Internet vs. TV: la guerra dei mondi?...

12/07/2001 di




Lo spunto per questo articolo deriva da uno scontro avvenuto nel nostro forum, scaturito per colpa (per merito) di un messaggio forse con poche pretese ma in realtà portatore di contenuti ben profondi.

Accade che un semplice scambio di battute fra persone normali (tra cui un operatore della comunicazione quale, ahimé, mi dicono essere io diventato...) vada a toccare, con poche parole, argomenti ad ampio respiro: il basso grado di cultura musicale, la scarsa capacità di mettersi in discussione, la chiusura alle novità e al coraggio, il profitto come driver per le scelte artistiche... argomenti che, fin dalla nascita di Rockit, sono stati affrontati con alterne fortune e in tempi e modi diversi.

Accade ancora che il campo semantico di un argomento affrontato con "fare digitale" venga mal interpretato da Domenico Liggeri, responsabile della redazione di Match Music e da anni attivo tra main e minor stream, abituato per professione a muoversi con "fare videns".

Accade infine che si scateni un gran baccano, con il responsabile della redazione di una TV Satellitare che entra in un mondo non suo e perde controllo ed esatta percezione del "giusto", scrivendo un messaggio fuori luogo rispetto ai reali termini della questione e finendo per proporsi inizialmente come la persona che probabilmente non é... specialmente alla luce della lunga e tutto sommato stimolante chiacchierata telefonica avuta con Domenico...

Intanto una Vj tutt'altro che plastificata si ritrova a litigare con il suo pubblico, pur pensandola allo stesso modo di chi (a suo dire) la accusa.

Nel mentre, altri operatori del settore ci scrivono in privato per dire la loro, dimostrando inaspettata attenzione verso i contenuti prodotti dagli sforzi di questa redazione di cazzaroni.

Ora... considerata la nientità della vicenda (per dirla come Larry...) tutto questo non avrebbe bisogno di troppo spazio e si potrebbe liquidare in poche battute, ma visto che a saggiare sulla propria pelle la differenza tra una comunicazione via etere e una comunicazione su doppino in rame c'é Domenico Liggeri, forse é il caso di sfruttare la situazione in maniera costruttiva.

Da questo episodio si evince che la comunicazione orizzontale con feedback, imperante nel mondo telematico, ancora non si concilia con la consolidata modalità comunicatività verticale tipica delle emittenti che compaiono nei nostri tubi catodici.

Internet fa viaggiare il contenuto in maniera (ovviamente) reticolare, con una iterazione variabile, ma sempre presente, tra chi crea il contenuto e chi lo riceve, di contro la Televisione stabilisce un ovvio distacco tra chi riceve appunto la "visione" del contenuto e chi invece produce e trasmette il contenuto.

Posizionarsi nel punto di intersezione tra queste due realtà comunicative non é cosa facile e può accadere di imbattersi in spiacevoli incomprensioni quando si entra in un mondo perpendicolare al proprio.

Domenico Liggeri é entrato tutto d'un fiato nel mondo della comunicazione cybernetica, dimostrando che la rete sta aprendo spiragli ignoti anche ai più esperti professionisti del settore.

Non spetta certo a me decidere il futuro dei media, ma credo sia interessante riflettere sulla diversità di due mondi destinati a compenetrarsi, ma che ad oggi vivono su piani conflittuali il loro rapporto, entrando spesso in contrasto quando una delle due parti sconfina nel terreno dell'altra.

Per arrivare a quell'inevitabile convergenza tra questi mondi, occorre, in primis, che coloro che si muovono nei due ambiti trovino il modo di colloquiare sullo stesso piano, discutendo e mettendosi in discussione pur senza dimenticare le sane regole del "vaffanculo", ma gestendo il rapporto con un'attitudine costruttiva e ricordandosi, tutti (operatori, artisti, utenti), che é inutile raccattare briciole senza sforsarsi di allargare la pagnotta...

Di seguito potete leggere un intervento inviatomi da Domenico Liggeri, personaggio discutibile per scelte artistiche, ma forse da rispettare per la passione (talvolta troppa) che mette in quello in cui crede(?), che poi (beato lui) é pure il suo lavoro...

Stefano "Acty" Rocco
WWW.ROCKIT.IT

-*!*-

Il profondo amore per quello che si fa e per le persone con cui lo si realizza può anche avere conseguenze parossistiche. Come - per esempio - sentirsi aggredito anche quando non lo si è.

Può capitare così che, dopo sedici ore consecutive trascorse a testa bassa a operare e ragionare su come comunicare nella maniera più onesta possibile con e per la musica, ci si trovi a non tollerare anche un presunto accento di mancanza di rispetto verso il proprio lavoro e i propri colleghi.

