Il live report della prima tappa del Jack On Tour, con The Zen Circus, Il Pan Del Diavolo e His Clancyness Live report, 31/01/2015

Scatti di Il Ramingo - Sebastiano Bongi Tomà / http://www.sbtphotographer.eu/ - Scatti di Il Ramingo - Sebastiano Bongi Tomà / http://www.sbtphotographer.eu/ -
02/02/2015 di

Lo scorso sabato 31 gennaio è partito il #Jackontour dalla sua prima tappa, Livorno. Sul palco i The Zen Circus e Il Pan Del Diavolo, e un intimissimo live di His Clancyness in un tattoo shop. A raccontarci tutto c'era Carlo Pastore. 

 

Domenica 1 – pomeriggio (un inutile prologo autoreferenziale)

È soprattutto di domenica che sento addosso il peso della mia educazione cattolica. Una formazione talmente radicata dentro e attorno me da non poterne fuggire, nemmeno con il più abile e cocciuto esercizio della ragione. Salgo sul treno che mi riporta verso Milano e scelgo il vagone più deserto, per poter pensare meglio a ieri sera, per poi scriverne; tre minuti prima della partenza sento urla di bambini in avvicinamento, che al grido di “Lupi, giù gli zaini” occupano tutti i sedili accanto e mi circondano d'allegria. Sono boy scout come lo fu il toscanissimo Presidente del Consiglio Renzi, cattolico e centrista, che sul quotidiano che ho comprato poco fa viene associato ripetutamente alla parola “capolavoro”, in virtù della balistica strategia che gli ha permesso di fare eleggere a Presidente della Repubblica l'onorevole sicilianissimo Sergio Mattarella, cattolico e centrista anch'egli. Sul mio smartphone le news raccontano della sua prima giornata come Capo dello Stato, di una passeggiata silenziosa dopo la santa messa. La Santa Messa. Mi sento accerchiato. Eppure fino a poche ore fa ero chiuso dentro le mura di uno storico locale ultrarosso di Livorno, città nota fra le altre cose per essere sede dell'ultima tifoseria comunista del calcio moderno, ad ascoltare i profeti italiani del nichilismo laico e del randagismo working class The Zen Circus, assieme ai supereroi del folk blues lisergico e ancestrale palermitano Il Pan Del Diavolo. Diavolo, hai capito? Non Gesù. Il tutto pagato da Jack Daniel's per il #JackOnTour, non certo il Meeting di CL. In mezzo al sudore di ragazzi dai venti ai quaranta, in mezzo ai sorrisi sinceri delle bariste e quelli mentadent delle ******, mi ritrovo nuovamente arrampicato sul mixer di palco con la scusa di fare qualche foto e guardo giù: questo è l'ambiente giusto se in qualche maniera hai qualcosa di sbagliato, vige la legge del contrario; eppure, nonostante ciò, nonostante l'ambiente e i modelli attorno mi parlino d'altro e mi invitino a abbassare il controllo, il senso di colpa continua a dominare e non posso che riflettere sulla condotta morale che rende gli uomini capaci di sottrarre incredibilmente più forti, eppure silenziosamente più malinconici.

 

