Gli Iside e il dogma bergamasco di crederci sempre

La band orobica sta imponendo il suo suono in bilico tra elettronica e soul, grazie anche al feat. di See Maw in "Maremoto". Il segreto? La loro città, che dai Verdena ai Pinguini Tattici mostra come passione e determinazione siano le chiavi del successo

Gli Iside, foto stampa
Gli Iside, foto stampa

“Giocavamo a calcio insieme nella squadra del paese. Quando gli sport ci hanno stancato ci siamo spostati in sala prove senza mai più uscirne. Crescendo si sono affinati i gusti, avendo la fortuna di essere così amici, ci passiamo musica nuova quotidianamente, siamo proprio cresciuti insieme anche sotto quest’aspetto”.

Quella degli Iside è una storia di provincia, che si svolge a Treviolo, un piccolo paese della bergamasca, e vede protagonisti quattro ragazzi tra i quali s’istaura un legame fortissimo sin dal primo giorno di scuola, passato con indosso le magliette delle stesse rock band. 

“La quasi la totalità delle persone che suonano ha iniziato alle medie a imparare i riff di chitarra per vantarsi con gli amici. Quindi le magliette, rigorosamente nere, spaziavano tra Metallica, Slayer, System of Down, Slipknot. In situazioni più sobrie, tipo al compleanno della vicina di banco, ci s’impegnava a mettere quelle dei gruppi storici che avevamo sempre una certa presa verso i papà degli altri ragazzi (Beatles, Rolling Stones). Era divertente, a modo nostro ci sembrava di avere già un codice di riconoscimento, si sapeva che noi eravamo quelli interessati alla musica. Ci piaceva“.

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Il quartetto debutta proponendo brani in inglese con il distorto sempre accesso e il piede pigiato sul pedale della batteria, cambia più volte genere, ma anche nome, prima Overload poi The Precipice, fino a ricadere sull’attuale e definitiva scelta. “Già la definizione boy band è spesso fraintesa, Iside può essere la nostra migliore amica, la sorella, la ragazza di cui siamo innamorati, è proprio un elogio a quello che purtroppo non siamo. Iside poi storicamente si nasconde sotto al suo velo, questa immagine ci affascinava molto”. Una svolta emblematica, che implica il passaggio all’italiano e il conseguente cambio di rotta, andando a comporre uno degli ultimi tasselli del sound particolare e ricco di influenze che caratterizza la band a oggi.

Figura fondamentale di questa metamorfosi è Cosmo: “La cassa dritta è stato il modo più sincero per esprimere il nostro desiderio di fare musica leggera, che avesse dei dettagli interessanti, ma che non risultasse mai pesante. Cosmo è uno di quei nomi che ci ha fatto pensare si potesse fare anche in italiano”. Il primo ep della compagine orobica, pur confermando la stessa voglia di ballare del musicista eporediese, se ne discosta nella forma. Indico, edito questo gennaio, sembra frutto di una crasi tra i leggeri testi di Ainè, supportati da un altrettanto soave impostazione melodica, accompagnati dalle calde e sensuali basi dei The Roots rivisitate in chiave elettronica.

Con l’isolamento forzato i ragazzi non hanno smesso di scrivere, i pezzi non mancano, ma, in vista di un più corposo album di debutto ufficiale, la priorità degli Iside è un’altra “Vogliamo sicuramente fare meglio, alzare l’asticella. Riuscire a canalizzare tutto in un marchio di fabbrica sempre più identificativo, vogliamo che ad ogni brano, a ogni nota si dica: ok sono gli Iside. A noi però serviva tanto girare, fare vedere che eravamo persone vere, un gruppo nel vero senso della parola”.

Maremoto, l’ultima canzone degli Iside, vede la partecipazione di See Maw e sembra confermare il legame con questa nuova scena a metà tra l’urban e il cantautorato che, pur attingendo a piene mani dalla musica black, allo stesso tempo, ha poco o nulla a che fare col rap. “Frah Quintale, IRBIS37, Tatum Rush, Joan ThieleVenerus in particolare ci fa impazzire. Ci piacciono da matti SethuRosa Chemical e la FSK. Una scena esiste, tanti ragazzi che stiamo conoscendo hanno la volontà di fare musica in italiano, ma con una propensione internazionale. Già questo rientra nella nostra di intendere una scena: svincolarsi da certo stereotipi nazionale che ormai hanno rotto il cazzo”.

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Svincolarsi agli stereotipi nazionali, ma con i piedi ben saldi per terra, mantenendo le radici con la città che li ha svezzati, una città dove, negli ultimi anni, “c’è veramente un sacco di gente che suona”. Infrastrutture, locali (su tutti l’Edonè), la svolta universitaria e una dimensione a misura d‘uomo che favorisce gli scambi sociali, hanno trasformato Bergamo in una piccola Bologna del nord creando un circolo di artisti, luoghi e persone estremamente coeso, a riprova del legame atavico che sussiste tra il capoluogo e la sua popolazione.

“I Verdena hanno sicuramente segnato il nostro modo di ascoltare la musica. Alberto, Roberta e Luca sono davvero la trinità qui, non solo per la musica in senso stretto, quanto per l’attitudine molto bergamasca, è una cosa di cui ci vantiamo. I Pinguini Tattici Nucleari ormai sono tra le band che hanno spaccato di più in Italia, e anche loro con un percorso vero, sincero e bellissimo. Il modo di lavorare, di crederci per davvero, è un marchio di fabbrica della musica di Bergamo, dalle piccole band fino ai big”.

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L'articolo Gli Iside e il dogma bergamasco di crederci sempre di Marco Beltramelli è apparso su Rockit.it il 2020-09-15 13:22:00

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