Questo non perché ci si ritenga i migliori al mondo o immuni da qualsiasi difetto, anzi: viva il dissenso e la critica anche virulenta verso chiunque eserciti attività esposte al pubblico. Tuttavia, quando si seguono percorsi meno convenienti e soprattutto faticosamente diversi rispetto ad altre realtà, scatta una forma di autodifesa che ti rende attento a tutto ciò possa riguardarti. Sia pure un forum. Perché l'attenzione la si deve a tutti, considerando importante ogni singolo utente di ciò che realizzi, ragionando sulla qualità e non sulla quantità di chi osserva e giudica il tuo lavoro.

Ecco il primo nodo decisivo. La distanza siderale tra chi fa televisione e chi la guarda, al punto da individuare in colui che comunica quasi un nemico o qualcuno che necessariamente ti debba imporre qualcosa. L'essere esigenti e il controllare severamente l'offerta televisiva sono grandi pregi che dovrebbero avere tutti gli utenti dei media, ma rischiano di diventare dei boomerang se a ciò non si associa anche la capacità di distinguere un operatore dall'altro. Ritengo non si possa mettere sullo stesso piano Match Music e le altre multinazionali dell'emittenza musicale, come non si dovrebbe farlo con tutta la stampa specializzata e l'offerta discografica. Pregi e difetti possono albergare in ciascuno degli operatori mediatici, data la fallibilità umana. Commettere errori di valutazione o esecuzione poi è ben differente dall'assurgere al grado di nemico. Se un nemico si cerca, lo si individui in chi si sottrae al confronto: credete che esponenti di altre tv musicali si sarebbero precipitati a dare importanza a un paio di spettatori che discutono? La veemenza, poi, è figlia del profondo interesse per le idee di ogni singolo utente.

E' potuto così accadere che un semplice forum sia potuto assurgere ad agone polemico.

Il punto di partenza. In primo luogo, la percezione - da parte di chi scrive - di una discussione scaturita da una notizia soltanto parzialmente vera - quindi in parte anche non corretta - circa un'errata esposizione di contenuti musicali da parte di una mia collega. Secondo, la sensazione - che soltanto dopo mi si farà notare come errata - che in alcuni giudizi poco favorevoli alla collega non ci fosse ironia bensì intenzione di aggredire. Terzo, il timore che scatenasse una gogna non meritata nei confronti di una seria e appassionata professionista.

Tutto ciò non avrebbe dovuto necessariamente indurre a una risposta aggressiva. Tuttavia, chi scrive, si è trovato - solitario - in un'ottica non privilegiata: quella di una persona che ama la propria passione (divenuta lavoro) e i propri colleghi fino alle estreme conseguenze, ovvero quelle di reagire in difesa altrui come non avrebbe fatto nemmeno per sé stesso. Dico che se nel forum si fosse parlato direttamente del sottoscritto e di proprie più o meno reali incongruenze, non sarei intervenuto affatto; mentre la reazione l'ho avuta in favore - nelle mie intenzioni - di una collega e amica che stimo e con la quale condivido molte ore di comuni fatiche.

Come già acutamente e condivisibilmente fattomi notare dai colleghi di Rockit, avrei certamente potuto soprassedere, ma mi è stato impossibile ignorare l'episodio nelle condizioni in cui mi sono trovato: ovvero dopo tante ore di lavoro appassionato e sincero, al cui culmine vieni informato di una sorta di gogna scatenatasi nei confronti di una collega. Ho agito pertanto come responsabile di un gruppo che intende difendere con i denti l'abnegazione dei propri compagni di passioni, sia pure i termini si siano fatti incendiare da un eccesso (?) di convinzione nell'onestà nel proprio operato. Insomma, se non avessi ravvisato provocazione non meritata in quel forum, non sarei mai intervenuto. Ma certamente l'intervento sarebbe potuto essere più meditato, poiché anche una sana passione può condurre a reazioni eccessive.

Dico questo alla luce di un'attenta analisi dello sviluppo della questione, ovvero un malinteso sorto per diffidenza e scarsa conoscenza reciproca.

Forte, ovviamente, la responsabilità del nostro media. Dovremmo noi per primi imparare a stare vicini ai pareri di chi ci osserva, anche in senso fisico: si dovrebbero incontrare molto più spesso e guardare negli occhi, da una parte, chi la musica l'ascolta e guarda, dall'altra chi ha la grave responsabilità di fornire un servizio rispettoso di gusti e intelligenze assortite. Fino al punto di superare proprio il concetto di parte.

Chi scrive, mette spesso lo zaino in spalla e va per festival, ma soltanto in quelli di ricerca di qualcosa, sia essa il gruppo emergente o una nuova tendenza. E' li che cerco di imparare a fare meglio televisione, dalle lamentele ora fondate ma ora anche miopi, perché responsabilità di una tv è essere vicina a chi la guarda e al tempo stesso allargargli la visuale. Perché noi pagati per fare tv musicale, abbiamo come vero privilegio il potere trascorre più tempo a soddisfare curiosità e sete di conoscenza, il cui approdo più gratificante è il mettere tale esperienza a disposizione di tutti.

Eppure tale passione sincera non protegge dai malintesi.