Venerdi 30 – sera

Esistono tre motivi per cui scrivere: 1) se stessi; 2) il denaro; 3) tu. In qualche maniera questi motivi si intrecciano mentre percorro a piedi i 3 km abbondanti che mi dividono dal Tattoo Shop dove sto andando a vedere His Clancyness. Sulla strada trovo una sala piena di soli uomini aggrappati al televisore ad aspettare i risultati di una corsa dei cavalli; uomini con occhiali da vista da ingegnere che fotografano macchine parcheggiate sulle strisce pedonali, presumo per inviarne il contenuto a solerti vigili; uomini che quando li guardi nasce lo spavento (la citazione è telefonata e fondamentalmente fuori contesto). Ma poi se ti avvicini un po' capisci che è solo paura oppure snobismo. Non puoi ricevere se non dai, se non ti metti nelle condizioni di lasciare spazio anche a ciò che non è esattamente dello stesso colore ormai incrostato che hai dato alle pareti tempo fa. Tempo. Tempo di arrivare di fronte al Bullett Tattoo, essere omaggiato di un doveroso Jack e Coca e stringere molte mani, che da lì a poco applaudiranno His Clancyness. Chi per amore, chi per dovere, chi senza forza e poi con convinzione. La location è intima, siamo in pochi ma se fossimo di più staremmo schiacciati, spot on Bobo Rondelli, eroe locale; alle pareti tende beat sixties si alternano a vetrine che riconsegnano una dimensione dei tatuaggi anni novanta, un po' freakettona. Jon si toglie la giacca e inizia a suonare con senso, motivazione e nervosismo. Dentro le canzoni. Mangiandosi il microfono se serve. Con la chitarra acustica che si trasforma in orchestra, grazie alla semplice – non scontata - azione – studiata – di effetti: una acustica (non di marca) affiancata a pedalini come Organizer, Tremolo o Delay si trasforma in un tappeto di rose e spine per canzoni vecchie e nuove (promette bene “Impulse”) di questo songwriter rock di autonoma e solida bravura. Pizzeria lurida, poi amaro in un bar frequentato da gente dell'est Europa. Attraversiamo la piazza che ci divide dall'Indy Vintage Shop dove si esibiranno gli Zen Circus da lì a poco. "Qui una volta", mi dicono, "c'era il mercatino, era enorme e tutto pieno; c'erano, più che stand, negozi veri e propri" – "Non mi piace dove li hanno spostati ora al porto", aggiunge lei. Lei è la donna di Ufo, il bassista degli Zen, che di fianco a me sembra non soffrire d'invecchiamento, fisico o mentale. "A me piace la provincia", mi dice. È un punto chiave di tutta questa storia.

Il loro concerto busker è il primo della due giorni, più per le telecamere che per il manipolo di fans al solito f-amichevoli presenti. Una decina di canzoni suonate in mezzo alle giacche di jeans e ai camperos, molta convivialità, e poi birrette per strada sotto casa dell'Appino, il songwriter degli Zen, che non dista molto da lì. Domani eleggono il Presidente della Repubblica, forse, ed è il gran giorno del #JackOnTour, al The Cage, con il live vero e proprio dei pisani assieme ai Pan Del Diavolo. Ma intanto godiamoci oggi. Godiamoci le chiacchiere stupefatte, l'aria frizzante del mare, le girl band newyorkesi senza vetusti doveri di eterosessualità, le ragazze italiane carine che ascoltano ragazzi italiani brutti, il nero che assomiglia al marocchino, i contratti finti, il cocktail nel bicchiere del caffè e l'armonica stonata. Per cosa si scrive, ti chiedevi? Per cos'altro, se no.

Sabato 31 – sera

Giro per il quartiere Venezia, attorno alla Fortezza, con gli occhi sgranati del turista e le mani gelide dell'inverno. È bello qui. Mi fermo in un negozio di bamboline per bimbe d'altri tempi, catturato dall'eleganza di quelle statuine e dal pensarti, e dal pensarti felice del pensiero. All'interno una ragazzina chiacchiera dolcemente con la nonna; saranno donne buone quelle che parlano così alle loro vecchie. Eppure subito un tarlo mi corrode e mi piace che lo faccia. Mi porta elettrizzato verso La Leccia, quartiere poco fuori città a sud, dove si trova lo storico The Cage Theatre. Ci arrivo con un bus, ancora una volta accompagnato da ragazze liceali che tornano verso casa dopo le vasche del pomeriggio, pochi metri a piedi e sono dentro questa struttura fantastica, come fosse un teatro appunto, con illustrazioni di Che Guevara e altri simboli di lotta alle pareti (chissà se ci metteranno presto anche Tsipras), un ottimo palco, e un grosso spazio all'esterno che è toccasana in giorni più caldi. Finito il check del Pan Del Diavolo ci sediamo attorno ai tavoli disposti nel centro alto della sala, portano lasagne e carne e patate, qualche goccio di vino rosso. Oltre alla troupe di Zodiak, che documenterà tutto questo in uno speciale #JackOnTour che andrà in onda su Dmax, è arrivato anche Nikki di Tropical Pizza, che condurrà la serata. Eroe vero, Nikki, peccato la fede granata...

