Bogartz - Jeans Cafè - Torbole Casaglia (BS) Live report, 20/02/2004

26/02/2004 di Federica Gozio



Il contesto è alquanto caratteristico: un locale alla periferia della città, tappezzato con colorite bandiere, al cui centro sorge un autentico ring da box (con tanto di corde elastiche) che funge da palco per gli artisti. La serata non sembra iniziare nel verso giusto e dopo pochi minuti - forse meno - salta l’ampli della chitarra. Questo non ferma il gruppo, che prosegue quasi impassibile - almeno in apparenza - mentre il chitarrista, comprensibilmente furioso, cerca in ogni modo di riparare l’infausto attrezzo. La canzone viene terminata in versione trio, risultando per altro di piacevole ascolto; si teme quindi il peggio, ma, per destrezza o ‘miracolo’, il guastafeste viene rianimato e finalmente, dopo una brevissima pausa, lo spettacolo può continuare con l’assetto al completo.

Estremamente rassicurante ed esemplare il modo in cui è stato amministrato il disagio, a dimostrazione della notevole attitudine del gruppo nella gestione del palco di cui possiedono un risoluto dominio, quasi suonassero da sempre.

Si susseguono quindi, lasciati anche all’improvvisazione, pezzi estratti da “Honeymoons in the desert” ( album di cui ormai ben poco resta da dire se non confermarne il valore) e pezzi nuovi - tra cui un’entusiasmante “White elephant” - ed a sorpresa una canzone in italiano (“In questo piccolo mondo”, basata principalmente su un’esecuzione strumentale molto intensa, in cui si inserisce un dolente ritornello che lamenta un rassegnato malessere). A circa metà concerto un altro inconveniente tecnico - inutile da dettagliare - costringe lo staff a confinare la batteria dietro uno schermo di plexiglass, privandoci parzialmente dall’assistere ad un’ottima prestazione, ma nemmeno l’ulteriore contrattempo demoralizza i Nostri che proseguono senza perdere l’energia e l’impatto.

Non che sia d’obbligo farlo, ma molto arduo mi risulterebbe trovare dei limiti, ed il massimo dei voti - soprattutto alla luce delle difficili condizioni sul palco - vanno alla tecnica, alla coesione tra gli strumenti, alla qualità dei pezzi nonché alla presenza scenica, senz’altro da prendere come esempio. Il pubblico accoglie con entusiasmo ogni singola canzone e alle mie orecchie non giunge alcun commento di noia, nessuno che auspichi la fine del concerto.

D’altronde ho già avuto il piacere di apprezzare dal vivo la band, ma dopo l’esibizione di venerdì i Bogartz non hanno fatto altro che consolidare l’ottima impressione avuta sin dall’inizio - anzi se possibile è stata incrementata, in considerazione del fatto che ritengo anche i nuovi pezzi degni di nota. Fatto che lascia presagire un’evoluzione ulteriore dopo “Honeymoons in the desert”, di certo da non considerarsi il loro punto di arrivo. Perché un gruppo così dotato, capace di sfoderare non solo ottimi pezzi in studio ma anche di riprodurli dal vivo senza che perdano in qualità, non riuscisse ad ottenere il successo che merita anche oltre la nicchia, allora tanto vale rassegnarsi: a quel punto anche la matematica potrebbe essere un’opinione!



Tra i molti gruppi che conosco, ve ne sono alcuni che non solo apprezzo ma verso cui provo gratitudine - sì, gratitudine - per le emozioni che riescono a trasmettere attraverso la propria musica.

Uno di questi corrisponde al nome di Bogartz, ovvero Andrea, Lorenzo, Matteo e Stefano, che venerdì sera, a Brescia, hanno dato prova di cosa voglia dire suonare musica rock.

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