Poiché di fraintendimenti a raffica - nel caso scatenante in oggetto - si è trattato. Un utente che a nostro avviso ha scambiato l'ironia di una conduttrice per dabbenaggine, mettendola in un calderone poco onorevole in compagnia di esponenti di altre tv musicali decisamente lontane dallo spirito di Match Music. Al tempo stesso l'avere inteso da parte nostra quelle critiche (in realtà) generiche come invece mirate, piuttosto che come pretesto per parlare in generale di televisione musicale.

Perché è indubbiamente vero che la disinformazione sia il cancro orrendo della tv, anche di quella musicale. Anche chi cerca di essere il più serio possibile non ha il dono dell'onniscienza, men che mai dell'infallibilità. E' vero che non basta l'impegno per giustificare eventuali errori. Esistono però anche sfumature da carpire: come l'idea di mandare in video non necessariamente l'esperto indottrinato, bensì anche il curioso di musica che sia mosso da sincero desiderio di apprendere. Perché da casa la tv musicale non la guardano soltanto gli esperti maniacali, bensì anche tanta gente curiosa di conoscere e di farsi una propria idea. Ecco perché a Match Music alcune interviste si preferisce farle realizzare anche a vj onestamente desiderose di conoscere il mondo musicale, pur avendo una loro preparazione che tuttavia non giunge a livelli di accademia: questo perché si tratta di interviste in cui l'interlocutore è solitamente il direttore di una rivista musicale, garantendo così la presenza in trasmissione di un esperto, il quale a sua volta viene così - attraverso la vj non pedante - a relazionarsi con l'utenza non specializzata. Questo perché ritengo si debba dare soddisfazione agli appassionati che siano anche esperti, ma al tempo stesso non respingere chi ha bisogno di sincerità e confidenza non scolastica.

Questi concetti, evidentemente, dobbiamo ancora riuscire a comunicarli a tutti coloro che ci seguono, se non da tutti vengono avvertiti.

Certamente, nel caso specifico, ad alimentare l'incomprensione tra media e utente ritengo abbia contribuito un modo di comunicare che ritengo freddo e del quale - non avendone frequentazione - non conoscevo le specifiche modalità di comunicazione: ovvero un forum fatto di scritti digitali, piuttosto che un confronto faccia a faccia dove ci si possa guardare negli occhi per comprendere la buona o cattiva fede degli interlocutori.

Il risultato: tanta confusione, livore fuori luogo, nonché l'occasione persa di poter parlare seriamente di cosa ci si aspetti davvero da un media che rende - o perlomeno ci prova - un servizio a chi vive di e per la musica.

Vediamo di recuperare, trasformando reciproci sospetti e in rispetto ricambiato. Ogni consumatore deve pretendere la massima qualità di ogni tipo di alimento, anche di quello per orecchie, occhi, cuore e cervello. Per sapere scegliere però occorre leggere bene le etichette, ovvero approfondire la conoscenza della storia e del presente di chi fornisce contenuti di informazione e intrattenimento. I calderoni fanno comodo soltanto a chi vuole globalizzare e normalizzare: cadere nella trappola del "tanto sono tutti uguali" significare abdicare alla propria capacità di discernimento.

Da tempo ho abbandonato il culto del manicheismo, grave ostacolo alla riflessione (anche) su sé stessi. Pertanto ritengo che un frainteso lo si compia almeno in due, anche se ognuno ha il diritto di valutare come abnorme soltanto la reazione altrui.

Dalla vicenda traggo semplici riflessioni e conclusioni.

La prima è la stima immutata - e già ampiamente e concretamente dimostrata - a Rockit e le persone che lo fanno per quello che rappresenta per tutti gli appassionati di musica.

La seconda è la pretesa di non criminalizzare nessuno dei soggetti intervenuti; semmai, sarebbe utile tradurre l'episodio in uno stimolo a conoscere bene ciò di cui si parla. Perché anche la più feroce delle critiche, se circostanziata, aiuta a migliorare chi opera nell'insidioso mondo della comunicazione.

Ne è dimostrazione che da parte nostra ci si sia tanto infervorati per quella che è stata ritenuta una reazione disinformata nei nostri confronti, sia pure partita da soltanto due-tre persone.

Come rendere utile l'episodio? Superando la reciproca diffidenza. Da parte di chi opera nei media musicali, imparando a leggere tra le righe delle critiche, anche di quelle ritenute più ingiuste. Da parte degli utenti appassionati, sforzandosi di vedere oltre la facciata, fino al duro lavoro che sta dietro all'esito che possa apparire più superficiale, cercando magari di riconoscere la buona fede ai soggetti che possano meritarla per la propria storia.

A Match Music non ci si è mai sottratti al controllo severo da parte di chi ci guarda, mentre il sottoscritto - pur credendo in ciò che fa - si mette in discussione più o meno ogni ora, unendo l'estrema convinzione in quello che fa al prezioso beneficio del dubbio. Ancora un piccolo sforzo a capire le reciproche ragioni e forse avremo già cambiato qualcosa.

O - perlomeno - migliorato noi stessi.

Domenico Liggeri
Match Music Satellite



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