Cosa dice il primo studio mai condotto sul settore creativo in Italia

chitarrachitarra
21/01/2016 di

Quante volte in Italia si è discusso del nostro settore culturale (e della sua presunta o evidente rilevanza, a seconda dei punti di vista) senza avere dei dati precisi alla mano? Troppe, esatto. È per questo, e per impostare le basi di un dibattito serio, che Siae ha commissionato alla famosa società di revisione Ernst & Young "Italia Creativa", il primo studio analitico sull'industria della cultura e della creatività in Italia, che è stato presentato ieri alla Triennale di Milano. 

La ricerca di EY ha misurato gli 11 settori maggiormente rappresentativi dell’industria della cultura e della creatività, ovvero: Architettura, Arti performative, Arti Visive, Cinema, Libri, Musica, Pubblicità, Quotidiani e Periodici, Radio, Televisione e Home Entertainment, Videogiochi. Un panorama vastissimo che vale il 2,9% del prodotto interno lordo nazionale, e conta circa 1 milione di lavoratori, il 41% dei quali fra i 15 e i 39 anni (sopra la media nazionale del 37%). Trovate le cifre chiave raccolte in questa prima infografica:

(clicca sull'immagine per ingrandire)

 

I numeri dell'economia musicale italiana: occupati e valore economico

Le aree di ricerca sono tante e tutte ugualmente interessanti (le trovate tutte riassunte dai nostri cugini di Daily Best), ma ovviamente siamo andati a guardare i numeri del settore che più ci interessa, quello musicale, che per valore economico è il sesto sugli 11 presi in considerazione: nel 2014 corrispondeva a 4.3 miliardi di euro, in leggero calo dello 0,7% dal 2012. La voce che traina il settore è quella relativa alle discoteche, che nel report viene definita come "attività di ballo e performance musicali in genere (discoteche, pianobar, ecc.)". Altro dato importante è quello relativo ai contributi pubblici al settore, calati del 5.4% rispetto al 2012.

 

Se il valore economico del settore musicale ha subito solo una leggera variazione dal 2012 al 2014, diverso è il discorso relativo agli occupati, che sono diminuti del 5,1% arrivando nel 2014 a 160.598 lavoratori in campo musicale, la stragrande maggioranza dei quali sono proprio musicisti
Trend negativo anche per gli occupati in case discografiche che calano del 12,5% dal 2012. Aumentano, invece, dell’11,2% gli occupati nel settore dell’insegnamento della musica in Conservatori e Istituti Musicali Pareggiati.

 

I numeri del mercato discografico italiano

Strano ma vero, sembra proprio che la discografia italiana stia recuperando terreno. Certo, bisognerebbe avere dei dati che tengano come riferimento almeno gli ultimi 10 anni per avere presente un quadro più generale e aderente alla realtà, ma se consideriamo le cifre del mercato dal 2012 in poi la situazione è indubbiamente positiva: +23% sul segmento delle registrazioni musicali fisiche (che arriva a generare quasi 51 milioni di euro), e +25% se teniamo in riferimento i primi 9 mesi del 2015 rispetto all'anno precedente (raggiungendo un valore di 93,9 milioni di euro, circa 18 milioni e mezzo in più rispetto allo stesso periodo nel 2014)

Come si evince dal grafico qui sopra, il merito di questa ripresa sorprendente è tutto del supporto digitale, che con un valore di più di 43 milioni di euro, crescono del +66%: si passa da meno di 90 milioni nel 2012 a circa 145 milioni di euro nel 2014. Nel 2012, la musica digitale rappresentava il 31% delle vendite totali di registrazioni musicali, mentre oggi, arrivano al 46%. Discorso opposto per la vendita di musica registrata su supporto fisico, che cala del 13% in due anni, dai circa 193 milioni del 2012 ai 168 milioni di euro del 2014. 

Il discorso sui supporti fisici ovviamente non vale per il vinile, che è crescito del 77% nel 2014 rispetto all'anno precedente. In ambito internazionale, il mercato italiano si posiziona all’ottavo posto, e nella top 5 degli album in vinile più venduti in Italia troviamo un solo artista italiano, Vasco Rossi con il suo “Sono innocente” del 2014.

 

I numeri dei concerti in Italia 

Il settore dei concerti, secondo i dati forniti da Ernst & Young, sta migliorando sensibilmente, sia in termini di incassi sia di spettatori: nel 2014 sono stati 3.664 gli spettacoli organizzati, circa il 26% in più rispetto all’anno precedente, e i concerti di musica leggera hanno incassato intorno ai 229 milioni di euro, in aumento del 30% rispetto al 2012. A trainare il settore dei concerti è la musica leggera proposta dagli artisti italiani negli stadi. 

 

 

Il mercato degli strumenti musicali

I dati relativi al mercato degli strumenti musicali sono particolarmente interessanti: i numeri del valore sono scesi complessivamente del -6%, ma alcune categorie di strumenti hanno registrato un aumento o una decrescita importante. Parliamo ad esempio dei sintetizzatori e campionatori, che dal 2013 sono cresciuti del 52,4% e degli amplificatori, che invece sono in picchiata al -37%. Un dato molto importante per capire che genere di musica stanno suonando gli italiani.

Nel report, che potete consultare integralmente qui, si toccano tantissimi altri argomenti (radio, maestri d'orchestra, investimenti), ma è interessante notare come la sezione della promozione della musica italiana all'estero sia assolutamente desolante: si citano gli artisti italiani con più successo fuori dal nostro paese (nomi che potete immaginare benissimo: Al Bano, Bocelli, Celentano, Modugno) e un festival di musica italiana organizzato all'estero dal nostro governo (Ministero dello Sviluppo Economico, Italian Trade Agency, Centri di Cultura Italiana all'Estero, Fimi etc).
Si chiama HitWeek, e siamo piuttosto certi che sia ignoto alla maggior parte dei musicisti italiani. Esiste dal 2007 e sul sito viene definito come "il più importante festival al mondo dedicato alla diffusione della musica e della cultura italiana attuale". Nel 2015 la lineup delle date di Miami Beach e Los Angeles includeva Chiara Civello, PFM, Kalascima e Le Cardamomò. Nel 2016 spingeranno gli eventi all'estero di Fiorello e Gigi D'Alessio. Queste invece sono le lineup delle precedenti edizioni.

 

Tag: politica mercato discografico

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