Il Teatro Degli Orrori - Interzona - Verona Live report, 28/04/2007

06/06/2007 di

(Il Teatro Degli Orrori)

Pierpaolo Capovilla e il suo spettacolo, il Teatro come alternativa alla Tv. La super band che vede insieme membri dei One Dimensional Man e Super Elastic Bubble Plastic suona all'Interzona di Verona. Pierpaolo impugna il microfono, ringrazia il pubblico per aver preferito la musica al tubo catodico e parte l'aggressione sonora. L'impatto è forte, i volumi non sono di certo bassi. Uno dei gruppi più sconvolgenti dell'ultimo periodo, Matteo Sorio racconta.



"Grazie per essere qui stasera. Ma soprattutto grazie per non essere rimasti a casa davanti alla televisione". Pierpaolo Capovilla, storico frontman degli One Dimensional Man, non ha mai avuto un bel rapporto con la tv. E forse è anche il pensiero del maledetto tubo catodico ad alimentare quella specie di rodimento interiore che pare animarne gli strepiti, le risatine perfide e i “dinoccolamenti” con cui calca il palco di Interzona, storico locale di Verona che ha da poco riaperto i battenti.

Indemoniato e spiritoso, lugubre e ironico: Capovilla di nome e “capobanda” di fatto di un trio agguerrito di scagnozzi pronti a lanciare il proprio assalto sonico alle alte pareti rimbombanti del locale scaligero. Qualche grido lamentoso iniziale, sotto lo sguardo divertito di Giulio Favero e Gionata Mirai, e poi il via alle danze. Danze per modo di dire: il Teatro degli Orrori macina ritmiche e melodie fragorose, esplosive, sottoforma di un rock che quanto a suoni e soluzioni rimanda senza troppi patemi interpretativi ai gruppi d’origine, One Dimensional Man e Super Elastic Bubble Plastic. Con l’aggiunta nuova e positivamente sorprendente del cantato in italiano di Capovilla, abile a districarsi nella moltitudine dei propri lamenti interiori per estrarne parole e pensieri ironici e leggeri tanto quanto soggettivi e mai banali pregio, encomiabile visto l’andazzo generale (Vita mia, a noi due giochi il rosso ed esce sempre il nero/... voleremo gli oceani e davvero vedremo l'America poi di corsa faremo all’amore con tutta New York).

Partono proprio con "Vita mia", primo brano dell’album, ed è subito una scarica di riff e distorsioni che avanzano facendosi largo nelle orecchie già sature del pubblico con violenza intransigente. Troppo facile: dietro le quinte del Teatro degli Orrori pulsa un motore da corsa, regolare e potente, che si abbatte su pelli e piatti con furia animale. Francesco Valente spiana la strada agli intrecci di Favero e Mirai e con le proprie ritmiche compulsive ed ossessive regala assist a volontà ai due ispirati compagni, i quali insaccano a porta vuota e ringraziano dandoci dentro con gusto e intensità ripaganti. Macina il primo, per niente sprecato nella veste inedita di bassista, e ricama il secondo, a suo perfetto agio sia nelle parti più tirate che in quelle più lente e soft. Alla ribalta ci pensa Capovilla, con le sue movenze ciondolanti, gli inciampi e le pose in bilico fra comico e tragico. Così come in bilico è la sua voce, ora recitante ora urlante come nella tradizione dei migliori Birthday Party.

Il pubblico apprezza, applaude e ogni tanto reagisce alle provocazioni del frontman, sempre pronto a puntare il dito con sguardo finto minaccioso sulla platea o a rispondere alle grida di assenso. C’è posto anche per una sentita dedica ai partigiani (il 25 aprile è da poco alle spalle) senza particolari omelie a riguardo (il concerto del 1 maggio fortunatamente è lontano), tanto che all’alzarsi di qualche pugno chiuso la macchina è già abbondantemente ripartita.

Una quarantina di minuti di fuoco, al termine dei quali Capovilla si offre spudoratamente per il bis salvo poi farsi teatralmente pregare invocando i decibel delle urla di protesta del pubblico. Che puntualmente arrivano a testimonianza di un alto gradimento espresso anche attraverso le tante rinunce alla tipica sigaretta di metà concerto (una rarità per Verona).

Sarà contento Manuel Agnelli, che a Rumore nel 2005 dichiarava: ”Gli One Dimensional Man? Il problema è che cantano in inglese. Anche in italiano potrebbero spaccare il culo”. Certo, non siamo esattamente di fronte allo stesso progetto, ma il Teatro degli Orrori è per certi versi ancor più attraente e coinvolgente, specialmente dal vivo, della band veneziana. E allora lunga vita ai nuovi arrivati sulla scena mastodontica dell’indie-rock italiano, il nostro adorato e agognato “impero delle tenebre".



Commenti (4)

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  • marcoJB 07/06/2007 ore 01:41 @drinktome

    va bene basta. sta volta non li perdo.

  • chiappetta 07/06/2007 ore 20:41 @chiappetta

    caro matteo c'è qualcosa che non fai?

  • Cyanotic 10/06/2007 ore 17:25 @cyanotic

    Cazzo..Visti ieri al MiAmi!
    Uno spettacolo esagerato, mazzate su mazzate!
    Grandissimi!

  • BOBELO 14/06/2007 ore 02:27 @bobelo

    l'importante nella vita e' essere convinti!!!!!!!!!!!!
    esaltate nuova merda come candida marmellata....

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