Italia ? [titolo da definire] - Carpi Live report, 01/10/2011

06/10/2011 di

Il teatro di Carpi festeggia i centocinquant'anni della sua inaugurazione e per l'occasione si sono posti questa domanda: come le canzoni creano l'identità nazionale? A risposta sono stati chiamati alcuni dei nomi più rappresentativi della musica nostra, di oggi: dell'immediato presente e di qualche anno prima. E così va in scena "Italia ? [titolo da definire]", una serata dove ognuno presentava pezzi inediti e cover. Teo Remitti racconta. Le foto sono di Matteo Serri, il video di Luca Lumaca.



La serata ha un nome evocativo, 'Italia ? [titolo da definire]', le banane warholiane in tricolore sul manifesto e una adeguata cornice, il ricco e raccolto teatro di Carpi che festeggia, a sua volta, centocinquanta anni dell'inaugurazione.

Il cast è un capolavoro, se si guarda l'anagrafe. In lista ci sono Mariposa, Benvegnù, Le luci della centrale elettrica, Nada. E Nada, Paolo Benvegnù, Alessandro Fiori e Vasco Brondi sono nati intorno alla metà di quattro decenni consecutivi, quasi esattamente a dieci anni l'uno dall'altro. Se l'obiettivo dichiarato è esplorare "come le canzoni creano l'identità nazionale. Uno spettacolo per ripercorrere la storia della musica italiana. Brani originali degli artisti, ma anche cover d'autore", sembra che le condizioni ci siano tutte.

In apertura, la mezz'ora elettroacustica dei Mariposa, abbigliati tra il normale, l'elegante trash forse perché-siamo-a-teatro e pance tipo Cinico TV, è un concerto clamoroso, ottimo. Veramente splendido. Con un grosso difetto: "Prete in automobile", cover di Luigi Tenco, è una chicca, un piccolo capolavoro, un giojellino, una perla (o forse nessuna di queste), ma certo non è un pezzo della storia della musica italiana. Non fa parte nemmeno vagamente del 'canzoniere nazionale', per citare un'altra espressione utilizzata nei comunicati stampa. E nel concerto dei Mariposa, a fianco di una vitalità che peserà, per contrasto, sulle esibizioni successive, di legato al tema e alla serata non c'è altro. Sorprendente, soprattutto considerando la sistematica disinvoltura di Alessandro e soci nell'affrontare pezzi altrui – nella loro discografia c'è anche un disco di sole cover, con pezzi di Gaber, Jannacci, eccetera – e la lunga lista risultante, a cui recentemente si è aggiunta anche la rilettura di "Un'estate italiana".

Segue Benvegnù, voce e chitarra, che a qualche pezzo recente - e un po' prolisso, direi - aggiunge la poco originale "Povera patria" di Battiato. In certo senso molto meglio della cover di Tenco, come riconoscibilità e 'peso', questo è sicuro, ma è ancora davvero poco.

Le letture e i testi che riempiono i cambi palco a sipario chiuso non ajutano a trovare il filo rosso della sera. Ovviamente nessuno si aspetta di sentire declamare la Costituzione o di ascoltare i testi di tutti i vincitori del festival di Sanremo, ma sfugge comunque il senso, che si sia d'accordo o meno con il contenuto dei brani proposti, dell'inserimento nella scaletta dell'omaggio a un fotografo - pure se significativo, e presente in sala - e del duro attacco contro Diego Della Valle. Sguardi interrogativi, perplessità diffuse.

(Le Luci della centrale elettrica)

Le luci della centrale elettrica è il solo passaggio ben calibrato nella struttura della serata. Brondi opportunamente si limita ad eseguire un pajo di pezzi suoi, e va davvero ad esplorare l'Italia, portando sul palco i CCCP ("Brucia Baby Burn") e De Andrè ('La domenica delle salme'), in versioni che, sempre prescindendo dal gradimento dei singoli, sono insieme rispettose e personali, come da manuale delle cover ben fatte. L'esibizione patisce un po' la formazione ridotta all'afona chitarra di Vasco accompagnata da rarefatti echi di violino e chitarra elettrica, un po' pretenziosi e a tratti estenuanti, ma il quarto della tracklist complessiva proposto dai tre ragazzi vestiti in nero sembra il solo ad avere colpito nel segno, e lascia il dubbio sul come avrebbe potuto essere la sera se gli altri artisti avessero fatto altrettanto, che, insomma, anche senza eseguire esclusivamente Verdi, Modugno e Vasco Rossi, si poteva evitare forse di scegliere tutti il tema libero.

(Nada)

A chiudere, la regina della line up apre con "Luna in piena".
Della canzone ho già scritto, su queste pagine, e non cambio ideea.
Inoltre, si apprezza la vitalità di Nada, che, dopo Appino, non smette di cercarsi partner artistici sempre più giovani, ma dei due Criminal Jokers io, veramente, non so da dove iniziare a scrivere, se devo evitare gli insulti. E non solo per questioni estetiche, dico. Che fatica.
Ovvio, Nada questa sera è la sola, sul palco, a cui basta cantare se stessa per cantare della 'storia della musica italiana', però anche nel suo caso qualcosa più delle 'autocover' di "Vuoti a perdere" con gli Zen Circus e della sempre bella "Confiteor", che va bene che l'ha scritta Piero Ciampi ma è già di suo 'un pezzo di Nada', si poteva fare.
Non si fa.
Allora, se si arriva ai bilanci, se si contano le cover eseguite e se si esclude la performance de Le luci, sembra che il canzoniere della musica italiana si riduca a un legittimo Battiato, a un episodio più che minore di Tenco, e - se proprio, ragionando a rovescio - ai seminali, indimenticabili, imprescindibili Super B.

Nada chiude proponendo "Raccogliti", e poi ancora ci sono i bis con "La canzone per dormire" e "Ma che freddo fa", che è ottobre e non fa freddo per niente, e si esce comunque quasi tutti contenti, che i quattro artisti erano sufficientemente assortiti e sufficientemente 'idoli' perché ce ne fosse almeno uno utile per rendere davvero felice ognuno dei presenti, che comunque le singole esibizioni sono state interessanti, o ben riuscite, o almeno passabili, e che il teatro era davvero quasi pieno, con un pubblico vario che, evidentemente non composto di soli carpigiani, ha reagito sempre con attenzione e spesso con entusiasmo ai pezzi che arrivano dal palco.
Però, nella piazza, più di una persona, magari venuta al concerto solo perché c'era Nada e il biglietto costava anche poco, si chiede con gli amici, o chiede agli amici bene informati: "Ma per cosa era? Che sera era?". Da quanto visto sul palco, sinceramente, davvero non si capiva, in quello che è stato più un mini-festival, variegato e magari gradevole, in cui quasi tutti hanno allegramente proposto i propri abituali showcase, che lo 'spettacolo-concerto' a tema annunciato dalla locandina e nei comunicati.



Pagine: Mariposa Nada Paolo Benvegnù Le luci della centrale elettrica

Commenti (1)

  • antonio giovanditti 10/10/2011 ore 14:09 @esplanade

    io c'ero.
    è stata una serata indimenticabile.

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