Il locale si riempie e noi prendiamo freddo, senza però patirne particolarmente la morsa. Alle 22 c'è già molta gente, quando mezz'ora dopo iniziano i Pan Del Diavolo è già pieno. Set all'osso per i due, chitarre acustiche ed elettriche e gran cassa; il dichiarato amore per questa città ("la città che per prima abbiamo pensato giusta per noi quando volevamo trasferirci da Palermo", dice Ale dal palco) che rafforza questo bizzarro asse toscano-siculo che ha portato intanto ad eleggere Mattarella come presidente della Repubblica, proprio oggi. Non c'è niente di politico nel Pan Del Diavolo, non ad un livello superficiale, tantomeno negli Zen che anzi hanno fatto della catarsi intelligente, dell'individualismo socievole e della respinta a pelle della società dell'informazione il loro marchio di fabbrica. E allora perchè continuo a farci riferimenti? Perché appesi alle pareti qui ci sono ancora le locandine dei concerti dei 99 Posse e della Bandabardò; e non è materiale d'epoca. Esiste un substrato poco raccontato dai media, ignorato dai fighetti delle multinazionali del culturismo culturale che imperano oggi, impervio come quei paesini arroccati sulle montagne che vedi dall'autostrada: abitudini, suoni, convenzioni e tradizioni radicatissime. È la provincia, giusto Ufo?

Gli Zen Circus suonano di fronte ad un locale murato; ce ne sono altrettanti fuori che vorrebbero entrare ma non possono, sold out. L'ultimo concerto del busking tour è un concerto tutt'altro che busking: degli Zen folk-punk-rockers c'è solo “Mexican Requiem” del 1997; “Figlio di Puttana” è risuonata alla Ramones, batteria in sedicesimi e chitarra in dowstroke; pogo a gomiti alti e singalong; “Andate Tutti Affanculo” è il vero capolavoro universale del circo. Una festa da profeti in patria prima de “Il Nulla”, il singolo che metterà in pausa gli Zen per un po', prima di poter ascoltare i nuovi dischi solisti di Appino (influenze afrobeat, reggae e Sandinista anyone?) e La Notte Dei Lunghi Coltelli di Karim.

Finito il live scendo nel backstage per fuggire dai tarli e dalle ipocondrie più che per poserare. Non mi è mai interessato diventare amico dei musicisti, piuttosto ogni tanto c'ho provato a diventarlo, un musicista. Eppure, se faccio i conti, conosco gli Zen da più di dieci anni, li ho visti crescere come band mentre loro vedevano crescere me come uomo; condividiamo aneddoti come fossimo compagni di scuola, che poi credo sia lo stesso motivo per cui migliaia di ragazzi là fuori vogliono bene a questi tre debosciati: è come se fossero i loro compagni brillanti e svitati di banco. Là sotto, in mezzo alla puzza di posacenere, Stefanini vi manda cartoline da #‎JackOnTour: “nel backstage sono tutti felici, ma invece di parlare di sesso, droga e rockenroll escono discorsi sul calcetto, sulle escursioni montane, sulla Toscana in generale e su un tale Franco Carota, piuttosto manesco quando si trattava di ragionare.” E' la provincia in questo paese catto-comunista a forma di scarpa, d'altronde.

 

Tag: concerti

Pagine: The Zen Circus il Pan del Diavolo His Clancyness

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati