Amalia Gré - International Jazz - Torino Live report, 20/07/2004

11/08/2004 di Mary Jo Pascarella



Ultima sera della rassegna jazzistica torinese.

La serata, contrariamente a quanto annunciato dai voltantini, si apre con la musica del Michael Breaker Sextet. A seguire Amalia Gré.

Al sestetto newyorkese il compito di scaldare il pubblico, ad Amalia Gré quello di infiammarlo.

Mancano pochi minuti alle 23.00 quando Amalia Gré, sorridente, sale finalmente sul palco: i capelli sciolti ed un vestito leggero, portato sopra ai pantaloni, che la debole brezza della serata fa svolazzare quasi a suon di musica, le donano un’aria molto fresca e solare. L’attesa è subito ripagata dalla gradita sorpresa di veder Amalia suonare il piano, eseguendo un pezzo in inglese, impreziosito dal suggestivo riverbero sulla voce.

Dopo aver ammaliato il pubblico con la familiare, quanto godibile, “Your Lips”, è la volta di un’altra cover: la sensuale “Estate” di Bruno Martino, seguita da una “Do You Know Where You’re Going To?” e da una “Moon River” da sogno.

Quella di alternare i brani del suo ultimo album con pezzi altrui, è ormai una consuetuine per Amalia, così con “Io Cammino di Notte da Sola” – il più autobiografico dell’intero album - torniamo nuovamente ai brani del suo ultimo lavoro. Amalia sorride e ringrazia.

Tra il pubblico, qualcuno ha l’aria rapita, qualcun altro lascia intravedere il compiacimento. E' ormai chiaro che fosse lei la star della serata, attesa con tanta pazienza. Sulle note di “Na Suppa de Stella” Amalia cede la scena ai suoi musicisti, ai quali, dopo i grandi assoli di chitarra, sax, di basso e di piano, il pubblico regala fragorosi applausi a scena aperta. Nell'aria si respira un fortissimo affiatamento, tanto che il talentuoso pianista, contagiato dal “groove” della serata, abbandona le tastiere per raggiungere Amalia al centro del palco, e ballare insieme a lei completamente travolto da un ritmo che si libera nel cielo dei giardini reali torinesi. A seguire una inaspettata, personalissima e toccante versione di “The Man I Love” dell'inarrivabile Billie Holiday.

Sulle note di altre due cover, Amalia presenta al pubblico i suoi compagni di concerto, qui il funambolico batterista, con due cucchiai al posto delle bacchette, si lancia in mezzo al pubblico, percuotendo con il pavimento di legno e qualunque cosa in grado di emettere vibrazioni sonore. A questo punto, i saluti di Amalia lasciano intendere che il concerto è giunto al termine. Peccato. Era un incanto.



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