In Italia i Misfits sono ancora una religione

In occasione dell'uscita di "Beware!", libro di Antonio Zuccaro che ne racconta l'epopea horror punk, abbiamo chiesto a punk e rockers italiani quale sia il loro rapporto con la band di Lodi (ma nel New Jersey). Tra spille, quote e tatuaggi ne emerge un amore atavico e profondo

Phyllis Gabor detta Pizza delle Misfits nella versione cartone animato di Jem e le Holograms, disegnata da Alessandro Baronciani
Phyllis Gabor detta Pizza delle Misfits nella versione cartone animato di Jem e le Holograms, disegnata da Alessandro Baronciani

“Un giorno che non mi ricordo bene del 1997, comunque dopo l'uscita di American Psycho, quando avevo ancora circa 14 o 15 anni, sono giunto a Walk Among Us, primo album dei Misfits con Glenn Danzig alla voce. Ne entrai in possesso attraverso quel forsennato tape trading con cui interagivi tra ragazzi affini nel circuito punk e metal di quegli anni e, in un primo momento, pensai si trattasse di una delle innumerevoli compilation, Best of e Greatest Hits in giro dei Misfits: era impossibile per me credere che  non ci fosse una traccia brutta, un riempitivo, un solo inciampo”.

Così Karim Qqru degli Zen Circus ha accolto, in tempo pressoché reale, la notizia dell'uscita di Beware! di Antonio Zuccaro, libro edito per l'irreprensibile Tsunami che racconta l'epopea horror punk dei Misfits dalle origini a Static Age, quando la nebbia cimiteriale era ancora un filtro favoloso, attraverso la quale i quattro torvi ragazzi di Lodi, nel New Jersey, crearono e svilupparono un'appendice del punk virata al culto dell'orrido, del fantasmatico, del sanguinolento, del grottesco e del paranormale.

La copertina del libro
La copertina del libro

 

Un altro folgorato in tenera età fu Carlame dei Discomostro: “I Misfits, da che ho memoria, sono nella mia personale Top 10. Il loro primo concerto l'ho visto a 15 anni!”. Già, perché anche se nel corso della loro (ehm) vita hanno cambiato più volte formazione, i membri rimasti impressi nell'immaginario comune sono il cantante Glenn Danzig, il bassista Jerry Only, il chitarrista Doyle o Doyle Wolfgang von Frankenstein se preferite e il batterista Arthur Googy. Ossia proprio la line-up di Walk Among Us del 1981 ed Evilive del 1987, prima che Robo e Franché Coma diedero il via a una carrettata  di batteristi e chitarristi che nel corso degli anni ha raggiunto l'iperspazio delle variabili e possibilità - basti sapere che dietro le pelli, dopo una quindicina di nomi tra quelli accreditati in quarant'anni, ora siede Dave Lombardo.

Certo, c'è anche una fetta di pubblico, soprattutto femminile o vicino al punk edulcorato del post-Dookie, che inspiegabilmente associa i Misfits a Michale Graves e alla power-ballad (un ossimoro!) Dig Up Her Bones, ma in questo volume quel periodo non è trattato e, vista anche la scapocciata del bel Michele a sostegno prima di Bush e poi di Trump, è assai condivisibile oltre che comprensibile. Zuccaro, dribla in scioltezza quanti erano pronti alle t-shirt da OVS prima delle t-shirt da OVS, analizzando con meticolosità e ricchezza di dettagli la loro storia discografica più antica e meno nota alle cronache dell'internet, soprattutto se si ha poca dimestichezza con lingue straniere.

La copia originale in vinile di Karim Qqru (Zen Circus)
La copia originale in vinile di Karim Qqru (Zen Circus)

 

Beware! cresce pagina dopo pagina, attraverso la lunga serie di dischi brevi, in formato 7” ed Ep, purtroppo molti dei quali oramai quotati cifre astronomiche su Discogs, i cui contenuti sono attorniati da un'aura leggendaria: si parte da Cough Cool su Blank Records, valutato di recente sui 10K nonostante una veste grafica che anticipa di un lustro almeno il look gothicoatto dei Sisters Of Mercy, quattro iconografici 7” (Bullet, Horror Business, Night Of The Living Dead e 3 Hits From Hell) dei quali magari non avrete sentito una nota ma avrete visto impressa la grafica sopra decine di  magliette, e il singolo Halloween (tutti su Plan 9), oltre al 12” Beware edito in Inghilterra dalla Cherry Red in concomitanza a un tour della band. A questi va aggiunto un singolo solista di Glenn Danzig, Who Killed Marilyn?, sempre su Plan 9. E tutto questo ben di dio prima dell'uscita di Walk Among Us e quegli altri quattro dischi che rappresentano la discografia dei Misfits della cosiddetta “Danzig-era”. 

