La Svolta, Rozzano (MI) Live report, 21/09/2013

Foto di Starfooker - Foto di Starfooker -
20/09/2013 di Chiara Longo e Marcello Farno

Un festival totalmente DIY fatto dalle band con le band. Sul palco le nuove leve italiane e inglesi della scena hardcore e non solo. Sotto il palco, il pubblico di giovanissimi si mescola ai musicisti della old school accorsi a passare il testimone. Chiara Longo e Marcello Farno ci raccontano La Svolta I.

Arrivare a Rozzano è un'impresa, ma sul serio. Tagli Milano in diagonale per trovarti dentro quella che da fuori sembra l'autorimessa di zio Nando e invece è un'ARCI. C'è bisogno di tanto cuore per riuscire a tirar su in un posto come questo una serata (tu chiamalo se vuoi festivàl) in maniera totalmente DIY. La Svolta I, ma avrebbe potuto essere La Scena II, passaggio di consegne tra chi c'era già quindici anni fa e chi ancora ai tempi si faceva di Solletico. Oggi il sabato pomeriggio lo passano a sbucciarsi le ginocchia sopra un palco, mentre gli altri, quelli grandi, stanno sotto a menare pugni in aria. Tanti ragazzi, le distro, i banchetti delle label. Il posto non è accogliente, eppure è il posto giusto, uno stanzone rosso coi tendaggi neri e le sbarre alle finestre, tipo: tutto qui e dentro e nostro, l'arredamento non serve.

I concerti. Ci perdiamo i What Contemporary Means, che suonano oltraggiosamente presto per il timing che ci siamo imposti. Perdoneranno. I Do Nascimiento il tempo di due pezzi e sfondano il rullante e la chitarra. Fate voi. Il difficile è passare dalle urla e il singalong agli occhi a terra dei tristoni L'Amo, scuri e sentimental-nazisti come la migliore delle storie perse. I Nient'altro che macerie sono a casa, La Svolta è creatura loro, la fatica e l'orgoglio glieli leggi sulla faccia. Sono a proprio agio, tengono botta, suonano con un'intesa e una carica nuova. Sono migliorati e qualcuno canta anche i loro pezzi, che è una roba che ti fomenta sempre.
Adults, The Elderly And Children, inglesi, sembrano al soggiorno Erasmus, giovinotti, adolescenti e colorati, i cappellini all'incontrario e quell'entusiasmo nella voce quando dicono che è la loro prima volta in Italia. Ti viene di fargli ciao con la mano ad ogni accordo.

(Do Nascimento, L'Amo)


Poi, da che parte state sarebbe la prima cosa da chiedere a Il Buio, che se un pregio ce l'hanno è quello di esser messi in mezzo a spezzare la scaletta coi chitarroni e la ritmica finalmente pesa. Peccato che non basta a capire (ancora) di che pasta siano fatti, i pezzi passano senza colpo ferire. There's a limit to hardcore.
I Delta Sleep leggeri, sentimentali e accorati, sono un incanto. Con quelle facce lì e un batterista che sembra Spud di Trainspotting (con la t-shirt di Breaking Bad) non gli daresti un euro. Invece mandano a casa urlatori e pestoni, spiegano che l'emo si può fare con raffinatezza e grazia. Dal canto suo Alessio dei L'Amo ci dice che per lui i Minnie's hanno avuto lo stesso peso dei Nirvana, lo pigliamo un po' per matto, ma diciott'anni di carriera chi glieli toglie a questi qui? E poi le canzoni hanno sempre quella carica che è la stessa sia che l'ascolti a 15, 20 o 35 anni. I Crash Of Rhinos fanno gli headliner. La sala è stracolma, già lo sai, i pezzi arrivano dritti e stringono lo stomaco, e sai pure quello. Abbiamo visto i ragazzini volare e qualcuno che pure si abbracciava. Abbiamo visto l'urgenza fisica.

(Nient'altro che macerie, Minnie's)

A onor del vero, ascoltare per cinque ore di fila tutte queste band, al chiuso, dopo un po' diventa faticoso. Faticoso anche per chi organizza, deve affrontare i normali problemi tecnici, far suonare bene tutti. Cose da limare ce ne sarebbero, ma non è questo il nodo centrale. È stato bello stare per cinque ore in un micromondo cooperativo, ripreso da ragazzi giovanissimi che caricano di energia nuova una scena (?) in continuo divenire. Non capita tutti i giorni, soprattutto con tutto questo calore e queste devastanti dosi di intimità a volumi altissimi. E poi il seguito è vero e appassionato, che è la cosa che oggi, viene da pensare, sia quella che alla lunga manca ad altri movimenti. Magari tra dieci anni staremo qui a parlare di nuove svolte e altri cicli che continuano ad aprirsi. Ecco, sarà lì che ne capiremo la reale portata. Per il momento tanta spinta e tanti applausi. Bravi.

Tag: live hardcore punk

Pagine: Minnie's Il Buio Do Nascimiento Nient'altro Che Macerie What Contemporary Means

Commenti (1)

  • Giacomo Nicolella Maschietti 24/09/2013 ore 15:05 @giacomomaschietti

    mi spiace ma è una recensione del cazzo. "È stato bello stare per cinque ore in un micromondo cooperativo, ripreso da ragazzi giovanissimi che caricano di energia nuova una scena". Marcantonio, che l'ha organizzato con i macerie, ha 31 anni. Fa un booking serissimo da anni, porta gruppi inglesi pazzeschi a suonare a Milano o vice versa a Londra, e ci perde quasi sempre i soldi. Lo fa con passione e solo per passione. Forse a voi è sembrato angusto il tutto. Io sono stato orgoglioso di esserci, con i lacrimoni per la qualità e le emozioni che ho provato. Emozioni che, francamente, al MiAmi non provo neppure per metà. Ah, chiamatelo pure festival, non abbiate paura.

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati