Isola arte, non isolarti

22/09/2000



...mi domandavo ancora se arte fosse forma o sostanza.

mi piacerebbe essere sostanziale.. un "sostanzialista": e' il mio istinto esaminare ed analizzare l'arte, ho passato abbastanza tempo a questo livello superiore. Ma le vere domande sono: perche' un accordo di minore e' triste? perche' dopo una settima ci aspettiamo un maggiore? perche' le parole assumono il significato che imprime loro la musica? perche' una canzone vomitevole ci diventa orecchiabile, dopo venti ascolti, e quindi piacevole?

La musica come linguaggio; non sono molto bravo a parlare, in verita', ne' a scrivere quindi. Questo connubio mi ricorda il commento di daniele alla lettera di cristiano in mailing list: "ma si puo' sapere per quale motivo deve usare queste parole? la marlene si riposa beata ai piedi della montagna.. non puo' semplicemente scrivere: siamo in vacanza ?"
la mia risposta e': lo fa perche' puo', perche' ne e' in grado. E perche' ci illumina d'arte. Potrebbe comporre "un sollievo", poi venire a chiederci "aò, com'è nnata?!", ma renderebbe il tutto piu' facile ed essenzialmente banale.

Trovo che in questi intrecci, spesso complicati, della forma si possa trovare uno stimolo: per me avviene anche questo! Sono affascinato da "ti giro intorno".. puro esercizio stilistico si potrebbe commentare, non sarebbe cosi' intensa di fervore e passione se mutassero i termini del testo ma non il contenuto. E "la musica", a cui e' dedicata, risulta quasi un pretesto.

Ma ho scoperto che non mi viene naturale. Provato, ho provato: a partire da una forma ed agganciarla ad un significato. O lasciarla sopravvivere senza contenuto. Ma non mi viene.

Mentre cosi' avviene nel popOmondo: si scelgono quattro accordi, quindi si pensa alle quattro cazzate da abbinarci ed il gioco e' fatto. Ultimamente si tende a sostituire le quattro cazzate con due cazzate ed un paio di tette..

Ecco che si arriva al discorso che non e' plagio, che la mia e' una canzone diversa dalla tua, ma pero' le note sono sette.. quanto parlare!

In un endecasillabo le parole sono limitate.. e con questo trovatemene uno che abbia copiato Dante... solo perche' la forma era la stessa?!?

Il concetto e' ancora piu' ampio. Si parla di concetto di album: frutto del mercato, no?

Pensando anche ad un artista 'serio'.. deve attendere di aver brillantemente studiato e concluso un ammontare di opere creative pari a 74 minuti di riproduzione per comunicare le proprie invenzioni al suo pubblico?

Si parla di un album all'anno.. e' la meccanizzazione, la catena di montaggio delle idee!!

Davvero una persona bilanciata puo' ogni anno forgiare incessantemente spunti ed opere d'arte ad uso (e consumo!!!!) degli ascoltatori?

Scarto meglio il pacchetto-album; mi interessa piu' di quanto sembri. Mi interessa perche' a livello mentale mi sembra un buon contenitore per una "produzione di idee".. mi rivolgo ad esempio a "murder ballads" di nick cave.

lo considero un album; inteso come un pacchetto di idee, un bel messaggio del cantante che ha chiaro il suo obiettivo.. e lo comunica egregiamente!

E' come scrivere un libro.. ci metti un prologo, una storia, un epilogo: per ora non vado a toccare la bellezza del contenuto, la bravura dello scrittore.. ma analizzo solo il concetto di album.

I miei "album" preferiti sono intesi proprio in questo modo, e non come compilation di brani! Altrimenti tanto vale pubblicare dieci bei singoli, ognuno nell'istante in cui viene creato e forgiato.

Questo per dire che non aborro l'idea di album, ma la sua concettualizzazione ERRATA nella media, sia da parte del pubblico, che da parte dei cantanti, che per comunicare quelle 3, 4 idee che hanno avuto nell'ultimo periodo, si sbattono per impacchettare il tutto in una bella scatola colorata, con tanta aria dentro ed un meraviglioso fiocco rosso.

Anche "scintille" dei soon mi da' una buona sensazione.. mi piace l'incedere delle emozioni, l'arrivo di "ordine" che blocca le cose.. qualche pezzo ordinato ed infine il "disordine" a dettare l'ultima parola.

Non ho ascoltato l'ultimo dei 24grana, ma mi e' piaciuta molto l'intervista in cui si spiegava un concetto simile, secondo il quale era stato scritto l'album.

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Beh, passando alle canzoni: nessuno che ammazzi il quattro quarti?

...mi viene da considerare "microchip emozionale" un serial-killer a questo punto, dato che usa un 3/4 in sonde, ed addirittura propone un INTERO brano (disco labirinto) in sette ottavi!! Ohhhh!! Stupore stupore!!

Ora, non e' che ce l'abbia a morte col povero 4/4 ma la sperimentazione si ferma ai timbri degli strumenti? Al tempo non ci pensa nessuno?

Senza essere cosi' puntigliosi, elogio i Marlene perche' la batteria e' spesso coraggiosa, ed originale (mi viene in mente "una canzone arresa").

Se notate, nella seconda strofa di "In delirio" ci sono 3 versi anziche' 4 (come nella prima). Oh, finalmente qualcuno che, se non ha niente da dire, sta zitto e passa al ritornello. Caro rock, e' cosi' dissacrante spezzettare un po' il tempo?

E' questo di cui sto parlando: adattare la forma al contenuto, e non viceversa. E parlo anche del tempo.

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Cosa spinge Bon Jovi ad uscirsene con un singolo che e' la copia di un brano dei Backstreet Boys, con la chitarra elettrica distorta al posto del basso elettrico sintetizzato?

Cosa spinge Piero Pelu' a tornare ai tempi di Jeeg Robot, deviando verso il sound di Heidi e Remi', dopo una vita di riti satanici e messe nere?

A queste domande non POSSO rispondere. Sono uno spunto di riflessione su come il lavoro del cantante (e dell'artista) sia completamente personale, interiore.. non possa vivere solo all'esterno come frutto di contaminazioni e decisioni altrui. L'arte e' l'artista, e non ce n'e' che il pubblico possa chiedere, aspirare, attendere; l'arte puo' anche cambiare direzione, voltarsi a 180°, ed un artista la segue. Se segue altro, chiaramente non e' artista.

Se muoiono madre, padre, fratello e sorella di Alex Britti e costui confeziona nella sua mente un album degno dei peggiori Joy Division, il SUO pubblico sara' deluso, annoiato.

Il SUO pubblico, obiettivamente, vuole battito, vuole chitarrina, vuole danzettare e muovere l'anca.

Se il povero Alex rinuncia al SUO album per una compilation di discomusic piu' commerciale, e' pienamente conscio di non seguire il suo spirito artistico.

Ma qui si potra' adattare anche al SUO criterio di pubblico: non voglio confondere la commercializzazione (intesa come vendita al grande pubblico di un prodotto) con la forma personale d'arte.

Io, ad esempio, sarei ben felice di riuscire a confezionare un album di musica-spazzatura e guadagnare qualche milione; non quella e' la mia forma creativa, ne' quello sarebbe il pubblico a cui la vorrei indirizzare.

Ma qualche milione ora mi farebbe comodo.. il piccante dell'arte e' che puo' quindi essere trattato alla pari di un qualsiasi altro lavoro, e ci si puo' lasciar deviare dal significato della stessa.

Ma noi ce lo chiediamo? Ci chiediamo: "perche'? PERCHE' l'autore ha scritto cio'?"
Non voglio solo sapere perche' ha scritto una canzone d'amore (probabilmente e' innamorato..), ma PERCHE' ha scritto una canzone, perche l'ha voluto pubblicare, perche' ha voluto seguire la strada dell'arte.

Questa sera ho assistito ad un concertino di un ragazzo che conosco.. rhcp, litfiba eccetera e non erano tanto bravi. Ma li' la risposta era chiara: suonano perche' hanno voglia di suonare, per divertirsi.

Io, ora, non lo farei piu'. Parlo di trovarmi con altre persone a suonare cover.. questo SI' e' puro esercizio stilistico, e non ritengo neanche che in tale modo riuscirei a migliorare l'originale.

Ma perche', perche' gli artisti sono tali? E' un istinto naturale? E' un richiamo alla diffusione delle proprie opere? E' perche' non sanno fare altro? O, semplicemente, perche' si divertono come il mio amico?

Come dicevo, arte uguale lavoro personale, interiore. Cosi' lo vorrei io, per me.

Perche' ora non mi sento in grado di comunicare a livello ideale, creativo con altre persone. Questa la trovo un'impresa davvero ardua: avere un'idea, un concetto e riuscire a far capire ai tuoi compagni cosa pensi e come vuoi concretizzare in arte. Ho letto una biografia dei Cure: riuscivano molto bene in cio'. Robert Smith ideva e la band concretizzava con lui come direttore d'orchestra.

Ora, mi piacerebbe creare tutto da solo. E solo per me, inizialmente. Per capirmi.. riuscire ad esprimere cio' che sento, meglio che a parole.

Ad esempio, ho questo chiodo di un passaggio in mi minore, che trovo triste e struggente, e mi piacerebbe renderlo ancora piu' commovente. Mi piace questa idea della tristezza basata sull'incedere costante del mi minore.. ma per ora sono solo quattro passaggi, ed e' solo una bozza.. e difficilmente riuscirei a farmi aiutare da un'altra persona, sebbene cio' mi piacerebbe molto. Mi piacerebbe il confronto.. anche di emozioni! Sapere che stimoli presenta un accordo ad una persona diversa da me.

Qui entra in gioco il fattore pubblico. Chi e' il pubblico dell'artista?

A me piacerebbe comunicare con persone interessate a cio' che comunico.. niente feste dell'unita' percio'! E ritorna il discorso dello SCOPO della comunicazione: come comunicare? a chi? con quali mezzi? con quali compromessi? Tutto ritorna allo scopo.. in alternativa si puo' sempre procedere in avanti, a camminare, senza guardare indietro, senza chiedersi nulla, tenendosi occupati.

**

Vengo ora alla chiave dell'arte: il prodotto (quadro, racconto, poesia, canzone..)

Gia' sulla canzone ci imbarchiamo in standard demenziali. LA GENTE non vuole ascoltare un brano piu' breve di 2 minuti e piu' lungo di 5. Sara' vero?

C'e' una frase che ho in casa, e' solo una frase. E' un'opera di arte, mi eccita come se avessi finito di leggere in romanzo di 400 pagine.

Al funerale, le musiche durano almeno mezz'ora e nessuno si lamenta. Un'emozione puo' durare anche solo un istante.

***

Piu' cresciamo, piu' vogliamo essere bambini, vogliamo che tutto sia facile, vogliamo che tutto ci sia servito per bene.. ad 80 anni vogliamo anche il pannolino e gli omogeneizzati.

Io ora ho 20 anni e mi chiedo se sto ancora crescendo o se non sto gia' tornando piccolo.

flipp3r
flipp3r@freemail.it



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