Insomma, “Se un musicista riesce a fregarsene della storia dei Misfits, non è degno di fare musica rock”, come dice Sara dei Messa. La capacità dell'autore salentino è, in un tomo che a ogni piè sospinto rischia di sfociare nel pippone (da Boris: discorso lungo, devastante e bolso di particolari), è quella, tra un lavoro e l’altro, di inquadrare i Misfits nel contesto socio-culturale di quegli anni, nel quale da un lato non hanno mancato di mettere scompiglio nella società perbenista americana (ma non solo) con i loro impressionanti spettacoli e dall'altro non smettere mai di essere influenzati da quell'altra parte della civiltà popolata da freak e outsider, spooky kids e amanti dei b-movie, legata a doppio filo con il non conforme e il politicamente scorretto; potrete quindi scoprire quale disco è stato registrato in una casa infestata o quale testo è una formula rituale o in che modo e con quali spunti i Misfits auto-producevano i loro flyer e locandine.

Misfits
Misfits

 

E poi ovviamente c'è tutta la musica: brani veloci dal groove inconfondibile, tesi e agghiaccianti, sul quale svetta la voce di Mr. Danzig, un po' Jim Morrison un po' dead Elvis, che contribuì in maniera determinante a creare una discografia originale, infarcita di atmosfere che solo superficialmente possiamo definire “horror” , quasi a volere tracciare una netta linea di demarcazione fra il vecchio repertorio “punk” e lo stesso contesto dopo-i-Misfits, più cupo ma sempre vicino alle sonorità hardcore e al tipico atteggiamento anti-establishment. Enri dei Menagramo mi racconta: “Per quanto mi riguarda, ho scoperto i Misfits con Legacy of Brutality! Where Eagles Dare che è tra i miei pezzi preferiti di sempre: qualsiasi band la coverizzi dal vivo avrà una scaletta migliore di qualsiasi altra band decida di non farlo”.

Emilio dei Tenebra aggiunge incisivo: "I Misfits sono un dono del signore, una fede: o ce l'hai o non ce l'hai. Inutile tentare di farseli piacere. Perché i Misfits hanno pagato i loro eghi ipertrofici e il loro rifiuto di tentare di intellettualizzarsi minimamente, rimanendo dei birri senza senso. Detto questo, pochi gruppi del giro punk avevano la loro stessa capacità di scrivere costantemente hit, con delle melodie ficcantissime anche in contesti puramente hardcore e velocissimi come in We Bite. Erano una band rudimentale ma avevano un gran cantante e delle grandissime canzoni”.

Emilio dei Tenebra
Emilio dei Tenebra

Beware! è uno strumento quindi prezioso per addentrarsi nel mito dei Misfis oltre il mito commerciale dei Misfits, per come è nato veramente, quando era ancora scevro di un merchandise che negli anni si è fatto sempre più asfissiante di chincaglierie e imbarazzante (“Io i Misfits c’è li ho tatuati letteralmente sul braccio - annuisce infatti Olly degli Shandon - ma sono consapevole di un loro declino, anche per via di una data che abbiamo condiviso in centro Italia e dalla quale non ero uscito per nulla felice”). E magari, leggendolo, scoprirete che oltre gli zombie, i costumi da Halloween, le ragazze terrorizzate e tutte le altre diavolerie inquietanti che popolavano il loro mondo, i Misfits di Danzig furono, al pari di Alice Cooper nella decade precedente, una delle idee musicali più geniali e riuscite di sempre, progettata per segnare in modo indelebile il corso della musica.

Da quella dei The Manges, dei quali Andrea ammette: “Ho una maglia di Walk Among Us che si vede anche in alcune foto, ma il logo Manges Fiend Club delle nostre magliette è un palese anche omaggio al Misfits Fiend Club con il celebre teschio del film The Crimson Ghost al quale abbiamo sostituito Herman Munster dei Munsters” a quella dei più insospettabili, come Sir Bob Cornelius Rifo dei Bloody Beetroots, il quale luminoso svela: “Sono sempre stato influenzato dalla musica punk e dai fumetti, preparando i primi presskit dei Beetroots, volevo scrivere qualcosa come Think about mixing Refused and The Misfits oppure Imagine the love child of The Misfits and Daft Punk... non so se mi spiego!”.

L t shirt dei Manges
L t shirt dei Manges

Ma c'è persino chi, come il caro Alessandro Baronciani ipotizza qualcosa di ancora più grosso, dice: “Ho scoperto i Misfits perché erano le ragazze cattive di Jem e le Holograms nel cartone uscito nel 1988! Secondo me l'hanno fatto apposta per fare scoprire il punk agli adolescenti!”. Ovviamente si scherza, forse.

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L'articolo In Italia i Misfits sono ancora una religione di giorgiomoltisanti è apparso su Rockit.it il 2024-05-15 11:43:00

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