro e dove in passato ho esposto alcuni miei progetti fotografici e in particolare un lavoro dedicato alle R-esistenze del passato e del presente. Da lì abbiamo pensato di continuare la nostra riflessione in altri campi, coinvolgendo anche Ruhetag. Ognuno di noi ha portato la propria esperienza e la propria arte, dalla musica alla grafica, dalla fotografia alle luci. Loro hanno portato la loro organizzazione e l’esperienza maturata in vent’anni di lavoro sul tema. Questo confronto è convogliato nel sito del progetto, dove abbiamo caricato l’opera con le varie testimonianze raccolte. Ad ora hanno partecipato artisti tutti vincitori del premio Amnesty International Italia, attivi rispetto alla difesa e alla sensibilizzazione sui diritti dell’essere umano: alle riflessioni sonore di Guccini sul rapporto tra presa di coscienza e letteratura si alternano i pensieri di Simone Cristicchi sulla memoria e l'arte, alle parole di Carmen Consoli sul diritto di tornare a sognare si intrecciano le riflessioni di Fiorella Mannoia sul diritto allo studio, e così via. Si tratta comunque di un progetto che ambisce a una riflessione corale e che in futuro si arricchirà di nuovi contributi.

Perché avete scelto di unire diverse tecniche espressive?
Proprio perché questo progetto si basa sulla relazione circolare fra le arti, le persone, le anime. Io credo che l’arte possa unire le persone: in Inalienabile, ci siamo uniti proprio a partire dai diritti umani, con una forte presa di posizione nei confronti della sensibilizzazione. Le musiche sono di Julia Kent, la grafica di Davide Falzone. Anche il design del sito pone attenzione alla connessione fra gli elementi, rimandando anche graficamente ai pianeti. Ognuno di essi, come ognuno di noi, è parte fondante di un sistema più ampio, quello della collettività e della natura stessa.

Prima hai fatto riferimento ad alcuni dei musicisti coinvolti. Nella presentazione dell’opera, raccontate che “Inalienabile si svolge dietro le quinte dei concerti e nelle case dei partecipanti”. Trovo interessante la ricerca di una dimensione di confronto più quotidiana rispetto a quella possibile sul palco: c’è stato qualche incontro che ti ha colpita in maniera particolare?
In alcune occasioni abbiamo avuto la possibilità di incontrare il musicista proprio a casa, com’è successo ad esempio con Francesco Guccini. In altri casi il confronto è avvenuto nel backstage, ma abbiamo sempre cercato di creare un ambiente intimo, perché sono i dialoghi che creano riflessione. A casa di Guccini abbiamo proprio vissuto il suo mondo. C’è questa libreria immensa e meravigliosa che  raccoglie ciò di cui lui parla, è una situazione che ti accoglie con affetto. Che è un po’ anche la base di tutto questo progetto. Ci ha permesso di rapportarci con persone autentiche e non posso che essere grata di questo.

A cosa ambisce Inalienabile?
L’obiettivo del progetto è porre domande, offrire spunti di riflessione. Stimoli per poter pensare. In Inalienabile si lavora molto sull’immaginario, personale e collettivo. L’immaginario è una potenza incredibile, come lo sono i sogni e i sognatori. I sognatori sono incredibili. E gli incredibili, come mi ricorda Mesmaide R., una ragazza che ho incontrato e fotografato tempo fa, sono coloro che rendono credibile la vita. E nel mondo ce ne sono, nonostante tutto quello che vediamo o sentiamo. Anche se a volte sembra difficile da credere i sognatori esistono, sono reali e agiscono. Cerchiamo di valorizzarli più che possiamo. 

La dimensione che ci hai raccontato finora fornisce sollecitazioni senza dubbio importanti, ma più interiori. Pensando anche alla partnership con Amnesty, in futuro il progetto evolverà anche in vere proprie iniziative o eventi?
Assolutamente. L’idea è proprio quella di dar vita a laboratori, sia in ambito didattico che aperti alla cittadinanza, che portino in giro le idee degli artisti e siano a loro volta ispirati alle riflessioni dei partecipanti al progetto. Laboratori che coinvolgano diverse culture, ma anche diverse generazioni, proprio perché l’obiettivo è una riflessione collettiva, che generi azioni concrete. Eventi di musica, fotografia e altre arti in diverse città italiane, che uniscano il pensiero del progetto alle esigenze dei luoghi che ci vorranno ospitare. Assieme a Voci per La Libertà e Amnesty International Italia vogliamo diffondere al massimo il messaggio della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, a livello nazionale e internazionale. Per questo, ci stiamo adoperando per tradurre Inalienabile anche in altre lingue. I protagonisti sono e saranno i vincitori del Premio Amnesty International Italia, ma anche tanti altri artisti, di diversa età e cultura, attivi nella difesa e sensibilizzazione dei diritti fondamentali dell’essere umano. Persone che vivono questo tema a proprio modo e sulla propria pelle.

Quali saranno quindi le prossime fasi di Inalienabile?
Certamente il contributo di altri artisti. Per esempio Diodato, che ha già confermato la propria presenza. Inoltre abbiamo anche un’installazione fisica del progetto, che girerà attraverso festival, librerie e altri luoghi, evolvendo negli anni grazie a nuove testimonianze. Ci interessa vivere l’incontro e la relazione in senso reale. Il tema rimane il rapporto fra musica e diritti umani e cercheremo di affrontarlo ognuno con la propria indole e passione. Ragionando anche sul piccolo, sulle azioni quotidiane che uno fa. Chiedendosi che cosa si potrebbe fare di più per rispettare se stessi e gli altri.

Insieme ai diritti umani, pensi che anche la musica sia inalienabile per l’essere umano?
Musica e diritti umani si aiutano a vicenda, si stringono la mano. Una delle domande che abbiamo posto ai musicisti è che cosa i diritti umani possano fare per la musica e che cosa la musica possa fare per i diritti umani. È uno scambio vicendevole, una relazione continua. Per me, la musica è un percorso per recuperare e conoscere parti di sé: un ritorno a casa, alle origini, a un centro di luce e ombra che ci accomuna e che ci può dare la possibilità di vivere pienamente i diritti umani. È la nostra storia, collettiva e personale. E si accompagna naturalmente all’educazione all’ascolto, che oggi è importante più che mai. Poi sta ad ogni donna e ad ogni uomo volerla vivere in un modo o nell’altro. Per noi, come nelle parole di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, “La musica è la colonna sonora del nostro impegno. La colonna sonora delle dittature è il silenzio”. 

Tag: intervista

Pagine: Carmen Consoli Modena City Ramblers Piotta Francesco Guccini Nada Roy Paci & Aretuska Simone Cristicchi Edoardo Bennato Fiorella Mannoia Diodato ModenaCityRamblers

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